A tu per tu con i big di Sanremo 2017

Dalla propoli per la voce alla dieta pre-Festival, alla foto portafortuna: abbiamo “interrogato” i 22 cantanti in gara. E abbiamo scoperto che...

Sanremo 2017 è ormai alle porte e tutti gli artisti concorrenti sono alle prese con la loro routine di preparazione per arrivare sul palco dell’Ariston al meglio della loro forma. C’è chi si rilassa in solitudine, chi trova conforto negli esercizi di riscaldamento della voce e chi ripensa alla prima volta che ha calcato quello stesso palcoscenico. Dagli esordienti ai più navigati, per tutti Sanremo rimane una settimana intensissima e un’esperienza indimenticabile: ecco quello che ci hanno raccontato in attesa della gara, in programma dal 7 all’11 febbraio su Rai 1.

Massimo Sestini

AL BANO
Il cantante di Cellino San Marco torna a Sanremo per la quindicesima volta con Di rose e di spine, canzone che lui stesso definisce «Una romanza di grande impatto emotivo».
Che emozione prova nel tornare in gara?
Sempre forte, il Festival dispensa adrenalina. Ad libitum.
Prima dell’annuncio della sua partecipazione è stato operato al cuore. Come si tutelerà dai ritmi del Festival?
Sono ritmi che conosco molto bene e sono sempre pronto ad affrontarli, come d’abitudine.
Il suo Sanremo più bello?
Sicuramente la vittoria del 1984, con Ci sarà.
Vorrebbe vincere?
Nessuno partecipa al Festival con l’intenzione di perdere.
Cosa farà dopo le esibizioni?
Relax, ma spesso anche interviste. La notte è lunga a Sanremo.
Cosa ci sarà nella sua valigia?
Vestiti di Carlo Pignatelli e scarpe di Camerlengo: indispensabili per l’occasione.
Con un cappello preferito?
Son tutti quelli che indosso. Mi ricordano mio padre don Carmelo.
Una persona che porterà sicuramente con sé?
Se i miei figli vorranno venire sarò il cantante più felice del mondo.
E una cosa che da casa non si vede, ma che da casa dovrebbero sapere?
Un docu-film su mia madre per Mediaset. Questo è quello che non si dovrebbe ancora sapere, ma ormai l'ho detto.

ALESSIO BERNABEI
Torna per la terza volta al Festival di Carlo Conti. La seconda come solista, dopo aver lasciato i Dear Jack. La seconda con un brano iper ritmato, energico e positivo, Nel mezzo di un applauso.
L’applauso più bello che ricordi?
Quelli nella scuola di Amici. Erano tanti, forti, i più belli.
La parola di questo tuo terzo Sanremo?
Verità.
L’aneddoto più divertente?
Del Festival dell’anno scorso ricordo quando Cristina D’Avena è venuta a chiedermi se potevamo fare una foto insieme…La regina dei cartoni che chiede una foto a me?
L’oggetto con te?
La foto dei miei nonni, mancati quest’anno. Sarà il mio portafortuna e sarà a loro che penserò salendo sul palco.
Prima di cantare?
Concentrarsi.
L’errore da non fare?
Indossare maschere, fingere di essere diversi da se stessi. Non paga mai.
Il numero massimo di interviste al giorno?
Una. Con domande interessanti.
La tua fan numero uno?
La mamma.
Innamorato?
Della musica. Vale?
Taglierai mai il tuo ciuffo?
Per ora rimane dov’è, altrimenti potrei scatenare una rivolta delle fan! Ma presto rinnoverò il mio look.
Arma segreta?
Sincero, sempre.
La prima cosa che farai, arrivato a Sanremo?
Dopo aver posato le valigie in hotel vorrei fare una passeggiata per respirare l’aria di mare e prendere l’ispirazione per il nuovo album. Camminerò e cercherò la mia concentrazione.
E dopo le esibizioni?
Festeggio con la camomilla! Sono una persona un po’ ansiosa.

Riccardo Ambrosio

BIANCA ATZEI
La quasi trentenne Bianca (all’anagrafe Veronica) arriva all’Ariston con Ora esisti solo tu che «racconta la consapevolezza di vivere un sentimento vero», ci dice. L’ha scritta per lei Kekko dei Modà.
Cosa gli diresti che non gli hai ancora mai detto?
Che è riuscito a scrivere una canzone per me, vestendola in modo delicato e raccontando la mia storia.
A chi la dedicherai?
Al mio fidanzato, mi sembra ovvio. 
Il tuo fidanzato è il motociclista Max Biaggi, verrà anche lui?
Lo spero!
Quando hai visto di essere nella lista dei 22 big? 
Eravamo insieme davanti la televisione e gli sono saltata al collo.
Il posto di Sanremo che vorresti mostrargli? 
Il dietro le quinte dell’Ariston, un posto per me importante.
Temi qualcosa?
Sanremo è di sicuro un appuntamento importante e come tale va rispettato, ma non voglio farmi prendere da sentimenti negativi.
Chi ti vestirà?
Antonio Marras.
L’accessorio con te?
Mi piacciono gli anelli piccoli, ma non ci sono oggetti che considero indispensabili.
Di che colore il rossetto?
Non lo indosso spesso, ma amo il bordeaux scuro.
A Sanremo mai dimenticarsi di…
Godersi ogni momento e… le caramelle all’erisimo.
Come vivi i pregiudizi nei tuoi confronti?
Sapendo di non poter piacere a tutti. Se le critiche sono costruttive le ascolto e cerco di farne tesoro, altrimenti lascio correre.

