insalata in busta

Rischio salmonella nelle insalate in busta

Le verdure confezionate sono comode e pratiche. Ma secondo uno studio inglese potrebbero non essere sicure

Le insalate in busta costano di più del prodotto fresco, non lavorato. Però sono comode: fanno risparmiare tempo. Ma se conservate e consumate in modo non corretto, potrebbero nascondere insidie. Una, in particolare: il rischio salmonella. Lo sostiene uno studio inglese pubblicato dalla rivista americana Applied and environmental microbiology.

Perché si sviluppa la salmonella

“Il taglio delle foglie – dicono gli autori della ricerca, dell’università di Leicester - favorisce la proliferazione del batterio della salmonella, causa di pericolosissime infezioni intestinali. La crescita accelera fino a 2400 volte per via del liquido che viene rilasciato normalmente dalle foglie quando vengono recise. Sempre questo liquido – spiegano i ricercatori - fa sì che il batterio si attacchi tenacemente sia alle foglie stesse sia alla confezione di plastica dell'insalata”. Nemmeno “un processo di lavaggio molto intenso e la refrigerazione del prodotto” riuscirebbero ad eliminare del tutto il batterio.

Non solo. “Pochi 'esemplari' di salmonella al momento dell'acquisto – altra indicazione degli studiosi - possono trasformarsi in una fitta colonia batterica qualche giorno dopo”.

Possibile? Non tutti gli esperti usano toni così allarmistici. Anzi. Il dottor Jeru Barak, del Food Research Institute di Wisconsin-Madison, ridimensiona il tutto. Interpellato da Repubblica ha dichiarato che: “ Soltanto fra lo 0 e il 3 per cento dei prodotti di questo tipo sono solitamente contaminati”.

I test sulle insalate italiane 

In Italia le insalate in busta erano state testate da Altrconsumo nell’ormai lontano 2008 , con questi risultati: “Nessuna preoccupazione rilevante per la presenza di pesticidi e nessun problema nella prova dell’assaggio: se c’è un dubbio su queste insalate riguarda il livello di igiene. Analizzando alcuni prodotti abbia­mo trovato muffe, lieviti e batteri in eccesso. Certo, la presenza di questi ospiti sgraditi è indice di qualche intoppo nelle pratiche igieniche seguite durante la lavorazione o la conservazione, ma non abbiamo rinvenuto microrganismi pericolosi per la nostra salute”.

Dall’estate 2015, però, la situazione dovrebbe essere migliorata. Un decreto del ministero delle Politiche agricole ha varato nuove norme chimico-fisiche e igienico-sanitarie all'interno del ciclo produttivo, del confezionamento, della conservazione e della distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma – tecnicamente si chiamano così - cioè quelli freschi, puliti, confezionati e pronti per il consumo.

Come si garantisce l'igiene del prodotto

Precisa Guido Conforti, responsabile del Gruppo prodotti ortofrutticoli di IV gamma dell’Associazione italiana industrie prodotti alimentari: “Con il provvedimento ministeriale è scattato l’obbligo per tutti i produttori e per la distribuzione di garantire il rispetto della catena del freddo a una temperatura uniforme e costantemente inferiore agli 8 gradi, lungo tutto il percorso che va dalle linee di confezionamento ai banchi refrigerati dei punti vendita. Risulta subito evidente il grande vantaggio che deriva da tale misura per una categoria di prodotti che vede nel mantenimento della catena del freddo l’unico vero conservante a tutela di freschezza e qualità. Sul piano igienico, la qualità e la sicurezza degli ortofrutticoli vengono preservate attraverso lavaggio e asciugatura accurati. Il lavaggio, per il quale la normativa nazionale prevede almeno due vasche a ricambio continuo di acqua, avviene con acqua potabile e attraverso sistemi tecnologici avanzati che – a differenza del lavaggio domestico – garantiscono un prodotto sicuro e conforme a legge”.

Il costo delle insalate in busta

L’ideale, secondo Altroconsumo, è “non abbandonare del tutto la verdura fresca”, perché se è vero che “pulirla costa un po’di fatica, la salute ci guadagna”. E si risparmiano non pochi soldi. “I prodotti confezionati possono arrivare a costarci anche il 300 per cento in più. Se invece non si riesce a fare a meno della rucola o della lattuga in busta, per questioni di tempo e di praticità, meglio rispettare qualche piccolo accorgimento.

I consigli di Altroconsumo

Ecco cosa fare per utilizzare questi prodotti in tutta tranquillità, secondo i consigli di Altroconsumo (www.altroconsumo.it).

1. Al momento dell’acquisto di insalate in busta verificare sempre che le confezioni siano conservate in frigorifero ed evitare di scegliere quelle che si trovano in superficie: più facilmente sono soggette all’influenza della temperatura dell’ambiente in cui si trovano.

2. Controllare la data di preparazione riportata in etichetta.

3. Non prendere le confezioni con la busta forata oppure eccessivamente gonfia: potrebbe essere già iniziato un processo di fermentazione.

4. Conservare sempre questi prodotti in frigorifero.

5. Dopo l’apertura di una confezione, consumare il contenuto nell’arco di due giorni al massimo.

6. Con il trascorrere del tempo le condizioni igieniche tendono a peggiorare. Nonostante i produttori dichiarino che il prodotto è già lavato, sciacquare le insalate prima di consumarle: questa semplice operazione è utile per abbattere una carica microbica eccessivamente elevata.






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