Cosa sta succedendo in Siria?

15 03 2016 di Oscar Puntel
Credits: Ansa

La guerra in Siria è scoppiata 5 anni fa, nel 2011. E ancora oggi non si riesce a trovare un accordo di pace, tanti sono gli interessi in gioco. Facciamo il punto della situazione, con l'aiuto dell'esperto

Cinque anni di guerra in Siria: nel 2011 cominciava il conflitto in quella regione mediorientale. La diplomazia non riesce a trovare un accordo di pace, tanti sono gli interessi in gioco. Oggi vediamo le conseguenze di quel che sta accadendo a centinaia di chilometri da noi, direttamente nelle nostre città. I migranti che affollano i parchi e centri di aiuto di mezza Europa vengono da lì: tra sfollati e costretti a scappare se ne sono contati 13 milioni. Secondo le stime (parziali) dell'Onu, circa 250 mila sono state le vittime, dall'inizio del conflitto. Come si è arrivati a questo punto?

Un puzzle complicato
Sono diversi gli attori del conflitto siriano. A fronteggiarsi sul campo: le milizie filo governative del presidente Bashar al Assad (appartiene alla setta degli alawiti, affiliati agli sciiti), che vuole continuare a controllare il paese. Contro: un esercito di ribelli, una resistenza interna, inizialmente compatta sotto la sigla 'Fsa', Free Sirian Army, ma oggi scomposta e variegata, e che ha l'obiettivo di rovesciare il presidente. Nel conflitto, in funzione anti-regime, ci sono anche i curdi-siriani, che operano al confine con la Turchia: vorrebbero creare un loro Stato autonomo, assieme agli omologhi turchi e iracheni. Infine, i gruppi jihadisti, cioè i fondamentalisti islamici: il gruppo al-Nusra, che è vicino ad Al-Qaeda, e Isis, che il 29 giugno 2014, ha proclamato la creazione di un Califfato, cioè di un suo 'stato' dove regna la legge islamica, che ha la sua base nella città siriana di Raqqa.

La regione mediorientale
Se il conflitto siriano è arrivato a questo punto è anche per colpa di fattori esterni che hanno gettato benzina sul fuoco. Spiega Stefano Torelli, ricercatore dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale: “La Siria è l'alleato strategico dell'Iran. Quando sono scoppiate le prime rivolte, l'Arabia Saudita ha subito visto in esse un opportunità per eliminare Assad e anche diminuire l'influenza dell'Iran, suo storico nemico, nella regione. E infatti, con la Turchia ha sostenuto tutte le opposizioni al regime, dove c'erano anche movimenti radicali”. Con il presidente-dittatore in difficoltà, l'Iran è arrivato in aiuto. “Da quel momento, quello che sembrava una guerra civile, si è trasformata in un conflitto regionale, per 'procura', dove ogni attore esterno cerca di appoggiare chi gli fa più comodo”.

Alleanze internazionali: Usa e Russia
Dal 2014, quando Isis proclama la nascita del Califfato proprio sul territorio siriano allo sbando, altre nazioni avvertono esigenza di intervenire. Usa, Gran Bretagna e Francia mandano droni e aerei. “La strategia di questi paesi è bloccare Isis attaccando le sue postazioni dall'alto, appoggiandosi, sul campo, ai ribelli curdi, che vengono armati. Queste potenze vorrebbero anche destituire Assad, e in suo aiuto è intervenuta anche la Russia, altro alleato strategico della Siria – le relazioni economiche e di cooperazione fra i due paesi sono state sempre molto intese, dai tempi della guerra fredda”, aggiunge Torrelli.

Un groviglio di interessi
Il groviglio siriano è su questo punto: abbiamo diverse nazioni, che attaccano e appoggiano fazioni diverse. Spiega il ricercatore dell'Ispi: “La Russia è intervenuta con il pretesto di attaccare l'Isis, ma nel suo mirino ci sono i ribelli ad Assad, che non sono Isis. Il quadro si complica con la Turchia, anche essa intervenuta con il pretesto di colpire le basi del Califfato, ma che in verità attacca i Curdi, acerrimi nemici, andando paradossalmente a indebolire lo stesso fronte anti-Isis, perché i ribelli Curdi sono quelli che fronteggiano le milizie estremiste sul terreno di battaglia”.

Quando è cominciato tutto?
Marzo 2011. “All'inizio erano proteste spontanee contro il regime. Tra l'altro non miravano ad abbattere Assad, ma chiedevano solo riforme in campo sociale ed economico. Ben presto queste sono state sfruttate da stati esterni che hanno sostenuto i ribelli. E si è passati alle guerriglie armate. La risposta è stata subito molto repressiva e a quel punto, due mesi dopo, è scoppiata guerra civile”, chiarisce Torelli.

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