Studenti, è stangata sugli affitti: ecco come risparmiare

30 08 2016 di Oscar Puntel

L’affitto diventa sempre più oneroso. Dalla detrazione al risparmio energetico: ecco i consigli per tagliare le spese di troppo

Pagare l’affitto di una stanza sarà più oneroso per gli studenti universitari, rispetto allo scorso anno. E proprio adesso: quando i ragazzi si stanno organizzando per l’avvio dei corsi accademici e quindi per il loro trasferimento in altre città.

L’aumento del canone si registra essere in media del 4%, per le camere singole, secondo gli Uffici studi di due noti portali del settore. Il periodo di confronto è con fine agosto del 2015. Il termometro del mercato immobiliare degli studenti ci dice che per una camera si sborsano anche 400 euro al mese. Per le stanze doppie la spesa media, invece, sarebbe di 280 euro (+2%). A Milano si toccano i 510 euro al mese. A Roma, 440 euro. Terza Firenze, 355. Per i ‘fuori sede’, insomma, i prezzi sono tutt’altro che confortanti. Ed è proprio per far fronte alle molte spese che si registra un altro fenomeno: sempre più professionisti scelgono di condividere l’abitazione con colleghi di lavoro, pur di ammortizzare i costi di un affitto.

Ci siamo chiesti: dove è possibile risparmiare? Ecco alcuni consigli pratici per sforbiciare le spese.

Controllare gli impianti

Gli appartamenti in affitto non sono sempre il massimo dell’efficienza energetica: anzi, sono dei veri e proprio ‘colabrodo’ energetici. In particolare la spesa che più incide (e che quasi sempre è scorporata dall’affitto) è il consumo elettrico, cioè la spesa della bolletta della luce. «Un boiler elettrico per scaldare l’acqua ha dei costi spaventosi. Un esempio: la spesa media annua di una famiglia italiana per consumo della luce è di 500-600 euro. Con un boiler elettrico e una famiglia numerosa, questa sale anche a 2mila euro all’anno» fa notare Andrea Poggio della segreteria nazionale di Legambiente. Come ridurla? «Installando una caldaia a condensazione. Ma questa sostituzione deve farla il proprietario, che peraltro può anche detrarre la spesa fino al 65% nella dichiarazione dei redditi. Gli studenti possono proporgli un patto: ‘Un parte della caldaia la paghiamo noi, in cambio di un abbattimento sulle spese energetiche; una parte viene recuperata con la detrazione fiscale’. Con 3mila euro, si può dotare un appartamento di un’efficiente caldaia» aggiunge Poggio.

Nuove norme sugli impianti di riscaldamento

Occhio poi agli impianti di riscaldamento ‘centralizzati’. «Dal 2017, - fa notare Poggio - se il sistema è centralizzato, per legge dovranno essere installati dei contatori individuali così ogni unità abitativa pagherà l’effettivo consumo. Quindi la spesa del riscaldamento potrà essere ben controllata dai ragazzi. Chi non si adegua e verrà pizzicato pagherà una multa, che è a carico del proprietario. Gli universitari potranno quindi ‘insistere’ perché ci sia un contatore individuale nell’appartamento del condominio dove alloggiano».

Sgravi fiscali

Il pagamento del canone di locazione è soggetto a un’agevolazione fiscale. «I genitori degli universitari (quindi lo studente deve essere ancora a loro carico) possono detrarre l’affitto pagato per il figlio, a condizione che l’alloggio per motivi di studio sia a più di 100 km dalla residenza anagrafica. Bisogna conservare e portare, al momento della dichiarazione dei redditi, il contratto di locazione e le traccia dei bonifici dei pagamenti effettuati. Sono ‘pezze giustificative’ che poi vanno conservate per eventuali controlli del fisco» ci spiega Ilaria Moretti, esperta di FederConsumatori.

Comportamenti green

Per tagliare le spese sostenute per una casa, da Legambiente altri consigli pratici: non lasciare led accesi di notte. Computer e tv siano totalmente spente e non in standby. Conviene poi verificare la rubinetteria e controllare che non ci siano perdite, perché anche quelle piccole incidono sulla bolletta.  Per muoversi, nelle grandi città come Milano e Roma, la rete di trasporto è molto capillare e conviene usarla. «In alternativa, c’è il carsharing che ha costi di abbonamento molto contenuti. Molte città universitarie hanno poi sistemi di bikesharing, se non si ha una propria bici» aggiunge Poggio.

Riproduzione riservata