Bimbi in auto, il seggiolino può salvarli due volte  

12 06 2017 di Lorenza Pleuteri

Da oltre due anni e mezzo giace alla Camera una proposta di legge per rendere obbligatoria l’installazione di dispositivi sonori a bordo macchina, in modo da evitare che mamme e papà si “dimentichino” i figli sui sedili posteriori. Verrà approvata a breve?

E’ successo di nuovo, questa volta vicino ad Arezzo. Una madre ha “dimenticato” la figlia in macchina ed è andata a lavorare in municipio, lasciando la piccola  a bordo. Nessun passante se ne è accorto. Quando la donna è tornata a prendere l’auto, sei ore dopo, la bimba era morta. Si chiamava Tatiana, aveva 18 mesi. Mamma Ilaria,  iscritta al registro degli indagati per omicidio colposo, un atto tecnico e dovuto, pensava di averla accompagnata al nido, come ogni mattina. Gli esperti la chiamano “amnesia dissociativa”.

Negli anni scorsi c’erano già stati tragici casi simili. Purtroppo la situazione potrebbe ripetersi anche in futuro. In commercio si sono app e accessori per contrastare vuoti di memoria e abbandoni involontari ma sono poco diffusi, a volte costosi, comunque facoltativi.  

Quali soluzioni si potrebbero attuare?

Per evitare altri drammi e altri lutti, il 10 ottobre 2014 otto deputati avevano scritto e presentato una proposta di legge, breve, semplicissima. Suggerivano di integrare il Codice della strada con una aggiunta ad hoc: rendere obbligatoria l’installazione di un dispositivo d’allarme per segnalare la presenza di un bimbo nell’ovetto ancorato ai sedili posteriori di una vettura.

Il dispositivo salva bimbi è già stato brevetatto

Nel testo di accompagnamento si parlava di urgenza e si richiamava la storia devastante di Andrea, padre di Luca, 2 anni, scordato in auto alla periferia di Piacenza e trovato anche lui senza vita. Si accennava anche all’esistenza di un congegno ideato da un gruppo di studenti aretini e brevettato in Italia:  “Il seggiolino salva bimbi, un dispositivo che scatta quando si spegne il motore e si chiude la portiera dell'automobile”. Basterebbe poco, insomma. E il fastidio sarebbe minimo, per chi non si distrae e non ha black out. Un po’ come le cinture di sicurezza. Se ci si dimentica di allacciarle, parte implacabilmente un cicalino.

La proposta si è arenata: perché?

Il disegno di legge per la tutela dei più piccoli, anziché marciare spedito, si è arenato. Perché? Quanti bambini morti si devono contare per dargli corso? Risponde l’onorevole Gianni Melilla, di Articolo 1 – Movimento democratico progressista, primo firmatario e presentatore del ddl. “Sul contenuto  – dice - c’era l’unanimità. Sarebbe stato approvato senza intoppi, così come era. Il presidente della commissione Trasporti,  Michele Meta, ha deciso invece di metterlo insieme agli altri disegni di legge che prevedono modifiche al Codice della Strada, alcuni seri e condivisi, alcuni no. Le proposte più disparate sono confluite in un solo testo unificato. Questo assemblaggio è andato in aula. Non essendoci l’accordo su parte dei punti trattati, è stato rimandato in commissione Trasporti per la discussione”. E qui si è piantato. Ora se ne torna a parlare.  

La promessa: “Sbloccheremo e  approveremo il disegno di legge"

Che cosa si può fare, andando oltre le chiacchiere e le giustificazioni? “E’ vero – ammette Melilla - c’è stata sciatteria, sottovalutazione. Proveremo a rimediare e in fretta. Martedì  chiederò alla commissione Trasporti di riprendere in mano il ddl ‘salva bimbi’ e di procedere in funzione ‘deliberante’: votare la proposta di legge direttamente in commissione, senza andare in aula. Nel giro di una settimana sarebbe approvata e passerebbe al Senato, con tempi analoghi. Prima della pause estiva del Parlamento, insomma, potremmo avere la nuova norma”. Parole al vento?  O promesse che saranno mantenute? “La politica  -sostiene sempre il deputato Mdp  - deve stare anche in queste cose, solo apparentemente piccole. Salvare vite non ha una connotazione ideologica, partitica. E’ una questione di umanità. Diranno tutti di sì, ne sono certo”.

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