Alzheimer, quel Natale lontano della mia mamma

05 12 2016 di Flavio Pagano
Credits: Alex Tennapel

L'Alzheimer coinvolge in Italia 700.000 pazienti e milioni di “caregivers”, familiari che si prendono cura giorno e notte di chi soffre di questa malattia. Lo scrittore Flavio Pagano ci racconta le storie di un'umanità che non conosciamo. Qui pubblichiamo la quindicesima puntata

Da quasi un mese a casa mia si parla del Natale. Del Natale, al quale mancano pochi giorni. O che è appena passato. Mia madre, che soffre di Alzheimer, non si è decisa ancora, non prende una posizione definita: non sa se siamo al 20 dicembre o al 10 gennaio.

Oggi ha scelto la prima soluzione. Per lei al Natale mancano pochi giorni, forse poche ore.

Ma non è il Natale del 2016. È quello del 1943.

In quegli anni lei si era spostata con la famiglia in un paesino del Cilento, Petina. Lì, per una strana coincidenza, sorge oggi “Centro Lucrezia”, un centro per anziani del quale mi è capitato di occuparmi, per la delicatezza straordinaria con cui Ida Giannattasio lo dirige, in questa stessa rubrica.

La coincidenza mi ha colpito molto: in quello stesso paesino di mille anime, delizioso come un presepe, mia madre passò l’inverno più freddo della sua vita. Così freddo che dopo 76 anni (riflettete su questo numero, è quasi un secolo, e si scivola dalla storia nella Storia) lei se ne ricorda ancora. C’era la neve alta, e di casa quasi non si usciva.

A un tratto la memoria le sovviene, mi guarda, non so se mi riconosce, ma racconta: «Faceva un freddo!», e ride. «Io sferruzzavo notte e giorno, volevo fare un maglione di lana per il mio fidanzato Peppino».

«E ci sei riuscita?» le domando.

«La lana non si trovava...» mormora lei, contrariata. «Non si trovava niente a quei tempi! C’era una miseria, una fame...».

Di nuovo, chissà perché, ride.

Mi guarda un po’ perplessa, poi aggiunge: «Ma tu sei mio figlio?».

«Sì» le rispondo. «E non ti ricordi quel maglione di tuo padre, quello grigio?»

«Mamma, forse non ero nato...».

«Non eri nato?» ripete stranita. Sento che di nuovo sta scivolando via, e non dalla storia nella Storia, bensì dalla realtà che condividiamo in quel mondo solo suo, dove tutto è vero e tutto è inventato. Simile, in fondo, a quello delle favole.

Aveva 17 anni, nel 1943. C’era la guerra, ma lei pensava all’amore. E ci pensa anche adesso.

«Devo finire il maglione per Natale!» si dispera:. «Quando torniamo a Napoli? Bombardano ancora? Non m’importa, andiamo, voglio tornare a casa!».

Non c’è verso di calmarla. Deve finire il maglione e deve regalarlo al fidanzato. A quel ragazzo che un giorno sarebbe diventato mio padre.

Vengo, in fondo, anche da quell’inverno. Vengo da questa donna forte, che non ha avuto paura di nulla, pronta ad affrontare la guerra per inseguire il suo amore. Questa donna che non ha paura adesso della malattia, della vecchiaia e nemmeno della morte.

«Gliel’ho promesso» dice con fermezza. «E lo farò. Dovessi cecarmi gli occhi, finirò quella maglia! E poi, se troviamo la lana, ne faccio uno pure a te, va bene?».

La ringrazio. Chissà chi pensa che io sia. Ma mentre esco dalla stanza, mi chiama, e di nuovo mi domanda.

«Ma tu sei mio figlio?».

«Sì» le rispondo.

E lei mi sorride. Per un attimo è di nuovo mia madre: lo so, perché quel sorriso non mi ha mentito mai.


Lo scrittore Flavio Pagano ha cominciato a occuparsi di Alzheimer quando la malattia ha toccato la sua vita, colpendo la madre, esperienza da cui è nato il romanzo-verità Perdutamente (Giunti). Questo è il quindicesimo intervento di una serie, "Mai soli", che vuol raccontare e ascoltare l’universo parallelo che è l’Alzheimer. L'universo di coloro che ne sono colpiti e di chi li assiste, perché curare vuol dire prima di tutto prendersi cura dell’altro. 

Le altre storie:

1. Il giorno che mia madre non mi ha riconosciuto

2. L'istituto dove i pazienti si sentono a casa

3. Accanto a chi è malato fino all'ultimo respiro

4. La mia mamma malata mi ha accompagnato all'altare

5. La nonna che non ricorda mai che giorno è

6. Quando si arriva a dire: «Non ce la faccio più»

7. Com'è vivere accanto a chi c'è ma non c'è più

8. Perché la casa di riposo fa paura

9. Alzheimer, prevenirlo (un po') forse si può

10. L'Alzheimer è un ladro bastardo (ma misericordioso)

11. Anche un sogno aiuta a stare meglio

12. La casa dove i nonni tornano bambini

13.Il ruolo eroico delle famiglie dei malati

14. Innamorarsi a 90 anni si può

Riproduzione riservata