Vaccinazioni obbligatorie per gli asili dell’Emilia Romagna

23 11 2016 di Oscar Puntel
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Presto potrebbero introdurre norme simili anche Lombardia, Toscana e Marche. Si tratta di alzare la copertura vaccinale minima nella popolazione infantile. Dal 2012, 6 bambini italiani su 100 non si vaccinano

Adesso è legge: per poter frequentare gli asili nido dell'Emilia-Romagna i bambini dovranno essere vaccinati. L'Emilia Romagna è la prima regione a chiedere ai bambini in ingresso nei suoi asili nido di essere in regola con le vaccinazioni obbligatorie per legge. Niente certificato, niente accesso ai servizi educativi per bambini da zero a tre anni. 

Per la salute dei bambini
“Abbiamo a cuore la salute dei bambini, a partire dai più deboli e dai più fragili" spiega Stefano Bonaccini, presidente delal Giunta dell'Emilia Romagna. "Dobbiamo tutelare i bambini immunodepressi, affetti da gravi patologie, malati di tumore: vaccinando tutti proteggiamo anche loro, che ne hanno ancora più bisogno”.

I bambini immunodepressi sono quelli sprovvisti di difese immunitarie o ce le hanno molto basse. Sono quindi più esposti a malattie. Si trovano in questa condizione, per esempio i bambini affetti da tumori o quelli con patologie croniche (come diabete, insufficienza cardiaca, fibrosi cistica) . “Non vogliamo mettere vincoli inutili ma garantire il massimo della salute alla nostra comunità. Siamo la prima Regione a farlo e lo facciamo con convinzione”, ha commentato il presidente.

Quali sono le vaccinazioni obbligatorie?
In Italia ci sono quattro vaccinazioni obbligatorie: difterite, tetano, poliomielite ed epatite B; poi ci sono numerose altre raccomandate, ma non per questo meno importanti e utili, prodotte in tempi più recenti. In Emilia Romagna, si chiederà  il rispetto di qualcosa che è già obbligatorio per legge.

Minimo vaccinale
“Il vero problema italiano – ci commenta il professor Pietro Ferrara, della Società italiana di Pediatria – è che siamo sotto la soglia minima della copertura vaccinale: negli ultimi anni, siamo sotto il 95%”. Un andamento che va avanti dal 2012. Secondo le stime del Ministero della Salute, quasi 6 bambini su 100 non hanno alcun tipo di copertura. “Introdurre una misura di questo tipo è un modo per 'controllare' questi bambini, perché non sfuggano a una profilassi che viene fatta per il loro bene”, aggiunge il pediatra. I piccoli che vivono in comunità dove il tasso di vaccinazione è basso corrono un rischio ancora più elevato di contrarre le malattie, dal momento che vi è una maggiore circolazione di un agente infettivo. “Le vaccinazioni vanno fatte, senza farsi prendere dalle dicerie e dalle bufale che si sentono in giro. Un obbligo scolastico di questo tipo aiuterebbe anche le statistiche nazionali a tornare sopra il livello di guardia, cioè oltre il 95% di copertura. È limite oltre il quale si può dire che la popolazione infantile è sufficientemente protetta”.

Malattie mai sconfitte
Se in Italia non registriamo più casi di poliomielite e difterite o i casi di tetano e di epatite B si sono notevolmente ridotti, non significa che il rischio sia scomparso totalmente. I movimenti delle persone e cambiamenti climatici hanno determinato l’emergere di malattie infettive importanti. Prendiamo la difterite, la cronaca ci ha raccontato di due casi di bambini deceduti per questa patologia: un bambino di 6 anni di Olot (Barcellona) nel giugno 2015 e uno di 3 anni di Anversa (Belgio) nel marzo 2016. In entrambi i casi i genitori avevano deciso di non vaccinare i figli. Eppure Spagna, Belgio, ma anche Italia, non registravano casi di difterite da diversi anni.

Come funzionerà in Emilia Romagna?
Queste vaccinazioni - che sono obbligatorie e gratuite per la famiglie - saranno richieste a partire dall'anno scolastico 2017-2018. Ci sarà quindi un anno di tolleranza, per permettere a tutti i bambini di aggiornare i loro certificati. La trasmissione dei documenti che attestano le avvenute vaccinazioni verrà gestita direttamente dal Servizio sanitario regionale con i nidi. Senza scartoffie in più per la famiglia. Anche Lombardia, Toscana e Marche pensano a leggi del genere.

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