Noi, strozzati dalle tasse

05 12 2016 di Emanuela Zuccalà
Credits: Dal film "Cronaca di una passione"

Sono 20 milioni gli italiani indebitati con lo Stato per imposte o multe non pagate. In attesa della sanatoria del 2017, un film e 3 storie raccontano il dramma dell’insolvenza

Una cartella esattoriale da 50.000 euro: è l’orlo del precipizio per Anna e Giovanni, coniugi 60enni, ristoratori di provincia. Perdono la casa, dormono in una comunità, lottano disperati. Il finale non lo sveliamo perché la loro storia, seppure tratta da vicende reali, è la trama del film Cronaca di una passione. Il regista Fabrizio Cattani sta tenendo proiezioni-dibattito in tutta Italia «per puntare i riflettori su un dramma di cui si parla sempre meno, nonostante la gravità».

Quanti italiani hanno debiti con Equitalia

Come Anna e Giovanni, sono 20 milioni gli italiani che devono denaro allo Stato o agli enti locali per tasse, multe e contributi non pagati, secondo i dati di Equitalia (che riscuote per conto di 6.900 enti). Tra spese di notifica e more, le famigerate cartelle esattoriali possono raggiungere il doppio della somma di partenza. E, se non si paga, c’è il pignoramento di un quinto dello stipendio o l’ipoteca sulla casa. Se tra gli insolventi non mancano certo gli evasori seriali, molti altri sono invece schiacciati dalla crisi economica o da errori della burocrazia. E attendono di capire se l’imminente rottamazione di Equitalia porterà loro sollievo.

A chi chiedere aiuto

«Le persone che sono in difficoltà con le tasse devono chiedere aiuto ai primi segnali, senza attendere l’arrivo di una cartella “esplosiva”» consiglia Domenico Panetta, presidente di Angeli della Finanza, un’associazione di professionisti che, in 12 sedi italiane, offre consulenza gratuita a chi combatte contro le ingiunzioni di pagamento (www.angelidellafinanza.org). «In 4 anni abbiamo seguito 500 persone, quasi tutte nei guai con le tasse» aggiunge la psicologa Emilia Laugelli, responsabile del servizio InOltre della Regione Veneto, che mette  a disposizione l’unico numero verde pubblico (800334343) che dà un sostegno emotivo e pratico a chi, per disperazione, è ossessionato da pensieri suicidi. «Sentirsi sostenuti e non abbandonati allenta la tensione e la vergogna: un signore mi ha consegnato il cappio con cui meditava d’impiccarsi» racconta la psicologa.

Quando conviene impugnare la cartella

Dal 2012 al 2015, secondo un’indagine della Link Campus University di Roma, 628 italiani si sono tolti la vita per problemi economici, oltre un quarto nel Nordest. Nel primo semestre 2016 il triste primato va invece al Centro e al Sud. «Eppure le vie d’uscita esistono» precisa l’avvocato Fortunato Forcellino, responsabile in Campania di Federcontribuenti. «Capita che cartelle e ipoteche contengano errori o vizi di forma, e allora vanno impugnate in tribunale. I processi tributari sono complicati, è vero, ma chi è nel giusto deve resistere».

In queste pagine abbiamo raccolto 3 storie di esistenze sconvolte da una cartella esattoriale. E il senso di fallimento che ha portato con sé.

LE TESTIMONIANZE


Erika A., 47 anni, di Genova: «Il mio ex prendeva multe a raffica con la mia auto. E non pagava»

L’incubo di Erika, impiegata in una cooperativa, esplode lo scorso marzo. «Il datore di lavoro mi comunica che Equitalia sta pignorando un quinto del mio stipendio per riscuotere un debito di 16.000 euro» spiega agitata. «Io resto di sasso: non avevo mai ricevuto nessuna cartella esattoriale, cos’erano quei soldi? Ho scoperto che si trattava di una serie di multe prese dal mio ex marito alla guida della mia auto: arrivavano e lui le buttava, senza pensare alle conseguenze». Grazie all’interesse di un avvocato di Federcontribuenti emerge che metà della cifra è già prescritta, «ma ancora attendo conferma da Equitalia» dice Erika. «Sono però riuscita a ridurre il pignoramento a un decimo dello stipendio: guadagno 1.200 euro al mese e, da aprile, ne verso 120 a Equitalia. Per fortuna il mio ex marito ha accettato di accollarsi 2 terzi della somma, ma io mi sento appesa a un filo. E se lui smettesse di pagare? E se mi chiedessero altri soldi? Intanto ho dovuto rinunciare a un impianto ai denti, perché non posso far mancare nulla alle mie figlie di 17 e 19 anni. E, per una persona ligia alle regole come me, è stato umiliante essere trattata dagli esattori come una pirata della strada».

