Salvatore Failla e Fausto Piano, uccisi in Libia

Che cosa sta succedendo in Libia?

Dopo il caso dei due italiani uccisi in Libia, Fausto Piano e Salvatore Failla, cerchiamo di capire quale sia la situazione nel Paese africano, ormai al primo posto tra gli obiettivi dell'Isis

Due italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla, sono rimasti uccisi in Libia, nel corso di un blitz condotto dall'esercito del governo di Tripoli contro una cellula Isis. I due, tecnici di un'azienda del parmense, erano stati rapiti in luglio, insieme ad altri due colleghi, ed erano finiti ostaggi delle milizie del Califfato. Ma qual è la situazione in Libia?

Libia, un paese diviso
La Libia è il paese delle tante fazioni e delle mille tribù. Un territorio che dal punto di vista politico è però sostanzialmente spaccato in due: da una parte, a est, la Cirenaica, con un governo (quello di Tobruk) riconosciuto dalla comunità internazionale e un parlamento eletto; a Ovest, la Tripolitania, con un governo e un parlamento parallelo, a guida di una coalizione di milizie e partiti islamisti (Alba della Libia) che non riconosce i risultati elettorali delle elezioni politiche del 2014, quelle che hanno insediato il governo ufficiale.

Tentativi di unità
Le due parti sono in lotta dal 2014 e l'Onu ha lavorato di diplomazia per cercare di unificare e stabilizzare il paese, anche per arginare azioni e attentati dell'Isis, che in quella terra di tutti e di nessuno ha nel frattempo trovato terreno fertile. Nel dicembre del 2015, in Marocco, le diverse fazioni impegnate nel conflitto libico sembravano aver trovato un accordo per strutture politiche unitarie. La 'regia' è stata dell'inviato speciale Onu, Martin Kobler. A gennaio 2016, le Nazioni Unite hanno annunciato un nuovo governo unico, di transizione, per la riconciliazione nazionale. A marzo 2016, tutto è ancora fermo: perché né Tobruk né Tripoli accettano di riconoscerlo. La crisi fra le parti danneggia lo sfruttamento petrolifero del paese: 0,4 milioni di barili di greggio, la produzione di oggi (prima del 2011 era di 1,6 milioni), ma soprattutto è alla base di un'emergenza umanitaria catastrofica, con mezzo milione di sfollati che hanno urgente bisogno di assistenza in 40 città.

Tribù e Jihadisti
Premessa: la Libia è abitata soprattutto nella sua parte settentrionale, quella vicino alla costa, divisa fra Cirenaica e Tripolitania; a sud di quest'ultima regione, c'è il Fezzan, area soprattutto desertica. Le risorse petrolifere sono più concentrate in Cirenaica. Sul terreno libico 'scorrazzano' milizie e tribù scomposte. Abbiamo: un esercito nazionale libico guidato dal generale Haftar, che è con Tobruk; 'Alba della Libia', braccio armato del governo filo-islamico di Tripoli (che ha al suo interno anche tribù berbere). Ma ci sono anche: Ansar al Sharia, una fazione jihadista vicino ad Al Quaeda, che ha il suo quartier generale a Bengasi (nella parte orientale) ma agisce su tutto il territorio libico e che talvolta fiancheggia Isis; infine, un gruppo-coalizione minore, anti-islamista, di tribù locali, che agisce soprattutto a Est e chiede autonomia, in uno stato federale.

Isis
Dal maggio 2015, Isis ha la sua roccaforte intorno alla città di Sirte (nella Tripolitania), che fu città natale di Gheddafi. Ma la prima città a cadere sotto le bandiere nere del Califfato fu l'ex provincia coloniale italiana di Derna, poi nuovamente liberata. Conta un migliaio di miliziani, pare siano tutti libici di ritorno dalla guerra siriana. Nel caos generale, proprio da Sirte, Isis lancia e coordina i suoi attacchi, cercando di estendere la propria influenza su tutto il paese.

Il caos dopo Gheddafi
Data storica da mandare a memoria: 17 febbraio 2011. Le proteste contro il regime del colonnello Gheddafi si allargano in tutte le città della Libia: è la 'Rivoluzione del 17 febbraio', cominciata qualche giorno prima sull'onda delle rivolte arabe. Tripoli cade sotto i ribelli in agosto, mentre il colonnello Gheddafi viene catturato e ucciso a Sirte nell'ottobre di quello stesso anno. L'insurrezione è sostenuta dal punto di vista militare da una colazione guidata dagli Stati Uniti con Francia e Regno Unito. Il paese da quel momento è in una guerra civile. Da una parte, il Parlamento uscente che ha trovato sostegno da milizie islamiste e che si è insediato a Tripoli. Dall'altra, a est, c'è il parlamento eletto nel 2014, composto da partiti anti-islamisti e che include anche ex dirigenti di Gheddafi. A Sud, nel Fezzan, si scontrano tribù locali, risvegliate dal desiderio di un riconoscimento della propria identità.

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