Giovanni Gastel

CHIARA
Con un percorso iniziato con la vittoria della sesta edizione di X Factor la trentenne Chiara Galiazzo è al suo terzo Sanremo con Nessun posto è casa mia, ballata raffinata che dà il nome al nuovo progetto musicale, prodotto da Mauro Pagani.
Il posto che ti fa più sentire a casa?
Ovunque, basta che ci siano le persone a cui voglio bene.
Cosa ci dev’essere nella tua stanza d’albergo, per farti sentire a casa?
Tutte le cose della mia quotidianità, dalle creme per il viso allo spazzolino da denti.
E in camerino cosa non dimentichi mai?
Proprio lo spazzolino da denti.
La persona che per te è “casa”?
Le mie amiche, mia sorella, i miei genitori… il mio ragazzo.
Sei innamorata?
Sì.
Che nome ha l’emozione che vivi nel tornare a Sanremo?
Magia.
Regola numero uno per affrontare quel palco?
Goderselo.. e basta.
Hai un trucco per affrontare le interviste?
Il modo migliore è prenderla sempre come se ti stessi raccontando a un tuo amico.
Una cosa che i giornalisti non devono più chiederti?
Come è stato passare dal talent a Sanremo? Ah! Ah!
Come curi la voce?
Non fumo, bevo molto zenzero, riscaldo la voce spesso se devo usarla e, per averla al massimo, devo anche dormire.
Quante ore per notte?
Per stare bene bene almeno nove, anche se a Sanremo, se già sono sei, è tanto.
Esiste una dieta pre Festival?
No. Però cercare di non saltare mai i pasti e fare una colazione equilibrata è già un buon inizio per rimanere in forma.
Un aneddoto di un tuo Sanremo?
Ho dimenticato le scarpe giuste per il vestito che avevo previsto e le ho lasciate in albergo. Per fortuna mia sorella ha fatto una corsa a recuperarle!
Chi ti vestirà?
Melampo, una linea berlinese che ha fatto gli abiti apposta per me.

CLEMENTINO
All’anagrafe Clemente Maccaro, classe ’82, torna per la seconda volta a Sanremo con Ragazzi Fuori, scritta con Marracash. Il rapper avellinese questa volta porta in scena un rap che parla di ricordi e di infanzia e racconta «la storia della mia vita, il messaggio è che c’è sempre speranza». 
Una parola per descrivere la tua infanzia?
Il Teatro.
Credi nell’amicizia per sempre?
Sì.
E nell’amore per sempre?
Sì.
Per cosa combatti oggi?
Per la libertà di ogni individuo.
A chi penserai mentre ti esibirai? 
Alla mia famiglia.
Tornare a Sanremo per te è…
Qualcosa di magico.
Cosa ripeterai quest’anno?
Partecipare divertendomi come l'anno scorso. 
Una cosa invece da non rifare?
Mai senza caramelle per la gola!
Cosa fai dopo le esibizioni?
Telefono a casa e chiedo come è andata!
Hai un’ora libera a Sanremo. Dove vai?
A pranzo!
Il segreto per reggere i ritmi del Festival?
Andare a letto presto.
Sei mattiniero o nottambulo?
Sicuramente nottambulo, ma durante il Festival mattiniero.
Sognatore o realista?
Sognatore.
Per sentirti a posto devi avere…
Il cappellino.
L’oggetto da cui non potresti mai separarti?
Il cappellino.
E quello di cui vorresti fare a meno?
Il giubbino.
Porti Svalutation di Adriano Celentano come cover. Perché questa?
Perché credo che Celentano sia uno dei primi Rapper nati in Italia.

