Deflazione in Italia: cos’è e perché non va bene

05 01 2017 di Simone Spetia
<p>I prezzi scesi di più rispetto all’anno scorso sono quelli del carrello della spesa: prodotti alimentari e per la casa</p> Credits: Olycom

I prezzi scesi di più rispetto all’anno scorso sono quelli del carrello della spesa: prodotti alimentari e per la casa

Secondo l'Istat, il 2016 è stato per l’Italia il primo anno di deflazione dal 1959. Nell’anno appena terminato, i prezzi sono calati dello 0,1 per cento rispetto al 2015. Che cosa vuol dire?

Se un oggetto che ci piace e vogliamo comprare costa meno, di solito siamo contenti. Basta pensare a quando “puntiamo” un paio di scarpe la settimana prima dei saldi, per poi acquistarlo appena il prezzo cala. D’istinto, quindi, verrebbe da dire che la deflazione, che è l’opposto dellinflazione, sia un fenomeno positivo: oltre a consentirci di comprare qualcosa in più, fa sì che i nostri acquisti stimolino l’economia. In realtà, non è proprio così. Vediamo perché.

C’è una deflazione buona e una cattiva  

Le cause della deflazione possono essere di 2 tipi. Il primo, “cattivo”, è legato alla carenza di domanda: la gente non compra e i prezzi calano progressivamente, un po’ come quando un negozio fa gli sconti perché non vende i prodotti esposti. Il secondo, “buono”, è legato ai cambiamenti dell’economia. Facciamo un esempio: oggi quando dobbiamo fare un acquisto, generalmente diamo prima un’occhiata a Internet, confrontiamo i prezzi, valutiamo le qualità delle diverse marche e poi procediamo. Non solo siamo più informati, ma creiamo anche una maggiore concorrenza tra i venditori (che siano negozi o siti), il che si traduce in un calo del prezzo. Altri elementi positivi sono le innovazioni tecnologiche, che, per esempio, abbassano i prezzi dei nostri smartphone.

Quella italiana è una deflazione mista  

Il calo dei prezzi nel nostro Paese dipende da entrambi i fattori. E se prevalessero quelli “cattivi” quali sono i rischi? Torniamo all’esempio dei nostri acquisti. Abbiamo visto un oggetto che ci piace, ma siamo indecisi se comprarlo. Una settimana dopo notiamo che il prezzo si è abbassato, così decidiamo di aspettare. La settimana ancora successiva il prezzo è sceso ulteriormente. E noi, non sapendo cosa accadrà, non lo compriamo. Secondo molti economisti, il rischio è una spirale che potrebbe far sì che milioni di persone rinviino milioni di acquisti e che quindi i negozi non vendano, che le fabbriche non producano, che in definitiva l’economia si contragga. E ancora: quando scendono i prezzi, tendono a scendere anche i margini di guadagno di chi fa e di chi vende i prodotti. Dunque le aziende potrebbero investire di meno, ridurre le assunzioni o addirittura vedersi costrette a licenziare.

Le contromisure sono già state prese

Dobbiamo preoccuparci? Teniamo conto innanzitutto del fatto che la deflazione, al momento, non è un fenomeno prolungato. E poi la Banca centrale europea ha messo in campo una serie di misure per stimolare la domanda e quindi far risalire i prezzi a livelli accettabili.


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