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Pensioni, Ape al via dal 1° maggio 2017: ecco i punti certi

Si potrà andare in pensione prima, dal primo maggio del 2017, in via sperimentale e se si hanno i requisiti richiesti. Quali sono questi requisiti? E quanto si dovrà pagare di tasca propria? L'esperto fa chiarezza sull'Ape, in base a quanto è stato deciso nell'ultimo incontro che il governo ha avuto con i sindacati

L'accordo tra Governo e sindacati sull'anticipo pensionistico non c'è. L'incontro che avrebbe dovuto portare ad un'intesa si è concluso con la Cgil fortemente insoddisfatta soprattutto per i criteri dell'"Ape social", ossia quella che riguarda disoccupati e altre specifiche categorie di lavoratori. Ci arriveremo tra un attimo, ma prima vediamo di dare un quadro generale dei punti sui quali non dovrebbero esserci cambiamenti, visto che la materia dell’Ape Social è ancora oggetto di trattativa.

Potrò andare in pensione prima?

Sì, dal primo maggio del 2017, in via sperimentale e naturalmente se ne i requisiti. Il provvedimento riguarderà le pensioni di vecchiaia per lavoratori e lavoratrici nati tra il ’51 e il ’53 per l’anno prossimo e tra il ’52 e il ’55 dal 2018: potranno lasciare il loro posto di lavoro o interrompere la loro autonoma attività fino a 3 anni e 7 mesi prima di quanto non fosse previsto dalle regole precedenti, a patto che abbiano almeno vent’anni di contributi. Ma questa scelta avrà un prezzo: è su questa base che funziona l’Ape, l’anticipo pensionistico.

Insomma, dovrò pagare io?

Volendo semplificare la risposta è sì, anche se il meccanismo non è semplicissimo. Nel 2017 e nel 2018 l’età minima per lasciare il lavoro è di 66 anni e 7 mesi. Se, per esempio, volessi andare in pensione a 66 anni potrei farlo, ma quei 7 mesi che mancano sarebbero a carico mio: dovrei contrarre una sorta di mutuo che poi ripagherò nei vent’anni successivi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia e che quindi andrà a pesare sul mio assegno futuro.

Sì, ma i soldi chi me li presta?

Banche e istituti finanziari che aderiranno a una sorta di convenzione con lo Stato. Nel costo futuro c’è anche da considerare l’assicurazione che sarà obbligatorio stipulare nel momento nel quale decidessimo per l’Ape: coprirà il prestito nel caso morissimo prima di averlo restituito tutto.

Ma quanto dovrei pagare? E mi conviene?

Su questo c'è stata finalmente chiarezza. La penalizzazione sarà del 4,5% per ogni anno di anticipo. Nel caso fossero tre anni perderei quindi il 13,5%. Ma avrei anche un’altra variabile da valutare: nei mesi nei quali percepirò l’anticipo potrò scegliere di riceverlo più alto o più basso (tra il 55% e il 95% della pensione), un fatto che modifica il peso del prestito. Da tenere presente che, visto che la percentuale stabilita non permette di raggiungere la cifra necessaria a sostenere il peso del prestito e dell'assicurazione, il Governo si è impegnato a coprire la parte restante.

Mi potete fare qualche esempio?

Ipotizziamo di avere una pensione netta (teorica) da 1000 euro e di voler lasciare il lavoro a 63 anni. Ipotizziamo anche che nei 3 anni e 7 mesi prima della pensione vera e propria accettiamo di ricevere un cifra piuttosto bassa, il 50% del nostro assegno teorico, quindi circa 500 euro. L’assegno che incasseremmo allo scattare della pensione sarebbe di circa 850 euro. Nella stessa situazione, ma con un anticipo di due anni, l’assegno passerebbe a circa 910 euro.

E se sono disoccupata?

Il Governo ha previsto l’”Ape social”: riguarderà - stando a quanto riferito dai sindacati - disoccupati, disabili e parenti di disabili, maestre, operai edili, alcune categorie di infermieri, macchinisti e autisti di mezzi pesanti. Dovrebbe essere a costo zero grazie a bonus fiscali che annullano il costo del prestito, ma solo per chi ha un reddito inferiore ai 1.350 euro e solo dai 30 anni di contributi in su, ma lo scontro con i sindacati verte proprio su questo: le associazioni dei lavoratori ritengono che la soglia temporale sia troppo alta e quella del reddito troppo bassa.

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