Marco Laconte

ELODIE
Seconda classificata nell’ultima edizione del talent della De Filippi, la ventiseienne Elodie de Patrizi fa il suo esordio a Sanremo con Tutta colpa mia, un brano intenso che «racconta sfumature di me, il mio modo di affrontare la vita» e vede tra le firme Emma Marrone, già sua produttrice.
Hai mai pensato fosse “tutta colpa tua”?
Lo penso, e con tutta franchezza, mi sta aiutando ad apprezzarmi di più. Ho fatto e continuo a fare errori.
Come rimedi?
Ho cominciato a perdonarmi, a dimostrarmi che sono una ragazza che sa impegnarsi, sacrificarsi e che a tutto c'è rimedio, basta solo volerlo.
Sai chiedere scusa?
Ho imparato da bambina, è difficile a volte, ma se sbagliamo dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo.
Arrivare a Sanremo per te vuol dire…
Che è giusto sognare, che gli obbiettivi ci rendono vivi e i momenti di felicità arrivano per tutti, basta saper aspettare.
Hai paura?
Il sentimento predominante è la felicità.
Chi è Emma per te?
Artisticamente parlando, è mia "madre", allo stesso tempo è un'amica e un punto fermo nella mia vita.
Come ti stai preparando?
Concentrazione, studio, cura del corpo e della mente.
L’ansia la vinci…
Parlando con me stessa e facendo il quadro della situazione.
Il tuo portafortuna?
Ora una collana con una campanella come ciondolo, regalata da una fan.
La persona che porterai a Sanremo?
Nei miei pensieri, un mio amico. Tommy.
Quanti tatuaggi hai?
3.
Capelli, se non rosa, di che colore?
Li ho avuti di tutti i colori… forse multicolor! Ah! Ah!.
Lele (suo fidanzato, conosciuto tra i banchi di Amici, ndr) tra le Nuove Proposte che effetto ti fa?
Sono tanto felice per lui, se lo merita. È un bel momento per entrambi e ci facciamo coraggio a vicenda.

Fabrizio Fenucci

ERMAL META
Autore di tanti artisti della musica italiana alcuni dei quali anche sul palco con lui quest’anno, il cantautore trentaseienne, nato in Albania e cresciuto in Italia, porta un brano dal testo potente. Vietato morire parla di violenza domestica, di famiglia, di un bambino e della difficoltà di sua madre a vederlo diventare uomo. Ci verranno i brividi.
Il tuo commento?
Porto a Sanremo una canzone la cui morale è “disobbedisci alla violenza”.
A chi la dedicherai cantando?
A tutti. E spero diventi motivo di speranza e riflessione.
Temi qualcosa di Sanremo?
Il Festival è grande festa. L’unico timore è che finiscano gli alcolici.
La tua pietra magica?
Non credo nei talismani, le persone ce li hanno dentro i propri pensieri.
Sanremo in un aggettivo?
Intenso.
Il momento più bello tra questo e l’altro Festival?
I miei concerti.
I tuoi fan si chiamano “lupi”, è il tuo animale preferito?
Sì, da piccolo lo temevo, poi ho capito che non ne avevo motivo. Quello che ci spaventa esercita sempre una grande forza attrattiva.
Chi porterai con te a Sanremo?
Porterei tutti i miei amici, anche se credo mi stiano preparando una sorpresa. O sono troppo bravo a capire io i retroscena, o loro non sono bravi a nascondere!
Chi farà il tifo da casa?
Mia nonna. Non fa altro che ballare.
Autore di tanti, hai un preferito?
Il giorno in cui scriverò pensando alla persona che canterà la mia canzone smetterò. Non sono il loro autore, scrivo per me. Loro cantano le mie canzoni.

Fabrizio Cestari

FABRIZIO MORO
Un altro degli autori più prolifici del panorama musicale italiano, ha scritto per tanti nomi importanti. Attualmente è in tv dietro alla cattedra della scuola di Maria De Filippi e l’anno scorso era di nuovo a Sanremo come autore (per Finalmente Piove di Valerio Scanu). Quest’anno ci torna fisicamente dopo sette anni di assenza con Portami via, una canzone d’amore potente e «una richiesta d’aiuto nei confronti della persona che più ami al mondo», dice.
Con che emozione torni su quel palco?
Con la consapevolezza di essere più maturo. Sono passati 10 anni dall’uscita di Pensa, l’album che ha cambiato la mia vita.
Il timore più grande?
Ho continuamente paura di ammalarmi, al di là di Sanremo. Sono ipocondriaco da sempre.
Con chi guardavi il Festival da piccolo?
Sono nato e vivevo a San Basilio, un quartiere alla periferia di Roma est. Durante il Festival tutto il palazzo si riuniva in un appartamento e si commentavano le canzoni in gara. Avevo circa 6 anni. Era magico.
La cosa da non fare in quella settimana?
Avere vicino cose o persone che possano influenzarmi negativamente a livello energetico.
E quella da fare sicuramente?
Bere vino, soprattutto la sera per distendere la tensione.
Cosa cambia tra lo scrivere per te e scrivere per altri?
Quando scrivo e interpreto le mie canzoni, so dove devo andare e dove voglio arrivare, quando qualcun altro canta un mio brano, non ho la situazione sotto controllo e questa cosa mi agita.
Il nome per cui ti ha fatto più piacere scrivere?
Fiorella Mannoia.
La parola che usi più volentieri?
Libertà.

