I segreti di Michael Phelps, l’uomo dei record

Con le sue vittorie alle Olimpiadi di Rio, il nuotatore americano ha polverizzato ogni record. E pensare che la sua prima volta in una piscina...

Lo hanno soprannominato "lo squalo", "il cannibale", "il pescecane". Ma ai Giochi di Rio abbiamo scoperto un altro Michael Phelps: il papà innamorato che appena esce dall'acqua dopo aver vinto la sua ennesima medaglia corre ad abbracciare il figlio Broomer.

Dopo Rio si sposerà

Il supercampione americano di nuoto è divenntato papà a maggio e dopo le le Olimpiadi sposerà la compagna Nicole, ex reginetta di bellezza. Intanto, si gode le innumerevoli medaglie vinte. A 31 anni Michael è un'autentica leggenda, l'uomo che ha polverizzato ogni record possibile. Pefino quello del corridore Leonida da Rodi che resisteva dai tempi delle Olimpiadi dell'antica Grecia. Leonida vinse 12 medaglie d'oro e in 2168 anni nessuno ne ha conquistate di più. Fino a  Phelps. Di ori ne ha vinti ben 13 nelle gare individuali (e arriva 23 se si contano anche quelli vinti con le staffette). E' inoltre l'atleta che ha vinto più medaglie d'oro in una sola edizione dei Giochi (8 a Pechino 2008), l'unico ad aggiudicarsi un oro 12 anni dopo il primo. E il solo nuotatore a vincere nella stessa disciplina (i 200 misti) per 4 volte consecutive. 


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Ad un torneo di golf per beneficienza 

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E dire che nuotare non gli piaceva

Michael è cresciuto senza il papà, che se andò di casa quando aveva 8 anni, e non era quello che potremmo definire un bambino modello. Era anzi iperattivo, rompeva qualunque cosa gli capitasse sottomano, non stava mai attento a scuola. Aveva grosse orecchie a sventola e veniva deriso dai suoi compagni che gli aveva affibbiato un soprannome odioso: "signor Spock". Il suo pediatra gli diagnosticò la sindrome del deficit di attenzione e di iperattività, gli somministrò uno psicofarmaco e consigliò alla mamma di iscriverlo a nuoto. Nell'acqua, si pensava, avrebbe potuto convogliare meglio la sua energia compressa. Il primo impatto con le piscine fu pessimo. Nella sua autobiografia, Phelps ha raccontato che odiava gli spruzzi d'acqua in faccia, si deconcentrava presto, non riusciva mai a fare quello che il maestro gli chiedeva. 

Quella volta che fumò marijuana...

Piano piano, però, il nuoto inizia a diventare la sua ragione di vita. Sogna di essere come Ian Thorpe, il suo idolo, di arrivare alle Olimpiadi e vincere la medaglia d'oro. Bob Bowman, un allenatore, intuisce che quel ragazzo ha talento e inizia a seguirlo. Il resto della storia lo sappiamo già. Micheal corona il suo sogno ad Atene 2004. Poi a Pechino. Poi a Londra. Poi a Rio. Annuncia il ritiro, ma  ritorna perché non sa stare lontano dall'acqua. Non è un eroe senza macchie: ha fatto i suoi errori, viene beccato più volte ubriaco al volante, viene sorpreso a fumare marijuana. Ogni volta Phelph ha saputo riconoscere i suoi errori e ricominciare. E più che l'uomo dei record, preferisce essere ricordato come l'uomo che ha realizzato i suoi sogni. "Le medaglie sono bellissime" ha detto una volta "ma sono nulla senza i sogni. Non avrei vinto quelle medaglie senza i miei sogni."

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