Scuola: il pasticcio dei prof trasferiti

24 08 2016 di Simonetta Palmucci

Molti insegnanti del Sud Italia sono stati assegnati a sedi scolastiche del Centro Nord. Piovono ricorsi da parte dei docenti. Ma da dove nasce il caos dei professori trasferiti?

Ho due bambini di 5 e 7 anni che mi chiedono se la loro mamma andrà a lavorare lontano o se dovranno lasciare i loro amichetti». Giusi Castellaneta, 36 anni, è una dei docenti ai quali il ministero dell’Istruzione ha comunicato il trasferimento: per lei da Bari a Roma. La sua condizione è comune a quella di molti insegnanti del Sud Italia assegnati a sedi scolastiche del Centro Nord. Una scelta contro la quale sono stati organizzati numerosi sit-in di protesta (vedi foto).

«Chi viene trasferito parte con un contratto a tempo indeterminato in tasca» ha detto la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Una sicurezza lavorativa che però diventa «incertezza per il futuro se si ha una famiglia che non può cambiare città» dice Giusi.

Da dove nasce il caos trasferimenti? «Quest’anno» spiega Luciana Volta, vicedirettore dell’Ufficio scolastico della Lombardia «per molte sedi c’è stato un numero di richieste da parte dei docenti maggiore rispetto ai posti disponibili».

Uno studio della rivista Tuttoscuola mostra che nel Meridione solo il 38% degli insegnanti ha ottenuto una cattedra nella propria regione a fronte del 74% di quelli del Centro-Nord.

I sindacati, poi, sostengono che ci siano stati errori nell’algoritmo di assegnazione delle sedi. «Ci sono docenti con un punteggio alto, che avrebbero avuto diritto a restare vicino a casa, trasferiti a chilometri di distanza e altri con punteggi bassi rimasti nella propria città» spiega Angela Giannelli, della segreteria regionale della Flc-Cgil Puglia. Così piovono i ricorsi da parte dei prof, che il 1° settembre dovrebbero prendere servizio. «Ma è difficile che entro quella data tutte le pratiche siano state analizzate» dice Giannelli. Alcuni docenti hanno creato un gruppo Facebook per scambiarsi la cattedra. «Questa procedura» spiega Giannelli «si chiama istanza di miglioramento e può essere messa in pratica a condizione che non crei problemi ad altri colleghi. Di certo, lo scambio di cattedre non risolverà i guai dell’inizio di questo anno scolastico».

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