Luisa Carcavale

FIORELLA MANNOIA
Che sia benedetta è il brano che sembra scritto per lasciare il segno più profondo in questa edizione. «Una riflessione e un inno alla vita», dice Fiorella Mannoia, che torna sul palco dell’Ariston per la quinta volta e festeggia i trent’anni di Quello che le donne non dicono che vinse il premio della critica nel 1987. Poteva andarci da ospite (la sua ultima apparizione nel 2014 in duetto con Frankie Hi-nrg), ha preferito la gara.
Perché?
Ho fatto una scelta che mi rimette in gioco come trent’anni fa. Andrò su quel palco con la stessa umiltà.
Per cosa ringrazia ogni giorno?
Per quello che ho avuto.
Cosa vorrebbe cambiare, prima di tutto?
Vorrei un mondo più onesto.
A chi penserà mentre canterà?
A chi spreca la vita.
Vorrebbe vincere?
Tutti vorremmo, ma non ne farò certo un dramma se non succederà.
Cosa vuole arrivi al pubblico a casa?
Che la vita è perfetta e siamo noi che a volte la sporchiamo con le nostre miserie umane.
Il suo Sanremo più bello?
Quando presentai Quello che le donne non dicono, non avrei mai pensato che sarebbe diventata così immortale, che sarebbe durata così tanto, arrivando a unire tre generazioni.

Chiara Mirelli

FRANCESCO GABBANI
È il vincitore delle Nuove Proposte dell’ultima edizione di Sanremo. L’anno scorso ci ha fatto ballare con Amen, quest’anno torna con un Namastè Olè nella sua Occidentali’s Karma «un guazzabuglio di parole su un ritmo, con un testo che se hai voglia di ragionarci, ironizza sui noi occidentali».
Prima Amen ora il karma. Sei religioso?
No, ho una formazione cristiana ma mi sono allontanato dalla religione. Mi affascina comunque molto. Oggi seguo la religione della musica.
E nel Karma credi?
Mi piace credere che se dai positività, la ricevi. Sono filokarmico.
Torni tra i Big.
E spero di non deludere le persone che hanno iniziato a seguirmi. Non sento la competizione.
Cosa si prova a vincere Sanremo?
Un senso di appagamento immediato.
L’anno scorso eri stato eliminato per un errore di votazione. Se esci quest’anno?
Rientro di nuovo (ride). Spero di arrivare fino in fondo!
L’errore da non fare più?
Devo imparare a faticare meno mentre parlo. Durante quella settimana si parla molto e si arriva a fine giornata con la voce usata per parlare invece che cantare.
Il numero ideale di interviste, al giorno?
9. È il numero che rappresenta l’eremita.
Il tuo posto preferito di Sanremo?
Il lungomare e la lunghissima pista ciclabile.
La canzone che per te rappresenta il Festival?
Il Garibaldi innamorato, di Sergio Caputo. In sala, sul divano, a guardarlo con mio nonno.
L’accessorio più importante nel tuo look?
I baffi… E il sorriso. E mi piace vedere le persone che mi sorridono.

Gianluca Saragò

GIGI D’ALESSIO
Il 24 febbraio festeggia i suoi cinquant’anni e torna a Sanremo con La prima stella, una canzone commovente, in puro stile D’Alessio, dedicata alla sua mamma che non c’è più. Un dialogo immaginario che «esce dal cuore e credo possa appartenere a tutti perché chiunque abbia perso una persona cara ci si può identificare».
Una canzone può aiutare a superare il dolore?
Non so se può esorcizzarlo, sicuramente è un atto d'amore che ti aiuta ad accorciare la distanza.
Come si sta preparando per questo ritorno?
Purtroppo o per fortuna, non ho il tempo di prepararmi. Gli impegni professionali mi riempiono le giornate, devo anche terminare il mio nuovo disco, che verrà pubblicato in concomitanza con il mio cinquantesimo compleanno.
Una cosa da fare, appena arriva a Sanremo?
Spero di potermi riposare un po’ perché arriverò direttamente dal Canada dove devo tenere dei concerti.
Rito scaramantico?
Bacio sempre le immagini sacre che porto al collo e mi faccio il Segno della Croce.
Numero fortunato?
24.
Cosa non deve mai mancare nel suo camerino?
Una bottiglia d'acqua.
I fan più scatenati?
Indubbiamente i miei figli.
Anna l’accompagnerà al Festival?
Non lo so, dipenderà dai suoi impegni professionali.
L’errore da non fare a Sanremo?
Sentirsi troppo sicuri di sé, l'emozione non deve mai mancare.
La cosa che più la diverte?
Incontrare tanti colleghi con cui poter scherzare.
E quella che più ti annoia?
Non c'è il tempo per annoiarsi a Sanremo!
Sanremo è Sanremo perché?
Più lo ripetiamo e più lo sarà!

