Alzheimer, la cura più grande che ci sia

19 09 2017

L'Alzheimer coinvolge in Italia 700.000 pazienti e milioni di “caregivers”, familiari che si prendono cura di chi soffre di questa malattia. Lo scrittore Flavio Pagano, da poco in libreria con "Infinito Presente" (Sperling & Kupfer), ci racconta le storie di questa umanità

Qualche giorno fa, proprio alla vigilia dell’uscita del libro di cui mia madre è protagonista e nel quale racconto le spericolate, tragicomiche avventure della nostra famiglia alle prese con l’Alzheimer ("Infinito Presente", edito da Sperling & Kupfer), abbiamo dovuto ricoverarla in ospedale in seguito a un improvviso malore.

<p>Il nuovo libro di Flavio Pagano, <span>"</span><strong><a data-mce-href="http://www.mondadoristore.it/Infinito-presente-Flavio-Pagano/eai978882006273/" href="http://www.mondadoristore.it/Infinito-presente-Flavio-Pagano/eai978882006273/" rel="nofollow">Infinito Presente. Una storia vera di amore, Alzheimer e felicità</a></strong>" (Sperling & Kupfer). Lo trovi anche online: <a data-mce-href="http://www.mondadoristore.it/Infinito-presente-Flavio-Pagano/eai978882006273/" href="http://www.mondadoristore.it/Infinito-presente-Flavio-Pagano/eai978882006273/"><strong>clicca qui</strong></a>.</p> Credits: Sperling & Kupfer

Il nuovo libro di Flavio Pagano, "Infinito Presente. Una storia vera di amore, Alzheimer e felicità" (Sperling & Kupfer). Lo trovi anche online: clicca qui.

A sirene spiegate, nella notte, con le luci lampeggianti e il rombo di un velivolo dell’elisoccorso che aleggiava sopra di noi, quasi in un clima da film sul Vietnam, siamo sbarcati al pronto soccorso del più grande ospedale del Sud, e fra i più grandi d’Europa: il Cardarelli.

Codice rosso: iniziava una dura guerra di nervi destinata a durare tutta la notte. Poi, al mattino, la buona notizia. S’era ripresa, la spostavano in corsia.

Ci aspettava una lunga degenza, e ad un primo sguardo la situazione del reparto non sembrava molto confortante. Nei corridoi giravano, spuntati come dal nulla, venditori di mutande e calzette, finti missionari dediti alla questua, infermieri privati che si proponevano per la successiva assistenza domiciliare... E quando ho chiesto a un custode al pian terreno: «Scusi, dov’è il bar?», lui, come se niente fosse, m’ha mandato dal giornalaio: «Non vi preoccupate, quella sembra un’edicola, ma vende di tutto, sigarette comprese, e vi fa pure il caffè!»

Ma, accanto a tutto questo, che è quello che di solito finisce in cronaca, c’era tanto altro da scoprire. Il personale medico e paramedico non si risparmiava un secondo. E l’empatia, la generosità, l’umanità sono arrivate al punto che un pomeriggio, quando per un disguido mia madre è rimasta sola, le infermiere del reparto l’hanno cambiata e, spontaneamente, «per simpatia», le hanno regalato (e infilato) un pigiamino nuovo.

Quando ho rivisto mia madre, lei mi ha accolto con un sorriso che mi ha sciolto il cuore. Stava chiaramente meglio e la vicina di letto mi ha sussurrato: «Stanotte v’ha chiamato tutto il tempo... Poi ha cominciato a dire che in camera era entrato un uccello, che doveva stare attenta se no le rubano gli anelli, e dopo se ne voleva pure andare a casa!»

Io mi sono scusato: «Ha un filino di Alzheimer...».

«Non vi preoccupate...» ha sorriso lei.

«Mettimi a letto...» ha detto mia madre ad un tratto.

«Mamma, ma ci sei già...» ho risposto io. Poi la lotta (inutile) per farla mangiare. I mille capricci da bambina incanutita.

«Ti voglio bene!», ha esclamato all’improvviso, cercando di prendermi la mano, ma sbagliando sempre mira: «E tu?»

Quella domanda m’ha spiazzato. Non so perché, ma sono rimasto imbambolato, e la solita vicina è intervenuta: «Ma quanto ci vuole per rispondere?», m’ha rimproverato: «Glielo volete dire o no?»

«Certo che ti voglio bene, mamma» ho mormorato, e mi sono dovuto mordere il labbro per non commuovermi, mentre in un attimo mi scivolavano davanti agli occhi i ricordi di una vita, della sua mano che mi guidava, del suo sorriso sempre pronto a sostenermi, della sua ombra ai piedi del mio letto, incrollabile e insonne, quando il malato ero io. Lei ha accennato ancora un sorriso, poi è scivolata di nuovo nel suo delirio di ricordi confusi e fantasie alla buona.

Stava meglio e la lezione, ancora una volta, era quella di sempre: la terapia migliore che esista è l’amore, l’unica capace di curare al tempo stesso chi la riceve, e chi la somministra.

Le altre storie:

1. Il giorno che mia madre non mi ha riconosciuto

2. L'istituto dove i pazienti si sentono a casa

3. Accanto a chi è malato fino all'ultimo respiro

4. La mia mamma malata mi ha accompagnato all'altare

5. La nonna che non ricorda mai che giorno è

6. Quando si arriva a dire: «Non ce la faccio più»

7. Com'è vivere accanto a chi c'è ma non c'è più

8. Perché la casa di riposo fa paura

9. Alzheimer, prevenirlo (un po') forse si può

10. L'Alzheimer è un ladro bastardo (ma misericordioso)

11. Anche un sogno aiuta a stare meglio

12. La casa dove i nonni tornano bambini

13.Il ruolo eroico delle famiglie dei malati

14. Innamorarsi a 90 anni si può

15. Quel Natale lontano della mia mamma

16. Cosa pensa una madre (con l'Alzheimer) dei propri figli...

17. Quando l'Alzheimer strappa un sorriso

18. Alzheimer, la mia mamma e la sua bambola Eva

19. Cosa prova un malato di Alzheimer

20. La mia mamma ha suonato il piano

21. Alzheimer, il punto sulle cure

22. Il cuore di una vecchia mamma con l'Alzheimer

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