La tua vita in un libro: la terza prova di Erika

20 11 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la terza prova: dare corpo alla propria voce. Ecco la prova di Erika

TERZA PROVA: INDIVIDUARE LA PROPRIA VOCE

Eccomi qui con trent’anni di vita compressi in qualche sacchetto. Mi avevano detto che potevo fare tutto, raggiungere ciò che volevo. E il bello era che ci avevo creduto. Invece mi ritrovavo a camminare su un cavalcavia rovente con destinazione finale la mia nuova casa. Non sarebbe stato così male, a parte i quaranta gradi e l’odore nauseabondo dell’asfalto, se quella non fosse stata semplicemente una fuga.

Le macchine mi sfrecciavano accanto veloci mentre io mi trascinavo lentamente con i miei libri vecchi, qualche vestito, l’orsetto di peluche dal quale non mi ero mai separata. Se fossi riuscita ad analizzarmi e a guardarmi dal di fuori, quel bagaglio diceva parecchio di me e della mia eterna necessità di fantasticare. Mi struggevo nel ricordo di qualcosa che non c’era mai stato, ma che mi aspettavo: un marito, dei figli, un lavoro di successo. Anche il sogno era svanito nel nulla, insieme all’anello di fidanzamento che per un po’ mi ero tenuta al dito prima di scoprire che il mio ex aveva un’altra, e già da parecchio tempo. Dopo essermi tolta quella benda dagli occhi, mi presentavo a Beppe con le gocce di sudore che mi cadevano sul viso e con il mio vestito preferito di sempre. E di nuovo mi vedevo come in un film, come in un cliché della trentenne delusa dalla vita che va a vivere con l’amico gay. Era una fuga dal mio fallimento, ma aveva i contorni del divertimento, dell’ironia, delle luci e della danza. Cercavo complicità e conflitti da sedare. Arrivai da lui ubriaca di caldo e con una poesia d’amore nella testa che mi tormentava da giorni.

Il commento della editor Nina

Ottima idea quella degli oggetti come testimoni della nostra vita passata, delle esperienze che abbiamo vissuto e, dunque, anche di chi siamo.

Funziona La scelta di punteggiare il racconto di riferimenti a oggetti presenti e passati (i libri vecchi, l’orsetto di peluche, l’anello di fidanzamento e il vestito preferito).

Non funziona L’accenno finale al divertimento, che non ha appoggio nel testo antecedente e dunque giunge un po’ inaspettato. Il lettore vede una donna in fuga da un fallimento che si sta rifugiando da un amico e non capisce con chiarezza perché la situazione abbia invece i contorni dell’ironia, della luce e della danza.

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