Attentato di Nizza, la Procura: “Non postate immagini sui social”

15 07 2016 di Oscar Puntel

L'appello delle autorità francesi: altrimenti facciamo il gioco dei terroristi

“Non postate foto sui social dell'attentato di Nizza. Non diffondetele. Siate responsabili”, è l'appello delle autorità francesi. La prefettura della città della Costa Azzurra l'ha diramato dopo che, su facebook e su twitter, hanno cominciato a circolare immagini e filmati, anche molto cruenti, della scena dell'attentato.

E' il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, festa nazionale in Francia. Verso le 22.30, un attentatore a bordo di un camion irrompe sul lungomare, spara e investe: ha ucciso più di 80, fra turisti e francesi. Persone comuni che stavano assistendo a uno spettacolo di fuochi artificiali

Perché non postare le immagini dell'attentato?
Ci spiega Armando Sanguini, senior advisor dell'Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale: “Bisogna scoraggiare l'effetto imitativo. L'informazione è ormai diventata globale, le immagini sono diventate globali. E il twittare o postare su facebook scene dell'attentato, anche in buona fede, è uno stimolo formidabile per i terroristi: quegli scatti sono una spinta a ripetere l'atto, a imitare per ottenere lo stesso risultato. Isis poi si avvale proprio dei social network per reclutare i suoi guerrieri. Quelle immagini servono anche a raccogliere seguaci in giro per il mondo”

Le immagini e la propaganda
“Uno degli obiettivi principali di un attentato terroristico – ci spiega Arturo Varvelli, ricercatore dell'Ispi - è propagandare il messaggio dell'Isis, la lotta contro noi occidentali e infedeli, che veniamo considerati la causa delle loro condizioni. Nella diffusione del suo messaggio al mondo, le immagini, i video, le scene del camion che taglia la folla, influenzano più delle parole scritte”. Perché? “Semplicemente perché, per loro, è la prova concreta che l'attentato ha portato dei risultati, che l'obiettivo è stato raggiunto. Il terrorismo dello Stato islamico è in buona parte propaganda, che si alimenta e si diffonde grazie a immagini e video degli attentati. Questi post sui social sono benzina sul fuoco della vendetta e dell'odio dei terroristi. La loro propaganda si nutre proprio di quello che circola in rete: una narrazione precisa, costruita, dove gli occidentali, gli infedeli, sono la causa delle condizioni di povertà in cui vive la comunità musulmana”, aggiunge Vervelli.

Polemiche su fb e tw
Prima che arrivasse l'appello della Procura di Nizza, sui social erano già circolate delle polemiche. Su Twitter e su Facebook, poche ore dopo gli attentati, erano state pubblicate immagini molto crude ed esplicite dell'attentato. Sull'account "Newswire" di Facebook (curato da un team ad hoc per dare ai giornalisti materiale verificato su fatti di attualità) era comparso un video di un utente Instagram che mostrava la carneficina del camion sulla Promenade e in cui erano visibili anche cadaveri potenzialmente riconoscibili. Filmato poi ritirato proprio in seguito alle lamentele di numerosi utenti. Così come fra i video postati su twitter, quello pubblicato dall'account @wikileaks (che ora risulta rimosso dalla fonte, YouTube) ha suscitato molti commenti di disappunto. Mostrava immagini agghiaccianti di corpi senza vita sul selciato.

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