coppia si separa fede al dito

Assegno di divorzio: cosa cambia dopo l’ultima sentenza

Il 10 maggio la Cassazione ha emesso una sentenza rivoluzionaria che potrebbe ribaltare uno dei parametri principali usati per la concessione dell’assegno di divorzio. «L’ex coniuge che dà l’assegno non è più tenuto a garantire il tenore di vita avuto durante il matrimonio» spiega Katia Lanosa, avvocato dell’Ami (Associazione matrimonialisti italiani). La pronuncia della Suprema Corte potrà coinvolgere alcuni dei 137.000 italiani che ogni anno versano assegni all’ex coniuge. Questi potrebbero infatti chiedere di rinegoziare la somma sulla base dei nuovi criteri stabiliti.

Cosa succede adesso

«Se l’ex che versa l’assegno chiede di rivedere la cifra secondo il nuovo orientamento, chi lo riceve dovrà dimostrare di non avere mezzi adeguati per mantenersi e di non poterseli procurare» spiega l’avvocato. «Saranno i giudici a valutare in base ai redditi, al possesso di immobili o di altri patrimoni, alla capacità o alla possibilità di trovare lavoro e alla stabile disponibilità di un’abitazione». Chi gode di una buona indipendenza economica rischia dunque la riduzione o addirittura l’annullamento dell’assegno.

Cosa non può essere toccato

«Innanzitutto la sentenza riguarda solo gli assegni di divorzio e non ha valore sulle sentenze di separazione» precisa Lanosa. «Non mette inoltre in discussione né l’assegno per i figli minori, né il contributo per gli alimenti che viene corrisposto per soddisfare necessità primarie come la spesa o le utenze né il minimo indispensabile per poter vivere in maniera dignitosa».

Chi non ha lavoro

Chi è disoccupata rischia di dover dimostrare con prove scritte o testimoni di avere tentato di trovare un impiego, almeno nei settori che sono in linea con il suo profilo professionale. Infine, chiarisce Lanosa, chi è fuori dal mercato del lavoro - casalinghe da sempre, pensionati o portatori di handicap - non ha nulla da temere. 

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