Christmas Meal
Mid-20th century, UK --- A woman serves a turkey to her family for dinner at Christmas time. --- Image by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS

Il mio pranzo di Natale Palermo-Milano

Sono meridionale, vivo al Settentrione da 10 anni. E il 25 dicembre mi tocca un "brunch" molto speciale. Diverso da quello a cui ero abituata da bambina. Ma va bene così: viva le differenze culturali! O no?

Mancano 10 giorni all'ora X.  Le 12.00 del 25 dicembre. Non si sgarra: qui a Milano, a casa mia, al pranzo di Natale si arriva puntuali. Ed è bello così: in tre ore è tutto finito. Brindisi e fetta di pandoro con la crema al mascarpone hand-made inclusi.
Dalle 12 alle 15 c'è pure il tempo di digerire guardando i talk show su Telelombardia, abbioccandosi sul divano. Poi mio suocero, premurosissimo, guardandomi con infinita e affettuosa pietas  negli occhi, dice a mia suocera: «Via, su. Foera dii ball».

Io li amo i miei parenti acquisiti milanesi. Con loro il 25 dicembre si fa presto. Basta un brunch, insomma. E senza troppe formalità.

Al Sud non è così. Il pranzo di Natale è una gara di sopravvivenza. E adesso vi racconto perché.

La mattina del 25 dicembre, alle 9.32, arriva la telefonata della zia Mimma: «A pranzo TUTTI da me, venite verso l'una».
E in quel "verso" si annuncia la tragedia: a Palermo non ci sono orari precisi. Si fa tutto con estrema calma. Fin troppa.
Devi decidere come vestirti  (a Milano, invece, al pranzo di Natale sotto la maglia di paillettes sono concessi i jeans: si chiama mix 'n match). Poi, devi decidere cosa portare in dono da mangiare. La zia Mimma ti allerta: «Mi raccomando, niente dolci, ne abbiamo già». Ma tu sai che è l'avviso del contrario: se non ti presenti ALMENO con una guantiera di buccellati (i dolcetti ipercalorici profumati di fichi e noci) fai brutta figura. I miei suoceri milanesi, invece, mi portano un'orchidea. Quella non fa ingrassare.

Verso l'una, a Palermo, comincia a suonare il citofono della zia Mimma.
Nonni e bisnonni sono già in pole position davanti alla tv, con il plaid sulle gambe. Lo zio Saro è ai fuochi. I bambini stanno già litigando. Le cognate stanno già malignando. «Tutto bene? Sei un po' pallida, lavori troppo! Ma tuo marito dov'è?».
Il marito sta parcheggiando, sta sospirando. Sa che il pranzo di Natale a Palermo è come Dieci piccoli indiani di Agatha Christie («E non rimase più nessuno», dopo la quindicesima portata). Per smaltire in anticipo le calorie, sta facendo il giro dell'isolato correndo, abbigliato in smoking, come un pinguino del Polo. Sud.

Verso le due, a casa della zia Mimma, sono arrivati tutti. E ci si siede a tavola. Si comincia con gli antipasti verso le due e mezzo però. Perché prima c'è il balletto dei posti assegnati. «No, troppo vicino al termosifone no». «No, io a capotavola no». «No, all'angolo no, sennò non mi sposo più». «Accanto alla finestra c'è lo spiffero»... Ad libitum.
E io penso che a Milano è tutto più semplice: siamo in 4, più la figlioletta. C'è poco da discutere, si fa presto.

Il menù. Vogliamo aprire il capitolo menù? Ma apriamolo, dai.
Dopo i "must": tortellini in brodo, fritto di baccalà & Co... a Palermo si mangiano tutti gli AVANZI della sera prima. Sì, perché al Sud i festeggiamenti natalizi includono il cenone del 24. Quindi c'è da smaltire anche: la caponata di melanzane, il bollito, il lacerto, l'insalata di mare, il salmone... Ma la zia Mimma, previdente, ha fatto anche un paio di teglie di parmigiana di cardi. Non sia mai che «rimanete con il petitto».
E io penso che a Milano mi va di lusso: preparo un risottino al pesce persico, un vassoietto di sushi, salami, prosciutti e passa la paura.