Daniele Barraco

GIUSY FERRERI
Basta con le ballate sanremesi. Giusy torna a Sanremo per la terza volta con Fa talmente male, un pezzo energico, passionale e decisamente radiofonico che anticipa il suo nuovo album di inediti. «Si ritorna alla freschezza e originalità dei primi tempi», dice.
Cosa ti fa più male?
Le incomprensioni nei rapporti.
Per non star male?
Quando ho una giornata non tendo a distrarmi per concentrare il flusso di energie, magari facendo uno sforzo fisico. Oppure ascolto musica o la faccio, direttamente, trasformando la negatività in creatività.
Come ti stai preparando per Sanremo?
Con una dieta equilibrata.
Hai mai paura di perdere la voce?
È un’ansia che c’è sempre. Ci sono le influenze in giro.
Cosa vuoi che arrivi a casa?
La mia grinta.
Regola numero uno per affrontare l’Ariston?
Vado e canto. Prendendomi però sempre venti minuti per me, prima dell’esibizione. Da sola, a cercare equilibrio e respiro. Svuoto la mente dai rumori attorno.
La cosa più bella di Sanremo?
La condivisione del lavoro con il proprio team.
Con chi lo guardavi da piccola?
In famiglia, sono cresciuta con Sanremo.
ll segreto dei tuoi ricci?
Utilizzo schiume specifiche che applico ogni due giorni. Asciugo a testa in giù in un unico boccolo grandissimo che divido pian piano, separando le ciocche a poco a poco. Poi olio lucidante.
Sul palco con tacco numero?
15.


LODOVICA COMELLO
Da Violetta a Italia’s Got Talent e Singing in the car, passando per i suoi due album da solista. La ventisettenne di San Daniele del Friuli, regina dei social di questa edizione (conta più di 3 milioni di fan su Facebook e quasi 2 su Instagram) è finalmente pronta per il suo esordio all’Ariston. Canta Il cielo non mi basta, «un pezzo che mi ha fatto sognare sin dal primo ascolto», dice.
Cosa ti manca?
La concentrazione, in certi momenti. La mia mente vola leggera da tutte le parti. Ovvero sono distratta!
Cosa invece non ti manca?
La voglia di vivere serenamente. Non so trattenere i problemi a lungo. Non so tenere il muso né alzare la voce.
Per arrivare a Sanremo...
Sto prendendo lezioni di canto. Mangio sano. Riposo più che posso.
Cosa temi di più?
La stanchezza, fisica e psicologica.
Quante ore devi dormire per stare bene?
8. Per essere in forma supersmagliante però 12!
Mai senza?
Gli intrugli al propoli, erisimo, zenzero. Una candela aromatica per rilassarmi e chili di mandarini. Ne mangio un sacco prima di andare a dormire.
Tuo marito sarà con te?
Certo! Senza di lui non dormo bene. La sua presenza è meglio della melatonina.
Una cosa di te che a casa non sanno?
Ho paura dei fulmini e dei fuochi d’artificio, come i cani!
Chi ti vestirà?
Sorpresa. È qualcuno che a Sanremo non si è mai visto.
Look colorato?
Colori molto forti, non intendo risparmiare sulle tonalità accese. “Allegria!” come diceva Mike Bongiorno.
Il rossetto?
Rosso, assolutamente matte.
Sei nota in tutto il mondo, saresti perfetta per l’Eurovision. È tra i tuoi sogni? 
Sarebbe incredibile, ma per ora penso a Sanremo e a uscirne non dico vittoriosa, ma quantomeno viva!
Di Francesca (il tuo personaggio in Violetta) è rimasto qualcosa?
Fatico a togliermela di dosso. È il ricordo del periodo più felice e spensierato della mia vita.

Angelo Trani

MARCO MASINI
Il cantautore toscano, vincitore nel 2004, torna e ci sorprende con Spostato di un secondo, un brano pieno di parole e nuove sonorità che segnano un bel rinnovamento «A volte basterebbe un secondo in più per far buon uso del potere delle nostre scelte», commenta.
C’è qualcosa per cui non vale la pena perdere tempo?
La vendetta.
Un tuo rimpianto?
Non ho vissuto abbastanza mia madre per inseguire i miei sogni. Avessi saputo prima...
Prima del Festival?
Dieta, esercizi fisici, respirazione e concentrazione.
Sei amico di Carlo Conti, cosa ti ha detto dopo aver fatto il tuo nome nella lista dei big, chiamandoti per ultimo, dichiarando di averlo fatto apposta per farti stare in ansia?
Me lo aveva annunciato due estati fa, che me l'avrebbe fatta pagare, quando inavvertitamente gli calpestai con la macchina il prato appena seminato!
Quanta felicità c’è nell’esserci di nuovo?
La felicità è sempre vicino a te. È importante credere che esista, per saperla trovare.
Vorresti vincere?
Vorrei regalare l'emozione che ho provato io nello scrivere Spostato di un secondo, che uscirà proprio il 10 febbraio.
Una cosa di Sanremo che a casa non sanno?
Forse in molti pensano che Sanremo sia soltanto montare sopra quel palco e cantare, invece è anche tutto quel che succede prima, dalla mattina alla sera.
Il momento che più ti piace?
Prima che inizi.
Il rimedio per la stanchezza degli ultimi giorni?
Dormire il più possibile.
La domanda che non devono farti?
Nessuna. Perché chiedere è lecito. Poi si decide se rispondere o dribblare la domanda.
Farai tornare di moda le bretelle?
Le bretelle mi piacciono ma la moda non dipende certo da me.


