Ragazza bionda al supermercato

Etichette alimentari: obbligo di indicare calorie, grassi e zuccheri

Scatta l'obbligo della dichiarazione nutrizionale sulle etichette di prodotti alimentari confezionati. Ecco tutte le indicazioni che d'ora in poi troveremo sui prodotti, dopo l'entrata in vigore dell'ultimo blocco di un Regolamento europeo

D’ora in poi, in qualità di consumatori di prodotti alimentari, saremo più informati e consapevoli. Entra infatti a pieno regime, dopo una serie di tappe intermedie, il Regolamento europeo sull’etichettatura di cibi e alimenti confezionati. Alcuni produttori avevano già provveduto da mesi ad applicare le ultime diposizioni, altri lo hanno fatto in extremis. Nuovi obblighi si aggiungono a prescrizioni in vigore da tempo.

Quali sono gli elementi nutrizionali obbligatori?

Nelle etichette devono essere riportate anche le indicazioni su valore energetico e sulla quantità di grassi (con la sottovoce acidi grassi saturi), di carboidrati (con il parziale degli zuccheri), di proteine e sale.

Quali sono gli elementi nutrizionali facoltativi?

La dichiarazione nutrizionale può essere integrata, facoltativamente, con informazioni su acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, polioli, amido, fibre, sali minerali, vitamine.

Com'è indicato il valore energetico?

L’indicazione del valore energetico va riferita a 100 grammi o 100 millilitri dell’alimento, oppure alla singola porzione. Il valore energetico è espresso in percentuale in rapporto alle assunzioni ipotizzate per un adulto medio, cioè circa 2000 calorie al giorno.

Perché è importante per noi consumatori?

Più che positivo il commento di Giorgio Donegani, nutrizionista: “L’obbligo di indicare gli elementi nutrizionali permette al consumatore di conoscere il profilo nutritivo di quello che acquista e che mangia, senza farsi condizionare dalle tendenze del momento, dai commenti letti sul web o dalle bufale che girano. Da qualche tempo – esemplifica - va di moda dire: ‘Senza olio di palma’. Il consumatore bada a quello e non va invece a vedere se nel prodotto scelto sono presenti grassi. Adesso abbiamo a disposizione tutte le informazioni. Ci sono alimenti  - altro esempio - ‘senza zuccheri aggiunti’. Poi, se si legge l’etichetta, si scopre che gli zuccheri sono negli ingredienti. È il caso dei succhi di frutta. Ecco che allora,  sapere che cosa c’è dentro una confezione, implicare fare scelte consapevoli”.

Le molte voci obbligatorie - ulteriore considerazione dell’esperto - “sono uno strumento in più per organizzare il piano alimentare di una giornata.  I principi nutrizionali necessari – osserva ancora il nutrizionista - possono essere distribuiti e riequilibrati nei vari pasti quotidiani”.

Quali sono i prodotti esentati?

L'obbligo di etichettatura nutrizionale non è previsto per i prodotti ortofrutticoli freschi e i mono ingrediente non trasformati o solo stagionati; le farine, le acque, aromi, spezie, erbe, dolcificanti, gomme da masticare, integratori alimentari. Sono  esclusi dall’obbligo anche i  preincartati (gli alimenti porzionati dai reparti interni del supermercato) e i cibi contenuti in confezioni piccole, con superficie inferiore ai 25 centimetri quadrati

Come sono e dove si trovano le scritte? 

Tutte le indicazioni vanno scritte in caratteri leggibili. L’altezza minima deve essere di almeno 1,2 millimetri (0,9 per le confezioni più piccole). Se la superficie della confezione è inferiore a 10 cm quadrati è sufficiente riportare le notizie essenziali. L’elenco degli ingredienti può essere indicato anche con altre modalità (ad esempio negli scaffali) e deve essere sempre disponibile su richiesta del consumatore.

LE INDICAZIONI OBBLIGATORIE

Gli allergeni

La presenza di allergeni deve essere evidenziata con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti per dimensioni, stile o colore, in modo da permettere di visualizzarla rapidamente. Ecci quali sono. Cereali contenenti glutine: grano, segale, orzo, avena, farro; crostacei e prodotti a base di crostacei; uova e prodotti a base di uova; pesce e prodotti a base di pesce; arachidi e prodotti a base di arachidi, soia e prodotti a base di soia, latte e prodotti a base di latte; frutta a guscio: mandorle, nocciole, noci, noci di acagiù, noci di pecan, noci del Brasile, pistacchi, noci macadamia e i loro prodotti; sedano e prodotti a base di sedano; senape e prodotti a base di senape; semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo; anidride solforosa e solfiti; lupini e prodotti a base di lupini e molluschi e prodotti a base di molluschi.