Verso le quattro si fa una pausa. «Che dite, ci sgranchiamo un po' le gambe?». Sparecchiare? Mai: anatema. Si fa una specie di giro di valzer della tavolata. Tu al posto mio, io al posto tuo. Giusto il tempo di portare una cassetta dell'ortofrutta di mandarini che «risciacquano la bocca». Nel frattempo sono già pronte le munizioni: sabot, fiches, cartelle della tombola (io conservo ancora quelle di quando ero bambina, firmate, nelle foto sotto), fagioli e lenticchie per coprire le caselle senza finestre, il mazzo del mercante in fiera e quello del 7 e mezzo...
E io penso che a Milano non si gioca più a carte. E che, giusto un po', mi mancano le urla intraducibili del tavolo verde come «Pupa!» o «Cista!». Cioè le donne del Baccarat che danno punteggio zero. Ma che vuoi farci, sei emigrata al Nord per lavoro. Hai altro da festeggiare, no?

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Mid-20th century, UK --- A woman serves a turkey to her family for dinner at Christmas time. --- Image by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS
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Mid-20th century, UK --- A woman serves a turkey to her family for dinner at Christmas time. --- Image by © Hulton-Deutsch Collection/CORBIS



Versolecinquedipomeriggio,inizialaselezionedarwinianadeiparenti.Cisonoquellichevoglionoildolce.Equelliadieta.
Iprimisonogiàallaterzafettadicassata.Isecondischiaccianonociaprofusione.Perchélenoci,sisa,«fannobene».
EmentreingollounamaroAvernasperandochefacciadaIdraulicoliquido,pensocheaMilanono:dipomeriggio,il25sivatuttiinpiazzaDuomointram.Io,miomarito,lapiccola.Magarialcinema,magarino:solounapasseggiata.

Versolesei,c'èunpo'distanchezza.«Vuoiunosciallettodametteresullespalle?»,«Vuoiunpaiodipianelledamettereaipiedi?»...
LaziaMimma,purdinonlasciartiandare,timinaccia:«Vattiasdraiareunpo'incamera,fa'comesefossiacasatua».
EioVOGLIOcasamia,quelladiMilano,penso.

Versolesette:«AMBO!»

Versoleotto:«Livoleteduespaghettiaglioeoglio?Unacosettaperstareleggeri...».

Versolenove:«Tuscendidallestelleeeeee».

Etutremi:tistaarrivandol'influenza.EpensicheaPasquatuttidate.AMilano,però.

 

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Avvisoainaviganti:questoraccontoèvolutamente"iperbolico". SevipiaccionoiraccontidiNatale,viconsiglioquellichetrovatesulnumero52diDonnaModernainedicola damercoledìprossimo. Firmatidascrittorifamosi:GiuseppinaTorregrossa,RaulMontanari,TeresaCiabatti,FedericoBaccomo.

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Intanto,però,sevoleteraccontarmicosafatevoi,duranteilpranzodiNatale,viaspettoqui,neicommenti.

Auguriatutti!Vimandounabbraccioeancheunafettadicassatavirtuale...



Verso le cinque di pomeriggio, inizia la selezione darwiniana dei parenti. Ci sono quelli che vogliono il dolce. E quelli a dieta.
I primi sono già alla terza fetta di cassata. I secondi schiacciano noci a profusione. Perché le noci, si sa, «fanno bene».
E mentre ingollo un amaro Averna sperando che faccia da Idraulico liquido, penso che a Milano no: di pomeriggio, il 25 si va tutti in piazza Duomo in tram. Io, mio marito, la piccola. Magari al cinema, magari no: solo una passeggiata.

Verso le sei, c'è un po' di stanchezza. «Vuoi uno scialletto da mettere sulle spalle?», «Vuoi un paio di pianelle da mettere ai piedi?»...
La zia Mimma, pur di non lasciarti andare, ti minaccia: «Vatti a sdraiare un po' in camera, fa' come se fossi a casa tua».
E io VOGLIO casa mia, quella di Milano, penso.

Verso le sette: «AMBO!»

Verso le otto: «Li volete due spaghetti aglio e oglio? Una cosetta per stare leggeri...».

Verso le nove: «Tu scendi dalle stelleeeeee».

E tu tremi: ti sta arrivando l'influenza. E pensi che a Pasqua tutti da te. A Milano, però.

 

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Avviso ai naviganti: questo racconto è volutamente "iperbolico". Se vi piacciono i racconti di Natale, vi consiglio quelli che trovate sul numero 52 di Donna Moderna in edicola da mercoledì prossimo. Firmati da scrittori famosi: Giuseppina Torregrossa, Raul Montanari, Teresa Ciabatti, Federico Baccomo.

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Intanto, però, se volete raccontarmi cosa fate voi, durante il pranzo di Natale, vi aspetto qui, nei commenti.

Auguri a tutti! Vi mando un abbraccio e anche una fetta di cassata virtuale...

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