Studio Cerasa

MICHELE BRAVI 
Il vincitore della settima edizione di X Factor fa il suo esordio all’Ariston con Il diario degli errori e vive la sua seconda chance dopo essersi reinventato sui social, con grande ritorno di pubblico.
Cosa racconta il tuo diario?
Questi tre anni, sia dal punto di vista professionale sia umano.
Qual è stato il tuo errore più grande?
La paura. Sono molto insicuro. Sto lottando per il giusto coraggio.
Coraggio è fare coming out?
No, quella è consapevolezza. Non ho mai vissuto il problema della mia sessualità, come non lo vive la mia generazione. A nessuno importa di chi mi innamoro.
Sanremo fa paura?
C’è la paura di andare sul palco e non rispettarlo. Sta a me cantare bene.
Quando sbagli come rimedi?
Dipende da cosa ho combinato, ma so essere tremendamente melodrammatico, ho sempre bisogno di esaltare quello che faccio. Sarei capace di venire sotto casa con i cartelloni.
Cosa non devi dimenticare a casa?
Gli abiti. Sono talmente disordinato, potrei lasciarli fuori dalla valigia. Spero davvero di non dimenticare niente, per fortuna ci saranno tante persone con me ad aiutarmi!
Da casa tiferanno?
I miei amici sarebbero in grado di votare qualcun altro! Ma so che lo vivremo insieme!
Dopo l’esibizione festeggi con?
La mia squadra. E Chiara. Passeremo la settimana come due ragazzi in gira scolastica.
E vedremo i tuoi video su YouTube?
Mi sto organizzando. Avrò bisogno di una mano, di solito faccio da solo, ma non posso pensare di passare la notte davanti al computer, quando sarò lì!

MICHELE ZARRILLO
È la sua dodicesima volta sul palco dell’Ariston. Il cantautore romano festeggia i trent’anni da La notte dei pensieri e torna con Mani nelle mani, una grande canzone d’amore “alla Zarrillo”, «un inno ai giorni belli dell’amore» che anticipa il nuovo album di inediti.
Ricorda follie d’amore?
Quei momenti, che canto, rimarranno per tutta la vita, anche se la persona con cui le hai fatte non è più al tuo fianco.
Il suo è un grande ritorno, dopo uno stop per problemi di salute…
Mi sono preso un paio di anni sabbatici, sono stato “mani nelle mani” e mi sono goduto la vita. Dopo un incidente di un certo tipo apprezzi le cose più normali, stare con i bambini, guardare panorami meravigliosi. Ho anche ripreso a leggere.
Un libro sul comodino?
La metamorfosi di Kafka.
La spaventano i ritmi del Festival?
Moltissimo. Ma cercherò di non fare notizia. Come in passato, lascerò parlare la canzone, anche se oggi si tende più a parlare della persona che dell’opera, i giornalisti cercano la frase a effetto.
Cosa arriverà a casa?
Spero l’emozione. Che è il suono, la frequenza, gli hertz. L’ascoltatore può ascoltare la musica più bella del mondo ma essere infastidito da qualcosa di cui non si rende conto. Per questo noi musicisti siamo così pignoli, in studio. La frequenza è tutto.
Il suo Sanremo più bello?
Quello dell’87, il mio terzo. Ho vinto nei giovani, mi giocavo la carriera. Il più importante invece quello di Cinque giorni.
Il collega che riabbraccerà più volentieri?
Parecchi e nessuno. Ognuno poi ha fatto la propria vita. Riabbraccio Al Bano, Masini, Mannoia ma anche i giovani che mi salutano come fossi lo zio.
Sente la competizione?
Lì ognuno si gioca la propria carriera e vita. Non tutti gli abbracci che si vedono sono sinceri.
Da casa chi tiferà di più?
I miei bambini.

