Famiglia ragazzo con genitori

Noi 40enni che chiediamo aiuto a mamma e papà

Per pagare il mutuo, finanziare un progetto, co-educare i figli: sono sempre di più gli over 35 che non possono fare a meno dei genitori. Li chiamano “generazione boomerang”. Ecco il loro identikit

Tornare a chiedere l’aiuto dei genitori dopo aver cercato di rendersi indipendenti. È quello che sta succedendo a tanti 35-40enni di oggi: la cosiddetta “generazione boomerang”. I sociologi d’Oltreoceano hanno coniato il termine nel 2010. «Prima il fenomeno riguardava soprattutto i 30enni, ora coinvolge anche i nati negli anni ’70» spiega Rossella Palomba, demografa del Consiglio nazionale delle ricerche. «Per queste persone i genitori sono una stampella e la famiglia diventa un elastico, che si allarga o si stringe a seconda delle necessità».

È colpa della crisi?
Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha sottolineato come in Italia un under 35 su tre non abbia un impiego. «La recessione ha contato, acuendo un problema esistente: la disoccupazione giovanile è una piaga da 15 anni» dice la demografa Rossella Palomba. «Se l’ingresso nel mondo del lavoro si posticipa e gli stipendi sono bassi, un’ampia fetta della popolazione non ha risparmi: basta un imprevisto come un contratto non rinnovato o una separazione per ritornare in famiglia. I grandi scogli sono l’assenza di welfare e di aiuto dalla banche. All’estero funziona il prestito d’onore, che viene concesso senza garanzie e al 100% della somma. Dovrebbe diventare realtà anche da noi».

C’è differenza tra Nord e Sud
«Da Napoli in giù i 30enni lamentano difficoltà maggiori a trovare una propria indipendenza, ma l’aiuto della famiglia è quasi una routine» nota Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di comunità all’università Cattolica di Milano. «Nell’Italia settentrionale c’è un clima culturale ostile: resiste l’idea che la carriera sia una scalata senza intoppi e, quando qualcosa non va, appoggiarsi alla famiglia di origine per inseguire sogni e lavoro genera un senso di inadeguatezza e fallimento».

Come si gestisce la frustrazione
Genitori e figli vivono questo momento con sentimenti ambivalenti, soprattutto quando ritornano a convivere. «Bisogna rinegoziare rapporto, regole ed equilibri» continua l’esperta. «Per esempio, dare i soldi ai figli per comprarsi una casa o per iniziare un’attività in proprio non significa per forza mantenerli a vita, ma investire sul futuro di tutti e considerare quel gesto un’avventura condivisa che sviluppa la generosità. Così la famiglia non è più una stampella, ma diventa una rete in cui tutti si aiutano a vicenda».

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