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Lavoro: disconnettersi in Francia è un diritto. E in Italia?

In Francia i lavoratori potranno scollegarsi dagli apparecchi elettronici aziendali al di fuori dall’orario di servizio. In Italia una norma sul “diritto alla disconnessione” ancora non esiste. C’è però un passaggio nel disegno di legge sullo smart working, in dirittura d’arrivo. E alcuni esempi di aziende all'avanguardia


In Francia, a partire dal 2017, i lavoratori godranno del “diritto alla disconnessione”. Non dovranno più sentirsi obbligati a restare perennemente online e a rispondere a mail, post e sms aziendali arrivati nel tempo riservato alla famiglia, agli hobby, al riposo. Lo prevede un articolo della Loi travail, appena approvata a Parigi. Società e ditte con più di 50 dipendenti saranno chiamate a contrattare il rispetto delle pause offline con i delegati sindacali interni e a sottoscrivere accordi specifici. Se non lo faranno, però, non saranno multate.

La situazione in Italia

E in Italia? Alcune aziende hanno già attivato una sperimentazione. Ma sono esempi di riorganizzazione interna, in attesa della legge. 

Delle finestre offline, c’è un passaggio “solo” nell’ultima versione del disegno di legge governativo sul “lavoro agile”, lo smart working, in esame alla commissione Lavoro del Senato. Se ne parla in relazione ai dipendenti “flessibili” , cioè quelli che opereranno online in parte nei locali aziendali e in parte a casa o in altri spazi esterni. Per loro, dice il ddl, vanno individuati “i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.

Non solo. La libertà di spegnere i dispostivi elettronici quando si stacca dai turni di servizio, è l’impegno dei legislatori, sarà tutelata in toto, in modo che non ci siano ripercussioni negative e punitive sul rapporto di lavoro e sulla retribuzione.

Tempi di attuazione

La senatrice Pd Nicoletta Favero, segretaria della commissione Lavoro, prevede tempi di approvazione relativamente brevi. “Penso che dovremmo farcela –dice – entro la fine dell’anno o l’inizio del 2017”. Poi anche i lavoratori agili italiani potranno dire no e spegnere i device di notte o nei weekend. E tutti gli altri? “Vedremo quale sarà l’impatto concreto della nuova legge, che riguarda il settore privato e il personale flessibile. Non escludo che si potrà arrivare a un allargamento del diritto alla disconnessione. Le scelte future nasceranno dalle esigenze che si manifesteranno e dal confronto con i lavoratori, il sindacato, le aziende”.

Più attenzione per le donne

Loredana Taddei, responsabile nazionale della Cgil per le politiche di genere, fa un passo avanti. Chiede una maggiore attenzione alla componente femminile del mondo dell’occupazione. “La conciliazione tra il tempo di lavoro e il tempo dedicato a tutto il resto – ripete – riguarda in particolare le donne, ancora più penalizzate degli uomini, con l’Italia fanalino di coda dell’Europa. Va dato maggior peso ai loro bisogni e ai loro diritti. La diffusione delle tecnologie e della digitalizzazione, legata a una idea di maggiore libertà, non può tradursi in maggiori vincoli. A lavoratori e lavoratrici – continua Taddei - deve essere garantita la possibilità di non rispondere a mail e sms al di fuori dell’orario di servizio, senza che ci siano contestazioni o ritorsioni, senza ricatti. I ‘paletti legislativi’ servono anche in Italia, per tutti. E la declinazione pratica delle norme generali, come succederà in Francia, dovrebbe essere affidata alla contrattazione”.

Diritti, doveri e rischi

Aggiunge l ’avvocato Corrado Guarnieri, presidente dell’Associazione giuslavoristi di Piemonte e Valle d’Aosta. “Non credo sarà possibile applicare una norma come quella francese a tutte le professioni e a tutte le posizioni professionali. C’è il diritto al riposo, indiscutibile. Ma più si sale nella scala delle mansioni, più la situazione si differenzia. Quello che si richiede a un direttore generale, a un top manager o a un alto funzionario della pubblica amministrazione, in termini di reperibilità e di impegno, è diverso da quello che si può esigere da una impiegata o una segretaria. Garantire la facoltà di disconnettersi – continua – avrebbe effetti su due fronti. Da una parte si limiterebbero gli eccessi di pretese dei datori di lavoro, dall’altra si agirebbe anche sui rifiuti di prestazioni dovute”.

Sarebbe invece illusorio, sempre secondo il giuslavorista, pensare ad un'uguaglianza di trattamento e di considerazione per i dipendenti online 24 ore su 24 e per i colleghi offline di sera o nei week end. “Non ci dovrebbero essere discriminazioni – sostiene il giuslavorista – ma è evidente che un datore di lavoro farà le sue valutazioni, discrezionali: al di là delle garanzie di legge, potrebbe avere un occhio di riguardo per chi sceglie di essere sempre disponibile online. Le più penalizzate – concorda con la sindacalista – sono e resteranno le donne”.




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