NESLI E ALICE PABA
Una coppia inedita: Francesco Tarducci, il cantautore di Senigallia incontra la giovane vincitrice dell’ultima edizione di The Voice (Alice compie vent’anni il 15 febbraio) e insieme cantano Do retta a te, brano emotivo che, a detta di Nesli «è il brano più bello di quest’edizione!». A unirli lo stesso produttore e la data di uscita dei loro album da solisti, il 10 febbraio.
Francesco, come mai insieme?
Ho conosciuto Alice in studio di registrazione. Mi è piaciuta a livello epidermico. È nata una grande empatia. Abbiamo storie simili, nonostante la differenza d’età.
Tu a chi dai retta?
A me e basta. Il problema è sempre stato questo. Se avessi dato retta a qualcuno avrei fatto meno danni.
E tu Alice?
Do retta all’istinto e alle sensazioni.
Alice, cosa dirai a Francesco prima di salire sul palco?
Diamoci retta, per carità!
E Francesco ad Alice?
La metterò in imbarazzo. Di solito la prendo per mano e le dico “Amami”. Entreremo in scena così.
La persona che da casa tiferà di più?
Mia sorella. Rappresenta tanto per me, nella mia famiglia. Ed è pazza come un cavallo.
E per te Alice?
Il mio fratellino e la mia sorellina.
Perché il vostro duetto ci piacerà?
Perché è diverso. Non è come si fa di solito, con un ritornello che arriva da altri autori e una strofa scritta da chi la canta. Sempre più spesso arrivano ritornelli fatti e finiti e la canzone nasce attorno. Io faccio tutto da solo e forse è anche il mio limite, il motivo dei miei numeri mai troppo grandi. Ma qui io e Alice parliamo la stessa lingua e le voci si mescolano in tutto il brano.
Vi vedremo uniti?
Non mi aspettavo di legarmi così tanto a lei, ma se ora non la sento tutti i giorni vado in ansia!.
Alice, una parola per descrivere Nesli?
Profondo.

RAIGE E GIULIA LUZI
Lui (Alex Andrea Vella) è il rapper piemontese che quest’anno ha firmato con Tiziano ferro Il mestiere della vita. Giulia è attrice (I Cesaroni e Un medico in famiglia) e cantante protagonista del musical Romeo e Giulietta e presente nell’ultima edizione di Tale e quale show. Cantano Togliamoci la voglia.
Sì, proprio quella voglia lì.
Niente di assurdo, né scandaloso. Parliamo di sensualità, ma anche di toglierci la voglia di fare quello che sentiamo, di vivere il momento, dice Giulia.
Perché insieme?
Ci siamo conosciuti nello studio del nostro produttore Luca Chiaravalli, aveva questo brano. È nata intesa tra noi, aggiunge.
Un aggettivo per definire il vostro duetto?
Esplosivo.
Il segreto per reggere lo stress in quella settimana?
È bello andare a Sanremo in due, divideremo il carico emotivo. Porterò il mio sacco che appenderò in camera d’albergo e lo picchierò ogni mattina, dice Alex.
Io farò un po’ di yoga, aggiunge Giulia.
Prima di salire sul palco?
Ci carichiamo a vicenda, ci basta uno sguardo, dice Giulia. Già, come alle partite di football, quando ai playoff si danno testate uno contro l’altro. Col casco eh!, rde Alex.
La paura più grande per Alex?
Cadere dalle scale.
E tu Giulia?
Io no, perché mi aggrapperò a lui.
La qualità dell’altro che più vi piace?
La schiettezza di Alex.
La spontaneità di Giulia.
E quello che vi ha sorpreso di più?
La velocità con cui Alex scrive, il suo talento. Nella cover ha inserito parole mai scontate, dirette, emozionanti.
La voce di Giulia, perché nel panorama musicale femminile il cantare bene ormai arriva dopo.
La cover è C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, di Gianni Morandi. Come mai questa?
Fantasticando con la mia mamma, che non c’è più, dicevamo sempre che se fossi andato a Sanremo avrei portato questa. Non l’ho scelta, ce l’hanno affidata. E mi è sembrata una coincidenza bellissima, conclude Raige. Lo è.

RON
Tra i grandi ritorni di quest’edizione c’è Rosalino Cellamare, al suo settimo Sanremo con L’ottava meraviglia, un viaggio d’amore tra Oriente e Occidente, una ballata classica che non deluderà i suoi fan.
Dov’è l’ottava meraviglia?
Dentro alle piccole cose di cui, a volte, non ci accorgiamo.
Cos’è per lei oggi la meraviglia?
Stupirmi per qualcosa che possa emozionarmi.
Dove trova la bellezza, nelle sue giornate?
Nei silenzi e nella condivisione sincera tra persone che si vogliono bene.
Un aneddoto di un Festival del passato?
Ricordo il mio primo Sanremo nel 1970. Ero dietro le quinte dove c’era gioia ma anche disperazione per chi era stato lasciato fuori dalla gara.
La vittoria?
È gioia.
Perché tornare ora?
Come 12 anni fa, per portare denaro alla ricerca contro la Sla. Sanremo è il posto migliore per far conoscere il mio disco che sostiene l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Come si sta preparando?
Stando lontano dalle notizie che riguardano la gara.
Emozione?
La stessa che provavo quando ero bambino e partecipavo ai concorsi per Voci Nuove.
Regola numero uno?
Scendere la scala cantando nella testa un’altra canzone.
Il timore più grande?
La prima frase che si canta, è importantissima ai fini della canzone.
Prima del palco?
Una preghiera.
L’oggetto in valigia?
Lo spazzolino da denti.
Come cover canterà un brano di Caterina Caselli. Cosa le dirà, quando la incontrerà a Sanremo?
È un onore per me cantare questa canzone sapendo che sei qui ad ascoltarla.


