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La tristezza di Parigi 24 ore dopo l’attacco

Parigi, il giorno dopo gli attacchi terroristici. Dopo una notte di sirene e di urla, la città vive una sensazione di vuoto e di sconforto. Di tristezza e tanto silenzio. Come ci raccontano queste due testimonianze

«Mi trovo in un bistrot in rue Voltaire dove c’è il teatro Bataclan. C’è un’atmosfera di tristezza immensa, una sensazione di vuoto, c’è silenzio dopo le sirene della notte scorsa».

Paola Brivio è una giornalista italiana a Parigi da qualche giorno. Era in una casa del quartiere Marais con un gruppo di colleghi durante gli attacchi.

Oggi ha deciso di venire a vedere il luogo della strage più grande. «Sono andata avanti, fino alla recinzione sorvegliata dalla polizia. A parte le tv di tutto il mondo, la gente non è molta, chi viene lo fa per portare un fiore, per un omaggio molto composto alle vittime. Le persone hanno lo sguardo spento, c’è sconforto e anche un senso di sospensione».

Paola mi racconta come la televisione aggiorni il conto delle vittime, il numero degli attacchi, le rivendicazioni. «Invita a non uscire di casa, a mantenere la calma. Ma non dà alcun dettaglio di quelli di cui siamo abituati in Italia. Ho saputo da amici italiani che gli attentatori erano ragazzi così come molti di quelli che sono stati uccisi. Sugli schermi francesi non ci sono le foto delle vittime, non si trasmettono interviste ai famigliari di chi è morto. Viviamo tutti una grande tristezza che però non viene alimentata».

E’ una giornata strana, silenziosa quella di oggi.

«Vissuta così, come quando accade qualcosa di enorme e inaspettato e hai bisogno di tempo per adattarti, per capire».

 

Denmark France Paris Attacks



 

«Qui a Parigi oggi ci sono tanta tristezza e tanto silenzio». Luca Scornaienchi è nella capitale francese perché ieri sera, in una libreria di rue La Fayette, ha presentato il suo libro di fumetti.

«Il mio hotel è a pochi passi dal teatro Bataclan. Per tornarci ho dovuto fare chilometri a piedi, perché usare la metropolitana mi faceva paura e nessun taxista ha voluto accompagnarmi nella zona dell’attacco terroristico».

A piedi nella notte, in una città sconvolta dalle sirene delle ambulanze e della auto della polizia.

«Ma oggi niente, solo silenzio. Qui a pochi metri da dove mi trovo la gente porta fiori. Si avvicina lentamente per un omaggio. Che è un omaggio silenzioso, dopo una notte di urla e terrore».

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