La tua vita in un libro: la terza prova di Monica

20 11 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la terza prova: dare corpo alla propria voce. Ecco la prova di Monica

TERZA PROVA: INDIVIDUARE LA PROPRIA VOCE

Ho un flûte di prosecco in mano e sto assaggiando un pezzetto di parmigiano quando vedo la mia collega Patrizia che si avvicina «ciao Monica, come stai? Come va il lavoro?» Cerco di inghiottire velocemente per rispondere, intanto penso a quante poche donne ci siano in questo settore e qui in Fiera a Bologna è ancora più evidente. Sorrido perché quando mi chiedono cosa faccio nella vita immagino l’effetto che farà la risposta, molti hanno paure e pregiudizi e una rappresentante di materiali sanitari per imprese funebri e servizi cimiteriali desta il più delle volte risolini sardonici che nascondono la paura. Immaginare una donna lavorare in un settore dove si ha a che fare tutti i giorni con la morte non è facile, se poi questa è ancora giovane, ho quarantadue anni, e capace di sorridere e scherzare su questo argomento crea imbarazzo. Anche il fatto di non vestirmi con il classico tailleur ma fuori dagli schemi, con pantaloni aderenti, giacche in pelle e mai in nero perché sarebbe troppo scontato, crea ancora più sconcerto.

Come mi sono trovata a fare questo lavoro? Rispecchia probabilmente un lato di me che ho fin da piccola e che mi porta a credere che la morte sia una cosa naturale. A volte mi sento di sfiorarla ai margini, accarezzarla dolcemente, come fosse un modo per esorcizzare le mie paure facendo affiorare quella mia vena di umorismo macabro che ho difficoltà a tenere a bada specialmente quando vedo le persone con cui parlo fare gesti scaramantici. E sorrido di nuovo.

Il commento della editor Nina

La sorpresa che le persone di solito mostrano di fronte alla risposta della protagonista a una delle domande considerate più banali, cioè “Che lavoro fai?”, diventa lo spunto per parlare di sé e dare al lettore i primi punti di riferimento.

Funziona La chiarezza espositiva, la scelta di marcare la propria originalità e il proprio desiderio di rompere le regole attraverso dettagli concreti come quelli sull’abbigliamento.

Non funziona La punteggiatura: qualche pausa in più (per esempio nella penultima frase) e la scelta di segni di interpunzione alternativi alle virgole (come le parentesi o le lineette, che suggerirei per sottolineare l’inciso “ho quarantadue anni”) darebbero maggiore respiro al lettore e, dunque, renderebbero la lettura più piacevole.

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