La copertina del nuovo libro di Jonathan Franzen Purity (Einaudi)

Cosa succede quando si rompe l’iPhone

Si discute molto se stare connessi o meno. Sappiamo tutti quanto i social siano diventati importanti nella nostra vita, anche per trovare l’anima gemella. Qualsiasi lavoro implica l’uso della rete. Si parla addirittura di “rehab tecnologici”, cliniche in cui si curi la dipendenza dal web, al pari dell’alcolismo o delle droghe.

Cosa succede se l’iPhone si rompe all’improvviso? In questi giorni d’isolamento tecnologico forzato ho imparato qualcosa, che vorrei condividere con voi. A parte il panico – avrò perso tutti i dati, le foto, i messaggi? Dovrò cambiare il telefono e con quali soldi? Chi me lo sistemerà? –, resta un effetto detox, che vorrei replicare.

Per la prima volta, negli ultimi anni, ho fatto un aperitivo con una persona guardandola sempre in faccia, senza distrazioni esterne. Nessuna chat con un altro, nessuna email di lavoro, nessuna foto su Instagram, nessun tweet sui grandi temi dell’umanità. Anche questa persona, meno dipendente dalla tecnologia di me, mi prestava attenzione. Ci siamo detti cose che altrimenti sarebbero state inframmezzate da un whatsapp o da uno status di Facebook.

Negli stessi giorni in cui il mio iPhone non funzionava ho scritto senza soluzione di continuità. La concentrazione è sempre altissima, ma ha ragione il bestsellerista americano Jonathan Franzen, quando si chiude in uno studio privo di internet per scrivere i suoi romanzoni, che raccontano nel bene e nel male i nostri tempi. Su Donna Moderna ci occuperemo di Purity (Einaudi, nella foto la copertina), primo consiglio del nostro Club della lettura: una grande storia di personaggi in crisi e di crisi della società, che non risparmia critiche alla rete. La “lezione” che vorrei riprodurre, e che consiglio a tutti, è di mettere più spesso il telefono in borsa, in particolare se stiamo vivendo la vita vera o comunque, sovrapporla meno con quella virtuale.

«Ho paura di restare senza cellulare perché potrebbe piacermi», mi ha detto un altro scrittore, Alessandro Robecchi. Il suo nuovo giallo, Di rabbia e di vento (Sellerio), è il secondo consiglio letterario di questo post. Due autori molto diversi, lui e Franzen, uniti dallo sguardo critico sul mondo, senza mai perdere la speranza che le cose vadano meglio.

E voi, quanto riuscite a stare disconnessi? Quando vi disconnettete?

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