Alzheimer, prevenirlo (un po’) forse si può

15 09 2016 di Flavio Pagano

L'Alzheimer coinvolge in Italia 700.000 pazienti e milioni di "caregivers”, familiari che si prendono cura giorno e notte di chi soffre di questa malattia. Lo scrittore Flavio Pagano ci racconta le storie di un'umanità che non conosciamo. Qui pubblichiamo la nona puntata.

Si può fare qualcosa per migliorare il benessere del nostro cervello, e cercare di preservarlo in buona salute? È una domanda importante, soprattutto quando si parla di Alzheimer.

La risposta è sì, e a questo proposito abbiamo chiesto spiegazioni alla psichiatra Maddalena Apuzzo, dirigente medico del Centro di salute mentale di Fano.

Di solito, infatti, ci occupiamo molto più del corpo che della mente, e ci sentiamo più o meno tutti ferrati in materia di diete e di fitnes. Ma, anche se il saggio proverbio “mens sana in corpore sano” rimane un fondamentale punto di riferimento, non dobbiamo dimenticare che malattie come l’Alzheimer rappresentano una delle più grandi sfide che la nostra società si trova e si troverà ad affrontare, e che la nostra salute dipende innanzi tutto dal cervello.

È possibile in qualche modo prevenire o ritardare le malattie che colpiscono il sistema nervoso? Esistono norme di “igiene” quotidiana, esercizi, che possono aiutarci a mantenere il cervello in buona salute?

Per tenere in cervello in buona salute sono importanti una regolare attività fisica che migliora il flusso di sangue nelle aree cerebrali che modulano la memoria e l'attenzione; una corretta igiene del sonno; le tecniche di rilassamento che riducono la produzione di cortisolo, ormone che causa morte neuronale; diete povere di colesterolo e con modiche quantità di alcol. Fondamentale è utilizzare la realtà circostante come una palestra per la mente. Allenarsi quotidianamente con la lettura, i cruciverba, i quiz, i calcoli a mente, tenersi aggiornati, imparare nuovi vocaboli, ascoltare la musica sono tutte attività che migliorano la plasticità delle sinapsi.

A volte la nostra mente ci dà segnali di stanchezza, per esempio attraverso piccole dimenticanze: quali sono i sintomi legati alla memoria che possono suggerire di rivolgersi al medico?

Piccole dimenticanze possono verificarsi nella vita quotidiana, soprattutto nei momenti di stress in cui alti livelli di ansia possono indebolire momentaneamente le capacità di attenzione e concentrazione. Ma quando si verificano frequentemente episodi di perdita di memoria di eventi recenti, o di disorientamento, oppure di difficoltà di esecuzione di gesti routinari, è bene rivolgersi al proprio medico e sottoporsi a test neurocognitivi. Semplici test in grado di individuare problematiche organiche ancor prima che siano evidenti alle indagini strumentali.

L’Alzheimer è e sarà una grande emergenza. C’è un altro aspetto, allora, e questa volta di “igiene sociale”, che va affrontato. Spesso, infatti, i malati di Alzheimer, come i pazienti psichiatrici, sono oggetto di discriminazione: perché il rapporto della società con la malattia mentale è così difficile?

Perché si parte dal presupposto, profondamente errato, che esista una stretta correlazione tra malattia mentale e pericolosità. Per esempio, quando i media riferiscono certi fatti di cronaca, la tendenza è quella di rassicurare la “collettività sana” attribuendo esclusivamente al malato mentale, “l'alieno”, la capacità di compiere atti violenti. Inoltre, contrariamente a ogni evidenza scientifica, è ancora oggi radicata l'idea che i disturbi mentali siano diversi dalle altre patologie mediche e siano tutti incurabili, cronici e tendenti a peggiorare nel tempo. I due concetti discriminanti di “pericolo” e “incurabilità” purtroppo spostano il focus dalla cura del paziente alla più tranquillizzante custodia.

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Già, la custodia. Tema delicatissimo in materia di Alzheimer, dove spesso la cura offerta dai centri che accolgono i malati altro non è che una brutale sedazione che li tiene a letto dalle sei del pomeriggio fino al mattino dopo. Vigiliamo sempre sui nostri cari, se siamo stati costretti ad affidarli a una struttura specializzata. E soprattutto, finché è possibile, cerchiamo ti tenerli con noi.

Lo scrittore Flavio Pagano ha cominciato a occuparsi di Alzheimer quando la malattia ha toccato la sua vita, colpendo la madre, esperienza da cui è nato il romanzo-verità Perdutamente (Giunti). Questa è la nona storia di una serie, "Mai soli", che vuol raccontare e ascoltare l’universo parallelo che è l’Alzheimer. L'universo di coloro che ne sono colpiti e di chi li assiste, perché curare vuol dire prima di tutto prendersi cura dell’altro. 


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