PAOLA TURCI
La cantautrice romana porta il tempo che passa al Festival, con Fatti bella per te, un invito a lasciarsi andare su una base pop dagli arrangiamenti moderni: «È una canzone che ha grinta e dolcezza, mi dà forza. È accettazione di sé», commenta. Torna dopo quindici anni e 11 partecipazioni. La prima volta in gara nel 1986, l’ultima nel 2001, in mezzo la vittoria della categoria Emergenti nel 1989 con Bambini. A cinquant’anni si rimette in gioco e invita a lasciarsi andare «perché sei più bella quando non ci pensi più», canta.
Cosa la fa sentire bella?
Sorridere.
Per stare bene?
Non faccio niente di speciale, prendo il mio tempo.
Da piccola si sentiva bella?
Bruttina, a volte cessa.
Cosa prova nel tornare a Sanremo?
Ho l’adrenalina della felicità.

Julian Hargreaves

SERGIO SYLVESTRE
Il Big Boy vincitore dell’ultima edizione di Amici di Maria De Filippi canta un brano scritto da Giorgia, Con te. Con atmosfere soul e un coro gospel per il gran finale sul palco dell’Ariston, il ragazzo arrivato dall’America che sognava di diventare un campione di football, canta di «quando finisce un amore e il rimpianto più forte è non essere stati pienamente se stessi», dice.
Chi vorresti fosse sempre con te?
Vorrei che la mia famiglia fosse più vicina.
Quando un amore finisce?
Sono una persona che si pone mille domande e spesso non trovo le risposte.
Sei uno che lascia?
Non c’è una regola. Cerco sempre di chiudere una relazione conservando ciò che c’era di positivo.
Se due anni fa ti avessero detto che saresti stato a Sanremo?
Mi sarei fatto una grossa risata. Impensabile.
Temi l’Ariston?
Tanto.
La prima cosa che vuoi fare?
Salire sul palco, sono troppo curioso!
In albergo mai senza?
Tanta acqua naturale.
Come stai preparando la voce?
Ho i miei rassicuranti esercizi di riscaldamento.
Da quale collega vorresti ricevere un consiglio?
Al Bano.
Dormiglione o super attivo?
Quando si parla di musica tutta la mia pigrizia svanisce in un soffio.
La domanda che speri ti facciano?
Progetti per il futuro?
Speri di non dimenticare di…
Portare le scarpe.
Incontrerai Maria e le dirai?
Grazie di tutto.


SAMUEL
Il leader dei Subsonica arriva a Sanremo senza band (insieme nel 2000 con Tutti i miei sbagli) e presenta, da solista, Vedrai, brano che anticipa Il codice della bellezza, il suo primo album in uscita il 24 febbraio. «Questo pezzo l’ho scritto pensando alle giovani coppie che affrontano insieme le avversità», racconta.
Cosa auguri di vedere, a coloro a cui vuoi bene?
Bellezza.
Che cos’è la bellezza per te?
Non un concetto estetico, ma equilibrio interiore.
Qual è la domanda che ti fai più spesso?
Quando mi trovo davanti a qualcuno che conosco poco, mi chiedo che codice abbia da svelare e in che modo possa rivelarsi sorprendente.
Sanremo da solo vuol dire?
Confrontarmi con me stesso, assumermi completamente la responsabilità della mia musica.
La paura?
Scivolare dalla scala.
L’oggetto sempre con te?
Il mio cappello.
In hotel?
Non amo le stanze d’albergo, troppo asettiche. Quindi quando mi capita di passare la notte fuori chiudo gli occhi e cerco di non pensarci.
La tua cover è Ho difeso il mio amore, dei Nomadi. Perché questa?
È stata la prima canzone che ho cantato da piccolo, avevo 6 anni.
La parola che usi di più?
Anima, è da vent’anni che ne abuso. Volevo evitare di usarla per questo disco, ma poi Jovanotti, con cui ho scritto cinque brani, mi ha detto «Senti questo pezzo dal titolo… Voleva un’anima». Eccola di nuovo.

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