Insegna a tuo figlio a essere gentile

21 07 2017 di Giorgiana Scianca
Credits: Chiara Ghigliazza

Né permissivi né rigidi. La carta vincente da giocare con i nostri ragazzi è un giusto mix di sensibilità e sicurezza. Un atteggiamento che ci rende genitori autorevoli e ascoltati

Buone notizie per i genitori di oggi: un importante studio dell’università del New Hampshire rivela che i figli danno ascolto a mamma e papà solo quando a sicurezza e rigore si affiancano sensibilità e comprensione. Insomma, dopo anni in cui si è parlato di genitori troppo permissivi, la gentilezza sembra guadagnare punti come fattore determinante per influenzare il comportamento dei ragazzi, scalzando così la comunicazione di tipo unilaterale tipica dei nostri padri che esigevano un’obbedienza cieca, stabilivano regole senza spiegare i motivi ed erano intolleranti a ogni forma di chiarimento o di reclamo.

Il guanto di velluto dei migliori leader

Eppure c’è qualcosa che ancora impedisce al potere della gentilezza di prendere piede in modo diffuso, sia in famiglia sia al lavoro. Il grande malinteso che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi è considerare una persona disponibile come troppo vulnerabile in una società competitiva tipo la nostra. Quando invece la gentilezza è il guanto di velluto con cui anche i manager e i leader più stimati tirano fuori il meglio dai loro team. «Autorevolezza ed empatia devono coesistere. Ma non parlo della gentilezza fredda e formale legata alle buone maniere. Sto pensando a quella autentica, che mette al centro di qualsiasi rapporto il rispetto, l’accoglienza, il dialogo e la cura» spiega Mariagrazia Contini, pedagogista all’università di Bologna e co-autrice del libro Corpi bambini. Sprechi di infanzie (Franco Angeli).

«Capacità che non per tutti sono innate e che una volta acquisite non sono facili da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni». Ma che sono una via maestra per gestire il rapporto complesso con i nostri ragazzi. Prendiamo un figlio di quattordici anni che torna a casa all’una del mattino quando gli accordi erano che rientrasse alle undici. E per di più non ha mai risposto alle telefonate allarmate dei genitori. Come reagire al suo arrivo? Dare uno schiaffone seguito da una cocente punizione oppure esternare la propria sofferenza («Ti rendi conto di quando ci hai fatto stare in ansia?»), rinunciando al rimprovero? «La prima reazione è un retaggio dello stile autoritario e alimenta la distanza con i figli e le loro insicurezze. La seconda, invece, mina l’autorevolezza del genitore» spiega la pedagogista.

La forza di chi non perde la calma

Esercitare un potere gentile corrisponde a dire: «Eravamo d’accordo in un altro modo, ci hai fatto preoccupare. Adesso andiamo a dormire, ne parliamo domani con calma». «Il giorno dopo» continua l’esperta «si prende il tempo per ascoltare e confrontarsi con le sue ragioni, mediare se serve, ma senza mai rinunciare al rispetto delle regole. I genitori devono far sentire al figlio che hanno a cuore le sue emozioni, anche quando viene rimproverato o si risponde di no a una sua richiesta. Lui si sentirà curato e rispettato e questo farà crescere forza e autostima».

L'educazione alla gentilezza è un antidoto contro il bullismo

Trattare i compagni con rispetto e cura inibisce gli attacchi di bullismo. Lo conferma un recente studio sugli effetti sociali della gentilezza svolto dal dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’University of British Columbia. Su un campione di 400 bambini tra i nove e gli undici anni, quelli che hanno manifestato comportamenti più altruistici e meno prevaricatori sono risultati più popolari tra i pari e vengono risparmiati dagli atti di bullismo. Lo studio rivela anche che la gentilezza è la chiave della felicità e dell’appagamento per i più piccini.

La teologa: «Si può essere rigorosi ed empatici come Papa Francesco»

Isabella Guanzini è professoressa di Teologia fondamentale all’università di Graz e autrice del libro La tenerezza, la rivoluzione del potere gentile (Ponte alle Grazie)

«Dall’inizio del suo Pontificato, Papa Francesco ha dimostrato su scala mondiale che una figura istituzionale può anche essere empatica e vicina al cuore della gente, senza tuttavia perdere di luminosità e autorevolezza. La parte potente della sua gentilezza è l’inflessibilità nel trattare i temi in cui crede. Quando parla, sia al livello ufficiale sia nelle interviste e nelle omelie, si pone in modo assoluto, senza compromessi. È una voce profetica molto radicale se si tratta di pretendere misericordia, accoglienza e protezione delle fragilità umane. È uno stile di potere completamente nuovo: non tuona dall’alto e non deve affermare se stesso, parte dal basso e da una speciale attenzione che possiede nel mettersi in ascolto delle difficoltà e delle emozioni degli esseri umani di oggi. È l’unione di questo rigore con la capacità di far sentire le persone al centro delle cose che lo rendono così carismatico. Padroneggiare in questo modo la gentilezza non è cosa semplice e sono ancora pochi quelli che ci riescono davvero. Ma chi ci ha provato, anche in famiglia, riconosce il suo potere straordinario nell’instaurare relazioni profonde e crescere figli consapevoli di chi sono».

L'insegnante: «I professori più amati danno regole chiare e motivate»

Annalisa Strada è insegnante di lettere alla scuola secondaria e autrice del libro Una sottile linea rosa (Giunti), vincitore del Premio Andersen 2014 per il miglior libro oltre i 15 anni

«I ragazzi che vengono a scuola giudicano l’autorevolezza di noi professori da tre cose: la competenza sulla nostra materia, il rispetto intellettuale che gli dimostriamo e la capacità di saper gestire la loro personalità. È una specie di collaudo dell’autorità, in cui sono soprattutto le nostre abilità empatiche a essere sotto esame. Attenzione a usare bene la parola gentilezza: spesso la confondiamo con la morbidezza che invece annulla ogni tentativo di costruire un’immagine autorevole. Il potere gentile prevede rigore e un atteggiamento etico inflessibile. Le regole devono essere chiare ma anche motivate. Se l’input è quello di imparare a esprimersi in forma scritta, io spiego perché è importante saper comunicare in modo corretto e lineare; e poi li stimolo con esempi adatti alla loro età, come l’esigenza che avranno un giorno di scrivere una lettera d’amore. Finché è possibile, adotto un atteggiamento amichevole, ma se mi accorgo che qualche studente lo interpreta come un invito a prendere il sopravvento sono pronta a dare risposte chiare e non fraintendibili. La gentilezza è un potere difficile da maneggiare: va modulata in continuazione e richiede una solida sicurezza personale».

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