Alberto G., 70 anni, di Roma: «Devo a Equitalia 380.000 euro: è una pistola puntata alla testa»

«Per 45 anni ho avuto un negozio di alimentari, ma l’affitto era aumentato, non ce la facevo più, così nel 2009 ho chiuso» confida Alberto con voce sommessa. Finché, a gennaio, è scoppiata quella che definisce “una bomba atomica”: una cartella di Equitalia da 380.000 euro. «Sapevo di avere debiti per tasse e contributi non pagati quando ero in difficoltà economiche: qualcosa avevo già saldato. Sospettavo anche che il mio commercialista avesse commesso irregolarità, ma quella cifra superava ogni immaginazione». Affiancato dal Movimento difesa del cittadino-Roma Ovest, Alberto sta facendo ricorso e vive nell’attesa: «È come avere una pistola puntata alla testa. All’inizio ero talmente confuso che parlavo da solo per strada. Ho pensato al suicidio, ma lascerei nei guai una moglie e 3 figli senza risolvere nulla. Prendo 1.000 euro al mese di pensione, mia moglie 500: quale banca mi presterebbe mai una somma simile per ripagare il debito? Abbiamo ancora il mutuo per la casa ed è triste pensare che, dopo una vita di lavoro, potremmo non lasciare nulla ai nostri figli perché rischiamo di perderla. Sono pure arrivato al punto di pensare che se mi permettessero di andare in carcere, invece di pagare, accetterei volentieri».


Mariangela C., 53 anni, di Napoli: «Per la vendita di un vecchio terreno mi chiedono 77.000 euro»

«Avevo acquistato 2 appartamenti: uno per me, l’altro da affittare per coprire il mutuo. Ma gli inquilini non pagavano, l’azienda per cui lavoravo mi ha prepensionata, io sono vedova e ho dovuto farmi aiutare da mia madre per la rata da 1.078 euro al mese». Mariangela sperava che i suoi problemi finissero qui: invece lo Stato ha bussato alla sua porta chiedendole 77.000 euro e mettendole un’ipoteca sulle case. «Sostengono che, vendendo un terreno tanti anni fa, io abbia dichiarato una cifra inferiore a quella incassata: è falso» dice trattenendo le lacrime. «Con l’aiuto degli Angeli della Finanza ho impugnato la cartella esattoriale e attendo la prima udienza a gennaio. Mia figlia non sa nulla: sta per partorire, non voglio deprimerla. Mi sembra di avere un cappio al collo, passo le giornate tra avvocati e attacchi d’ansia, non dormo. Mi ripeto che ho sbagliato, che non dovevo volare alto comprando 2 case... Ci vuole un attimo a perdere la testa.Ma poi penso che non sono sola e ho ancora un tetto: altri non possono contare su nessuno».


CHI SI SALVERA' CON L'ADDIO A EQUITALIA?
Nel luglio 2017 Equitalia verrà sostituita da una sezione dell’Agenzia delle entrate. La legge arriverà a fine anno, ma pare già certa la sanatoria sulle cartelle notificate dal 2000 al 2016: presentando la domanda entro marzo, i debiti saranno liberati da interessi e sanzioni e si potranno estinguere in un’unica soluzione o in 5 rate (3 nel 2017 e 2 nel 2018) con interessi  al 4,5%. «Chi deve meno  di 5.000 euro dovrebbe approfittarne» consiglia Ilaria Moretti di Federconsumatori. «Per chi ha somme più ingenti, meglio rivolgersi a esperti per capire se conviene chiedere un prestito in banca per estinguere il debito. Quando si richiede la rottamazione delle cartelle bisogna essere certi di riuscire a saldare: se si tarda con  una rata vengono riaddebitate le maggiorazioni e ci si ritrova da capo». Il modulo DA1 per la domanda è già su gruppoequitalia.it.

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