La lezione di Piero Angela, il signore della scienza

23 06 2017 di Fiamma Sanò

Competente, autorevole e garbato. Dal 1981, prima con “Quark” poi con “Super Quark” (appena ripartito), incanta gli spettatori parlando di fisica e biologia, medicina e natura. Adesso, alla soglia dei 90 anni, racconta di sé. In un’autobiografia piena di sorprese

C'è un giorno, nella storia della tv italiana, che ha cambiato il destino dell’Aria sulla quarta corda di Johan Sebastian Bach. Era il 18 marzo 1981 e, da allora, quella musica è diventata per tutti “la sigla di Quark”. Sulle sue note entrava nelle case degli italiani uno dei personaggi più amati e rispettati di sempre: Piero Angela. Non era certo un novellino: aveva già 52 anni (è nato il 22 dicembre del 1928, a Torino), alle spalle una carriera da giornalista e documentarista alla radio e alla tv. Era (ed è) un uomo all’antica che, negli anni in cui su altre reti scintillavano le paillettes della tv commerciale, ha compiuto la sua educata rivoluzione, riuscendo a ipnotizzare i telespettatori parlando di fisica, medicina, biologia, natura.

Una carriera eccezionale

Ha ricevuto 10 lauree honoris causa per questo, in ogni ambito dello scibile umano. «Ma non per ciò che so! Le lauree sono un premio da parte della comunità scientifica per il lavoro di divulgazione. A scuola non ero neppure tanto bravo… Io sono il primo che impara dai miei programmi» spiega mentre accenna una delle sue celebri risate. Tra una puntata e l’altra in tv, Piero Angela ha scritto 38 libri. L’ultimo è Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute (Mondadori) dove, per la prima volta, scrive di un esemplare unico di essere umano: se stesso. 

Si racconta in un libro: Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute

<p class="p2"><span class="s1"> </span>È appena uscito Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute (Mondadori), l’autobiografia di Piero Angela. Che dal 21 giugno è su Rai 1 con le nuove puntate di Super Quark.</p>

È appena uscito Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute (Mondadori), l’autobiografia di Piero Angela. Che dal 21 giugno è su Rai 1 con le nuove puntate di Super Quark.

Le passioni

Nel libro racconta della sua vita: dell’infanzia a Torino quando i vaccini non erano diffusi e le operazioni chirurgiche si facevano senza anestesia (chiedetegli della tibia o dell’appendicite…); del rapporto col padre, mancato quando Piero aveva 20 anni; e della musica. Per Rocco Tanica, tastierista del gruppo Elio e le Storie Tese, «Piero è un ottimo pianista. Il divulgatore e il musicista hanno il medesimo stile, autorevole e garbato». Angela suona da quando era bambino, il pianoforte glielo ha fatto scoprire un amico: «Lodovico, che era stato chiamato così in onore di Beethoven». Gli piace Bach, non solo “la sigla di Quark”, ma anche il Clavicembalo ben temperato, sua composizione preferita. Però il grande amore è il jazz: «Il mio modello è il pianista Oscar Peterson, quando apro il pianoforte suono su un tema improvvisando, ispirandomi al suo stile ricco e complesso». L’improvvisazione la ammette nella musica, ma mai nel lavoro. «Se faccio un programma devo limare tutto, in modo che sia attraente, oltre che chiaro e creativo. È importante che la gente capisca e che sia interessata. Il mio è un lavoro artigianale e certosino, per il quale servono tanti collaboratori».

Le simpatie

Tutti amano Piero Angela. «Probabilmente perché le persone sentono che amo il lavoro che faccio» dice lui. Alessandra Comazzi, critica de La Stampa, spiega: «Piace perché è il principe della tv di divulgazione, tanto vituperata e ascritta a un periodo superato del piccolo schermo, e invece apprezzatissima ancora oggi dal pubblico. Inoltre è gentile, buono, non tratta male nessuno». Un detrattore Piero Angela, però, ce l’ha, ed è il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso: «Angela è rassicurante, ma rappresenta una tv perbenista che non mette mai in discussione nulla; lui stesso non si mette in discussione, è molto sicuro di sé e della sua visione scientista del mondo. Ha certo il merito di essere stato il primo a capire che la scienza poteva avere il suo spazio in televisione, se ben confezionata e presentata, ma converrebbe mostrare anche i suoi limiti. Per esempio, ha catturato il pubblico con i grandi filmati internazionali, ma quelli prodotti da lui erano modesti». Intanto, la più recente dichiarazione d’amore gliel’ha fatta l’attrice Miriam Leone. Di persona, dietro le quinte della trasmissione Che tempo che fa, dove gli si è presentata in camerino per conoscerlo. E poi a mezzo stampa sulle pagine dei quotidiani. «Sono veramente in debito con lei» chiosa Piero Angela quando gli domandiamo se gli ha fatto piacere l’esternazione dell’attrice. «Non sapevo chi fosse quella bella e simpatica ragazza che mi si è avvicinata. Pensavo fosse solo una telespettatrice che guardava i miei programmi… Per questo le devo delle sincere scuse: ho interagito con lei senza gratificarla in alcun modo».

Gli amori

Quindi possiamo parlare di donne con Piero Angela? «Si figuri, certo che no. Sono cose che non si chiedono! E poi ho quasi 90 anni!». Se parlassimo della Juve? «Ho simpatia, è vero. Tra l’altro mi hanno detto che la squadra è nata nel liceo che frequentavo a Torino, il D’Azeglio. Ma più che altro, mi piace il calcio giocato bene». Non aspettatevi, però, di trovarlo sul divano davanti alla partita: «Non guardo lo sport, non guardo i varietà, né gli sceneggiati, né i programmi musicali. Guardo i film e i tg. Alle 23,30 però spengo la tv e penso a quei poveretti che si stanno preparando per andare in discoteca». Lei non ci è mai andato? «Mai! Ai miei tempi c’erano le sale da ballo. Le ho frequentate da ragazzino, ma non tanto». A proposito dei “suoi tempi”, in uno dei passaggi di Il mio lungo viaggio scrive che allora c’era più tempo per pensare. Oggi lo trova ancora il tempo? «Sì. Mi piace sempre fantasticare, pensare, immaginare. Sto lavorando a un progetto educativo per i giovani, che non sarà per la tv, ma li aiuterà a capire in che mondo stanno entrando. Vedete, a scuola si studia il passato, ma non si ha un’apertura sulla società che cambia. Prendiamo per esempio una scienza come la demografia. È la materia dei nostri figli e nipoti, dei quali non ci stiamo occupando». A proposito di discendenze, Angela ha 2 figli, Christine e Alberto, e 5 nipoti. Alberto ha seguito le sue orme. È forse il suo prediletto? «Certo. È il mio prediletto figlio maschio. Così come Christine è la mia prediletta figlia femmina!». Ha mai pensato che Alberto la imitasse un po’? «No, lui parlava già così quando era piccolo. E poi è molto più bravo di me, improvvisa». E lei invece come vorrebbe essere ricordato? «Come una persona perbene».

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