Pokémon Go. Oltre la mania c’è di più

L'estate 2016 sarà ricordata per la più grande “battuta di caccia” della Storia: quella per catturare Pikachu e gli altri mostriciattoli di Pokémon Go, il videogame che sta facendo impazzire il mondo. Impossibile non notare i cacciatori-giocatori per le strade: camminano concentratissimi agitando lo smartphone come un bastone da rabdomante. Il 15 luglio hanno bloccato il traffico a Central Park a New York. E il 31 in migliaia si sono dati appuntamento al Colosseo di Roma per il primo mega raduno italiano del Pokémon Go Tour (le prossime tappe sul canale Telegram: telegram.me/pokemongotour).

Piace a teenager e adulti. I numeri sono da capogiro: 45 milioni di fan, 200 milioni di download e il record di app più utilizzata davanti a Facebook, Snapchat e WhatsApp. «Il segreto sta nel potere aggregante della realtà aumentata» sostiene l’antropologo Marino Niola. «Per la prima volta il gioco digitale varca le mura domestiche: spinge i partecipanti a uscire di casa e a creare dei legami reali, trasformando milioni di smanettoni in un popolo che socializza e si incontra all’aperto». Tra i fan sfegatati non ci sono solo i teenager, ma anche i 30enni. «Per chi è nato negli anni ’80 i Pokémon sono una saga che ha fatto storia, dai cartoon alle carte da collezione» spiega Niola. «Rappresentano la nostalgia per l’infanzia, un richiamo irresistibile». A dimostrazione del successo sono usciti in libreria 2 manuali con le regole del gioco e i trucchi per diventare campioni: Guida non ufficiale a Pokémon Go (Vallardi) e Pokémon Go (De Agostini). E a Milano c’è la mostra Pokémania! al Wow, spazio fumetto (fino al 2 ottobre) per festeggiare i 20 anni dalla nascita dei mini mostri giapponesi.



Artwork di Ken Sugimori per Charmander, uno dei tre poss ibili Pokémon iniziali. Si trova alla mostra Pokémania! al Wow Spazio Fumetto di Milano.
Artwork di Ken Sugimori per Pikachu. Si trova alla mostra Pokémania! al Wow Spazio Fumetto di Milano.
Ash Ketchum, protagonista del cartone, con Pikachu. Si trova alla mostra Pokémania! al Wow Spazio Fumetto di Milano.

Pokémon conquista anche i musei. Il fenomeno ha ormai superato i confini del dispositivo elettronico per diventare business. Alcuni musei, dagli Uffizi di Firenze al Museo archeologico di Napoli, hanno nascosto Pokémon da catturare in mezzo a quadri e sculture. Obiettivo: attirare i visitatori più giovani. Al Philadelphia Museum of Art lo hanno fatto subito dopo il lancio del gioco negli Usa e ha funzionato: le presenze hanno registrato un +13% rispetto alla settimana precedente. Non solo. Il motore di ricerca turistico Trivago ha stilato la top 5 degli hotel più “pokéfriendly” del mondo. Dove, senza lasciare la propria stanza, ci si può imbattere in Pokémon introvabili e fare il pieno di PokéBall per avanzare nel gioco: si va dal Savoy di Londra al Silverton Casino Lodge di Las Vegas. Perfino il mercato immobiliare cerca di monetizzare la febbre da Gotta catch’em all, catturateli tutti (motto del gioco nonché titolo della sigla dei primi cartoni animati in Italia). In Australia, per esempio, gli annunci delle case in vendita segnalano la presenza di Pokémon tra i benefit che fanno salire il valore della proprietà.

Ha successo nonostante le critiche. A dispetto delle ultime stime che parlano di 15 milioni di utenti in meno nell’ultimo mese, a dare la misura della Pokémon Go mania è anche il coro di critiche e divieti che accompagna il fenomeno. «In Vietnam, Filippine e Thailandia è proibita la “caccia” negli uffici pubblici perché dannosa per la produttività degli impiegati. Mentre il regista Oliver Stone ha bollato la app come “l’ultimo livello di invasione della privacy”, in quanto permette la raccolta di dati come posizione e mail dei giocatori» racconta Ilaria Mariani, ricercatrice in Game studies al Politecnico di Milano. E la Francia vuole chiedere alla Niantic, la casa di produzione della app, di togliere le proprie scuole dalla mappa del gioco, per evitare che gli studenti si distraggano in classe o rischino di infortunarsi durante le corse scomposte in corridoio e in cortile a caccia dei Pokémon più rari.

È meglio di un'ora in palestra. C’è anche chi inneggia al videogame come strumento di benessere. Secondo Psych Central, network americano per la salute mentale, è efficace contro ansia e depressione, perché spinge a uscire di casa. «Pokémon Go sta incentivando le persone a camminare di più: secondo le statistiche, la media giornaliera dei passi dei giocatori è passata da 6.000 a oltre 10.000» aggiunge Mariani. E Healthy Wage, piattaforma americana che incentiva a perdere peso, ha indetto una gara online per i cacciatori di Pokémon con un premio in denaro per chi brucia più calorie. Non è tutto. I mostriciattoli possono trasformarsi anche in teneri Cupido, secondo i nuovi siti di dating online Poke-match.com e Projectfixup.com/pokedates/. «In effetti la app permette di conoscere una nuova persona con gli stessi interessi, giocare e darsi appuntamento per un’altra caccia» nota Mariani. Nella lotta tra sostenitori e detrattori chi ha ragione? «Il gioco anticipa una realtà possibile» dice l’antropologo Niola. «Mostra che stare insieme, collaborare, scambiarsi informazioni utili ci aiuta a trovare ciò che cerchiamo. A raggiungere i nostri obiettivi».

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