Matt Damon

«Chi porterei con me su Marte? Mia moglie, naturalmente. La terrei stretta fino allo sbarco e le direi di godersi l’avventura». Matt Damon, 45 anni, sorride carico di verve alla Roy Thomson Hall di Toronto, dove presenta Sopravvissuto - The Martian (dal 1° ottobre al cinema). Ha una giacca scura, una camicia nera e lo sguardo di chi è felice. Merito di Luciana Barroso, sposata nel 2005, e delle loro 3 figlie: Isabella, 9 anni, Gia Zavala, 7, e Stella Zavala, 5. «Luciana è la mia anima gemella, non stiamo mai lontani per più di 2 settimane: è la nostra regola» svela l’attore.

Nel film del regista Ridley Scott, invece, Matt è tutto solo sul Pianeta rosso. Basata sul bestseller di Andy Weir, la pellicola racconta la storia dell’astronauta Mark Watney (interpretato da Damon), dato per morto dopo una tempesta stellare e abbandonato dal resto dell’equipaggio. Lui, però, è vivo. E deve trovare un modo per comunicare alla Terra che ce l’ha fatta, pur avendo a disposizione poche provviste e una riserva limitata di ossigeno.

Matt Damon: andrei su Marte per avere un bagno tutto per me

«Con una moglie e 3 bimbe, trovare la doccia libera è un miracolo» scherza l’attore, che interpreta un astronauta in Sopravvissuto - The Martian. «In realtà» rivela «non sto mai lontano per lavoro più di 2 settimane»

Temi mai di restare solo? «No, non ho paura di rimanere con me stesso: quando hai una vita superorganizzata, ogni tanto devi prenderti dei rischi. Sul set ho recitato quasi sempre senza altri attori attorno, con una tuta spaziale pesantissima».

In che modo riuscivi a muoverti come un astronauta? «Così: lento, lento (mima il movimento, ndr). È una danza. Ondeggi, oscilli, dondoli, ma in realtà non ti schiodi da un punto fisso».

Immagini lo spazio come un luogo romantico o pericoloso? «La sensazione, per tutti coloro che hanno preso parte al film, è quella di essere tornati bambini: chiusi in camera a immaginare un’avventura in un pianeta inesplorato».

Eri già stato un superstite, nel ruolo di un militare della seconda guerra mondiale, nel film di Steven Spielberg Salvate il soldato Ryan. «Vero. Ripensandoci, la mia carriera d’attore, spesso intrecciata a quella del mio amico Ben (Affleck, ndr), è un misto di pellicole indipendenti come Promise Land di Gus Van Sant e blockbuster come Ocean’s Eleven assieme a George Clooney e Brad Pitt. Per un uomo della mia età, il mestiere dell’attore diventa sempre più complicato, non solo per i ruoli da interpretare, i cliché, i dialoghi, ma per le storie che vengono offerte. Forse da giovane trovavo tutto più appassionante e sperimentale. Oggi ogni cosa mi sembra meno coraggiosa di un tempo».

Come mai hai scelto un copione su Marte? «Tornado di vento, tonnellate di sabbia rossa: mi incuriosivano le sfide che avrebbe dovuto affrontare il mio personaggio. Mi hanno dato la giusta energia nella recitazione. Ma in fondo per me questo è un film romantico».

Perché? «Sopravvissuto - The Martian non è una metafora della solitudine, ma una lettera d’amore all’umanità: la stessa che scriverei io, se mi trovassi sperduto in un’altra dimensione. Farei di tutto per cercare soluzioni, esplorare, imparare. Interpreto un ingegnere della Nasa, un uomo che usa il suo talento per sopravvivere. Un ottimista, come me».

Il tuo personaggio ti somiglia in un altro aspetto: si impegna per il futuro della Terra. «Il mio compito, come persona famosa, è lanciare un piccolo messaggio. Non pensiamo mai abbastanza al benessere del Pianeta, alle risorse, all’acqua potabile, al riscaldamento globale, ai rifiuti. Finché avremo il lavandino della cucina a portata di mano, tutto ci apparirà dovuto».

Ma tu ci andresti davvero nello spazio? «No. Resterei qui tranquillo a godermi lo spettacolo di un vero astronauta lassù. Ci sarebbe solo un vantaggio a farsi mandare in missione su una base spaziale».

Quale? «Avrei tempo per me, soprattutto in bagno. Con le mie 4 “ragazze”, è il posto più occupato di tutta la casa. Non ti dico i salti mortali per fare una doccia con calma! » (ride).

Eppure c’è chi sogna di diventare un turista spaziale. «Io in orbita non resisterei neanche 5 minuti. Sento cose bizzarre su gente che cerca biglietti per Marte o vuole farsi finanziare un viaggio col crowdfunding. Forse un giorno gli esseri umani avranno bisogno di trovare una nuova “casa” nello spazio. Per ora, mi sento come il mio personaggio: un Robinson Crusoe del 21esimo secolo che lotta per il Pianeta che ama. E per la sua famiglia».

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