Ilaria Prada

Si viene molestate da una persona, non da un popolo

Il racconto di una giornalista italiana, Ilaria Prada, che ha vissuto a Colonia. Da sola. E nel quartiere turco... Senza sentirsi in pericolo neppure per un attimo

“Impossibile!”
E’ ciò che ho pensato leggendo delle decine di donne aggredite a Colonia.

Nel corso degli anni, sono stata un’abitante di Svizzera, Germania, Polonia, Slovenia. Fra le tante città nelle quali ho vissuto c’è anche Colonia, della quale ricordo la sensazione di tranquillità e sicurezza: un caleidoscopio di colori ed etnie in armonia.

Il mio luogo di lavoro, la redazione di una rivista per ragazzi nella quale svolgevo uno stage, si trovava nel quartiere turco. Le insegne non erano neppure bilingui e, per capire che tipo di negozio fosse, dovevo guardare la vetrina.

Appena arrivata, sono stata accolta come un ospite d’onore: visti i colori scuri, mi hanno scambiata per turca. Quando ho spiegato che invece ero italiana, mi hanno festeggiata ugualmente, offrendomi dei dolci di pasticceria.

Anche quando il sole tramonta, Colonia non fa paura. Non amo uscire la sera, ma la mia coinquilina Kathrin ripeteva: “Siccome qui non succede niente, bisogna fare qualcosa”.

Due poliziotti percorrevano avanti e indietro le banchine della metropolitana, aperta tutta la notte nel week-end. Uno sventurato ragazzo ha avuto la malaugurata idea di chiedermi un'informazione sulla linea da prendere e... ecco arrivare di corsa i gendarmi!

L'unico episodio spiacevole ha coinvolto un uomo (tedesco), che mi ha seguita quasi fino a casa. Anche in questo caso, è intervenuto un poliziotto. Non lo avevo neppure notato, tanto ero impegnata a seminare il molesto tallonatore.

Mi chiedo: dove si è inceppato il meccanismo, che sembrava perfetto?

Possibile che un gruppo di malintenzionati tenga sotto scacco una città intera?

Women Protest Cologne Sex Attacks



Per esperienza so che il “branco fa la forza”.

A me è successo in pieno giorno, a Varsavia. Aspettavo il bus davanti alla stazione e quattro-cinque ragazzi alticci mi hanno accerchiata. Due poliziotti sono accorsi a rotta di collo in soccorso.
Nell'Est le forze dell’ordine sono dappertutto e sono anche severe. Sempre a Varsavia, un poliziotto ha fermato un ragazzo solo perché aveva fatto un commento. Lo ha rimproverato e costretto a porgermi le sue scuse.

Il problema di Colonia, dunque, è stato un isolato branco violento? Numero inadeguato di forze di polizia? Sì, ma non solo. Il problema è molto più ampio e profondo.

Credo, infatti, che ad amplificare il già grave episodio sia il fatto che i colpevoli sono stranieri. È consolante pensare che il pericolo venga da fuori e basti chiudere le frontiere per scongiurarlo.

Non è così.

Si viene molestate da una persona, non da un popolo. Non mi è mai interessato se il commento volgare, la mano che si insinua, il braccio che tira a sé con violenza, il corpo che chiude in un angolo, fossero di un uomo italiano, tedesco, polacco, arabo… la mia volontà era quella di trarmi d’impaccio. Sono certa sia lo stesso per le donne di Colonia.

Purtroppo ho vissuto le mie esperienze peggiori in Italia. E neppure poche.

“Capitano tutte a te?” si potrebbe pensare leggendo il riassunto dei tanti episodi spiacevoli (purtroppo sono molti di più) che mi hanno coinvolta.

No, accadono a molte e così spesso che dimentichiamo ciò che sembra meno grave. E no, non ero vestita in maniera succinta (cosa che non avrebbe comunque giustificato alcunché), né avevo incoraggiato in alcun modo gli approcci. Anzi, spesso non mi ero neppure accorta di quell’uomo, ma lui si era accorto di me.

A volte un gesto civile o un sorriso di cortesia viene scambiato per interesse. Altre volte la sola presenza viene interpretata come disponibilità, nel senso di “essere a disposizione”, a portata di mano.

Bisogna saper cogliere un disagio silenzioso. Sì, perché le donne molestate non sempre urlano (io mi paralizzo).

Il fulcro del problema a Colonia, Milano, Varsavia o New York è questo. La presenza capillare delle forze dell’ordine è fondamentale, ma è ancora più importante che, prima ancora della legge, sia la società a condannare.

Non si tratta di intervenire fattivamente, ruolo che spetta alle forze armate. Basta una parola che rompa l’incantesimo malvagio, tendendo la mano alla vittima e le dica “Non sei sola” e al molestatore:”Hai passato il segno”.

Abbassare gli occhi, fingere di non vedere o, peggio, ridere e giustificare, incoraggiano il malintenzionato.

Purtroppo qui ho riscontrato molta indifferenza. All’estero, invece, non è strano essere difesi da un passante. Non fanno gli eroi, mostrano semplicemente disappunto e, spesso, tanto basta.

Ancora ricordo la vecchina di Varsavia, che sul tram agitava il suo bastone contro un ragazzo troppo disinvolto e a Colonia un uomo anziano, che ha redarguito un uomo insistente.

In Italia mi è capitato una sola volta che un ragazzo intervenisse in mia difesa (il fatto che fosse giovanissimo mi fa ben sperare nel futuro). A volte sono io, minuta taglia XS, ad arrischiarmi nel difendere una donna in difficoltà e solo dopo, come uno sciame, gli altri presenti.

Più spesso, però, mi sono sentita rimproverare di essere imprudente e di “farmi gli affari miei”. Era ciò che stavo facendo! Una persona molestata davanti a me è affare mio. È affare di tutti.

Credo che il vero problema di Colonia sia questo: aver alzato l’asticella della tolleranza per quieto vivere, aver abbassato lo sguardo.

Sono convinta che, ovunque ci si trovi, sia questo a fare la differenza.

Ilaria Prada

Riproduzione riservata