Anche i prodotti sfusi devono riportare obbligatoriamente l’informazione, “da segnalare – viene precisato in un opuscolo del ministero della Salute - anche sui prodotti somministrati in ristoranti, mense, bar ecc.”.

Il tipo di olio

Non sono più ammesse diciture generiche, come “oli vegetali”. Il tipo di olio contenuto nel prodotto deve essere riportato in etichetta in modo trasparente, preciso.  Esempi? Olio di palma, olio di cocco, olio di cotone ecc. Se gli oli o i grassi utilizzati sono stati idrogenati, è obbligatoria la scritta "totalmente o parzialmente idrogenato", a seconda dei casi.

Teina e caffeina

Le bevande e gli "energy drinks", con un quantitativo di caffeina superiore a 150 milligrammi per litro, oltre all’indicazione “tenore elevato di caffeina”, devono avere una esplicita avvertenza: “non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”.

Steroli e stanoli vegetali

Gli alimenti con aggiunta di fitosteroli e fitostanoli sulle confezioni dovranno avere la dicitura: “addizionato di steroli vegetali” o “addizionato di stanoli vegetali”. Andrà evidenziato che il prodotto è destinato esclusivamente a coloro che intendono ridurre il livello di colesterolo nel sangue. Inoltre si dovrà specificare che potrebbe non essere adeguato per le donne in gravidanza, in allattamento e i bambini di età inferiore a cinque anni.

Trattamenti subiti dagli alimenti

Accanto alla denominazione del prodotto, devono essere indicati lo stato fisico nel quale si trova o lo specifico trattamento che ha subito (ad esempio «in polvere», «ricongelato», «liofilizzato»,  «surgelato», «concentrato», «affumicato»). Per i prodotti congelati prima della vendita, che sono venduti decongelati, è obbligatoria la scritta: “decongelato”.

Data di scadenza e termine minimo di conservazione

Due le indicazioni che si possono trovare sulle confezioni, in relazione al consumo sicuro.

Data di scadenza: nel caso di prodotti molto deperibili, la data è preceduta dalla dicitura “Da consumare entro il”, che rappresenta il limite oltre il quale il prodotto non deve essere consumato.

Termine minimo di conservazione, tmc: nel caso di alimenti che possono essere conservati più a lungo si troverà la dicitura “Da consumarsi preferibilmente entro il” che indica che il prodotto, oltre la data riportata, può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore ma può essere consumato senza rischi per la salute. Conoscere la differenza tra data di scadenza e TMC può essere utile per evitare che un prodotto venga gettato quando ancora commestibile, riducendo gli sprechi.

Paese d’origine 

Questa indicazione, già obbligatoria per alcuni prodotti (carni bovine, pesce, frutta e verdura, miele, olio extravergine d’oliva), è stata estesa anche a carni fresche e congelate delle specie suina, ovina, caprina e avicola.

Indicazione "decongelato" 

Per carne e pesce congelati, e preparazioni congelate di carne e pesce congelato non lavorato, occorre indicare la data di congelamento. Per gli alimenti che sono stati congelati prima della vendita, e sono ceduti decongelati a chi li acquista, la denominazione dell'alimento deve essere accompagnata dalla dicitura "decongelato".

Presenza di acqua 

Anche la presenza di acqua superiore al 5 per cento, in carne, preparazioni a base di carne e prodotti della pesca venduti come filetti, fette, o porzioni, va indicata sull’etichetta. Non solo. Le porzioni, i filetti o le preparazioni composte da diversi pezzetti uniti con additivi o enzimi, devono specificare che il prodotto è ottenuto dalla combinazione di più pezzi (esempi: "carne separata meccanicamente", "pesce ricomposto"….). Devono essere riportate pure la presenza di proteine aggiunte e l’origine delle stesse.

Anche Coldiretti approva

Il completamento dell’applicazione del Regolamento europeo, secondo l’associazione di categoria, “è un passo importante per la trasparenza dell'informazione sulle caratteristiche dei prodotti che si acquistano, sulla base di parametri oggettivi, in una situazione in cui troppo spesso vengono esaltate impropriamente specifiche proprietà. In questo modo potranno essere fatte valutazioni oggettive e comparazioni tra i diversi prodotti presenti sugli scaffali, in un periodo in cui è giustamente aumentata la sensibilità dei cittadini sulle scelte alimentari. È sicuramente cresciuta infatti l’attenzione degli italiani per l’impatto che il cibo esercita sulla salute - prosegue Coldiretti - così come è evidente la diffusa consapevolezza che lo stile di vita, e in particolare lo stile alimentare a tavola, gioca un ruolo decisivo nell’insorgenza di alcune patologie”.

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