Il gioco è necessario come il sesso

23 03 2016 di Giampaolo Cerri
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Proprio così: giocare attiva la medesima area del cervello che presiede alle necessità vitali come la nutrizione o la riproduzione

Un team di neuroscienziati italo-olandesi, guidato da Viviana Trezza, farmacologa del Dipartimento di scienze dell’università Roma 3, ha appena scoperto quello che avviene fra i neuroni durante l’attività ludica. In che modo? Gli studiosi hanno osservato la dopamina, detta anche “molecola del piacere” perché viene liberata dal cervello durante i momenti gradevoli.

«Abbiamo rilevato che la stimolazione dei recettori di dopamina tende ad aumentare il piacere della socializzazione e la propensione al gioco dei piccoli roditori su cui abbiamo condotto l’esperimento» spiega Trezza. E soprattutto è emerso che il teatro in cui questa dinamica chimica si svolge, una piccola area cerebrale chiamata “nucleo accumbens”, è la stessa zona da cui «dipendono comportamenti legati alla sopravvivenza del singolo e della specie» sottolinea la scienziata. Perciò i risultati dello studio portano a ridefinire il gioco come una necessità primordiale, al pari di quella di alimentarsi e di riprodursi.

Milanese all’anagrafe ma salernitana d’origine, 36 anni e un’esperienza da ricercatrice a Utrecht, in Olanda, Viviana Trezza lavora a Roma dal 2010. Dopo questo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuropsychopharmacology, guarda sua figlia Diana, 4 anni, con occhi diversi: «Osservo il modo in cui gioca. E suggerisco ai genitori di lasciare più spazio al divertimento dei figli, che spesso, nell’ansia da prestazione odierna, viene sacrificato a una miriade di altre attività». Non solo: «La scoperta è importante anche a livello clinico, perché suggerisce che la mancanza di socialità, che caratterizza malattie come l’autismo, potrebbe essere dovuta a un’alterazione dell’attività della dopamina in una precisa area del cervello».

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