Il peso del pregiudizio

07 07 2014 di Elisa Venco
Florida, USA --- Plus-size nude woman looking in bathroom mirror --- Image by © Kai Chiang/Golden Pixels LLC/Corbis
Florida, USA --- Plus-size nude woman looking in bathroom mirror --- Image by © Kai Chiang/Golden Pixels LLC/Corbis
Nella nostra società la snellezza è ritenuta il presupposto di altre qualità: la bellezza, la felicità, il successo. Ma come vive chi non riesce ad adeguarsi?

Un peso enorme. Sull’anima, più che addosso. È quello che sostengono le persone definite obese: un carico di vergogna, senso di colpa, inadeguatezza che si riassume tutto in una frase: «Se sei grasso, è perché lo vuoi». La realtà, però, è ben diversa: sul sovrappeso incidono motivi genetici e per disturbi del comportamento alimentari  e  così, a volte, non c’è quasi nulla che uno possa fare per snellirsi.

Eppure, questo preconcetto, per quanto immotivato, diventa alla fine qualcosa di peggio: una discriminazione. Lo raccontano le persone di cui leggerete le testimonianze nel numero 29 di Donna Moderna, in edicola da mercoledì 9 luglio. Uomini e donne che sono stati o trattati diversamente sul lavoro, a casa, a scuola e perfino in ospedale e che sul nostro giornale hanno accettato di raccontare le loro storie di quotidiana emarginazione. Il fatto è che ormai, nella nostra società, è automatico considerare la snellezza come il presupposto di altre qualità: la bellezza, la felicità, il successo.

E la cosa che più mi ha colpito, nel raccogliere le loro voci, è stato accorgermi come perfino tutti loro, ovvero le vittime di queste ingiustizie e preclusioni, per molto tempo hanno fatto propria questa idea. Finendo per dare ragione a coloro che li accusavano di un torto inesistente: essere responsabili di una condizione che non hanno mai scelto.

È successo anche a voi o a una persona che conoscete di essere sovrappeso e di provare questo senso di colpa?

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