A dispetto del suo look total black, il nuovo album di Renato Zero, intitolato Alt, è un disco a colori: 14 canzoni tra pop, blues e milonga, senza smarrire quella tenerezza che dal 1973 a oggi ha permesso al cantante di vendere oltre 20 milioni di dischi

Un motto: mai arrendersi «Con questo album mi sono inventato un mestiere: quello del “sollecitatore”» racconta Zero, che sarà in concerto l’1 e 2 giugno all’Arena di Verona. «Mi piace stimolare gli altri, ricordare che ognuno è padrone della propria vita e che la felicità va conquistata». E il brano Chiedi, con i cori dei Neri per Caso, è il manifesto di questo stato d’animo: «Sentivo la necessità di un contatto, in un momento in cui abbiamo tutti bisogno di accarezzarci e rassicurarci».

Un invito: stare vicino agli altri Commuove il brano Gesù. «Dio potrebbe essere un’entità lontana in una dimensione senza tempo. Gesù no: è sceso sulla Terra e si è fatto massacrare. Ne abbiamo visti tanti come lui, a partire dalle vittime di mafia» dice Zero. «Il suo ritorno dipende dalla nostra volontà. Non si può stare al mondo aspettando la manna dal cielo. Abbiamo bisogno degli altri, perciò nel libretto del disco ho ringraziato una a una le persone che mi sono state vicine».

Un ricordo: Anna Magnani L’elenco di Zero contiene 87 nomi, l’inventario sentimentale di una vita d’artista iniziata idealmente una mattina d’estate del 1962 davanti a un semaforo rosso in via Cristoforo Colombo, a Roma. «Ero in auto con mio padre quando la nostra Prinz fu affiancata da una Giulietta con una signora al volante. Era Anna Magnani, mi salutò: «Ciao, nì». Rimasi impietrito e, quando papà cominciò a preoccuparsi, provai a spiegargli. Senza credere a una parola, tagliò corto: “Andiamo a casa, hai fame”».

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