La tua vita in un libro: la sesta prova di Monica

  • 11 12 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la sesta prova: scrivere l'incipit del loro memoir. Ecco la prova di Monica

SESTA PROVA: L’INCIPIT

15 luglio 2017

Spengo il telefono. Ogni volta che squilla la mia mente scivola indietro nel tempo e mi  rendo conto che tutto il dolore è ancora lì, presente. Si è insinuato in ogni fibra del mio essere come sabbia in un giorno di garbino, lo sento che scricchiola tra i denti, lo sento bruciare nei polmoni quando respiro, sento il fastidio che provoca quando tento di sbattere le palpebre e non riesco a liberarmene. E il tunnel di dolore e tristezza mi cattura in un vortice sempre più veloce e pesante, tanto da non  vederne la fine. Devo farci i conti per forza, non posso sottrarmi e so che devo trovare dentro di me il coraggio per arrivare alla fine di questa giornata.

Nove anni fa una telefonata mi ha aperto un baratro davanti. Nella testa la canzone, Relax di Mika, che passava alla radio in quel momento, e le parole – “rilassati, prendila come viene perchè non c'è niente che possiamo fare” – ora sembrano una profezia. Ancora oggi mi rendo conto che non c'è un solo momento di quella interminabile giornata che non ricordi. Così come i mesi successivi, quando agivo e parlavo come un automa e  tutto era  amplificato: gioia, dolore, lacrime, aspettative.

Ho vissuto un paradosso spazio-tempo dove una frazione di secondo si è dilatata ed è diventata lunga nove interminabili mesi. Nove mesi che hanno generato una morte al rallentatore.

Una morte vissuta a fotogrammi.

Per tutto il tempo ho trattenuto il respiro in attesa dell’inevitabile.

Come ci si sente a vivere così? Sospesi nel vuoto.

Il commento dell'editor

Monica crea una sorta di cortocircuito della memoria: il 15 luglio del 2017 (data che il lettore può presumere sia quella il cui l’autrice comincia a scrivere) il trillo del telefono la riporta allo stesso giorno di nove anni prima, giorno in cui la sua vita è stata stravolta da un evento tragico – i cui confini si intuiscono solamente.

Molto efficaci e originali, nel primo paragrafo, la descrizione dei sintomi fisici del dolore (che si insinua come sabbia, scricchiola, brucia e dà fastidio quando si cerca di sbattere le palpebre), e in conclusione l’immagine della morte a fotogrammi, che rende perfettamente l’idea di ciò che la protagonista ha vissuto, senza svelarne i dettagli, creando una certa suspense.

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