La tua vita in un libro: la quinta prova di Giusy

04 12 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la quinta prova: scrivere un dialogo. Ecco la prova di Giusy

QUINTA PROVA: IL DIALOGO

«Ma tu guarda che occhi gonfi». Il piccolo specchio, appeso nello scomparto del treno, mi restituisce un’immagine stanca e un volto scarlatto. «Ho il rimmel tutto colato». Tiro su col naso, respirando al contempo l’odore di polvere e tessuto dei sedili.

«Lo sai che quando piangi diventi tutta rossa».

«Sì lo so mamma, adesso mi dirai “te l’avevo detto”». Alzo gli occhi al cielo, indispettita.

«E invece no, non sarò io a dirtelo!». Il tono della voce mi fa sussultare. «Devi essere tu a reagire. Sono anni che non fai altro che preoccuparti. Di te, di chi ti sta intorno, di chi nemmeno conosci».

«Ma mamma…»

«Shh!». Un attimo di distrazione e la mia trousse rotola a terra. «Smettila di stare sempre male e goditi la vita».

«Cosa ne sai tu di cosa vuol dire godersi la vita?» Mi pento subito di averlo detto, mordendomi le labbra. «Ti sei mai divertita davvero tu?» riprendo a piangere. «Tu e papà non facevate che litigare, pomeriggi della domenica passati a musi lunghi e un tira e molla di dispetti silenziosi».

I suoi denti sono serrati in una morsa. La sua figura esile si riflette nel vetro del finestrino, mischiata al verde dei campi che sfrecciano veloci. «Non è stato facile per me, sai. Eppure sono andata avanti. Perché la vita ti chiede questo, figlia mia. Coraggio. È spietata e crudele, ma se ti concentri su ciò che hai di bello ce la farai».

Mia figlia. Il pensiero di lei mi raggiunge in un attimo. «Sara», sussurro.

Mia madre si alza, stringendomi il braccio. «Esatto. Sarà lei a riportarti alla vita. Come tu hai fatto con me».

ll commento dell'editor

La dinamica del rapporto tra madre e figlia, entrambe adulte, è perfettamente ricostruita: dai repentini passaggi materni da questioni concrete (come il rimmel che cola a causa del pianto) a riflessioni molto più ampie su atteggiamenti e attitudini (la tendenza a preoccuparsi per tutti tranne che per sé), alle risposte filiali aggressive a frasi apodittiche e definitive (come “Smettila di stare sempre male e goditi la vita”), alla riconciliazione finale nel giro di poche righe con un semplice tocco, simbolo di reciproca comprensione.

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