Siamo sordi, #FacciamociSentire!

  • 11 09 2017

Dopo la campagna #facciamocisentire (che diventò virale sui social) il nuovo appello di Sara Giada Gerini, giovane donna sorda

Un anno fa Sara Giada Gerini, giovane donna sorda dalla nascita, lanciava su Facebook la campagna #facciamoci sentire, per chiedere che in tutte le trasmissioni televisive, ma anche sui mezzi e nei luoghi pubblici, siano presenti i sottotitoli. Il suo video diventò subito virale, ve lo ricordate? Eccolo qui.

La campagna di Sara non è casuale, perché di sordità si parla sempre di più. A livello legislativo, sta per avere il giusto riconoscimento la Lis, la lingua dei segni: dopo anni di battaglie, la legge che renderà la Lis lingua ufficiale è in dirittura d'arrivo. E poi al cinema debutta il primo film diretto e interpretato da persone sorde, Sign Gene, storia di due supereroi con poteri straordinari grazie al gene della sordità. Sugli schermi anche The shape of water, Leone d'oro a Venezia, protagonista - manco a dirlo -  una donna sorda e la diversità. La campagna di Sara, però, va oltre la Lis, che lei ritiene uno strumento valido ma alternativo. Per far comunicare le persone sorde con il mondo ormai globalizzato occorre una rivoluzione culturale, di cui tutti, udenti e non, dobbiamo diventare protagonisti. Perché le difficoltà che vive nella sua giornata chi ha questo deficit sono davvero tante (come ci spiega una ragazza sorda scrivendoci in redazione). La loro disabilità è invisibile, per questo gli udenti tendono a sottovalutare e non capire, come raccontiamo in questo video.

 

Ciò che occorre è una rivoluzione culturale, che ha tanti strumenti. Per Sara, la via giusta sono i sottotitoli. Ecco le parole che Sara ha scritto per noi. 

Una come me, se sei nata sorda e vuoi farti sentire, deve cogliere tutte le occasioni possibili. Come l'uscita al cinema del film Sign Gene, per esempio, dove la LIS, la lingua dei segni, è usata come strumento "spettacolare". In effetti questo mix di gestualità e mimica facciale incuriosisce, affascina, cattura sguardi e attenzione. Insomma, si presta bene a essere rappresentato sullo schermo. 

Presto la LIS potrebbe diventare una lingua ufficiale, se verrà approvato il disegno di legge fermo in Senato. Ottima notizia, certo, ma teniamo presente che è una soluzione solo per le persone che la utilizzano. L'universo dei sordi non è solo la lingua dei segni. Quanti udenti la capiscono senza un interprete? O senza i sottotitoli? Inoltre la lingua dei segni ti consente di comunicare con chi la pratica solo se la conosci. Io, per esempio, l'ho incontrata a 20 anni, come una qualsiasi persona udente che scopre l'esistenza di quel mondo tutto gestuale, molto suggestivo e misterioso. La conosco ma la uso raramente.

Io, nata sorda, sono oralista, cioè comunico attraverso la lingua parlata e la lettura labiale. Ho imparato grazie a un duro percorso di logopedia per scelta dei miei genitori. Non sono muta, e come me, non lo è la maggior parte delle persone sorde. Per questo penso che nel mondo di oggi, globalizzato, i sottotitoli e le scritte (per non parlare degli apparecchi acustici o degli impianti cocleari) sarebbero la soluzione migliore per tutti. Consentirebbero a chiunque, compresi anziani e stranieri, di capire, senza studiare la LIS. 

I sottotitoli consentirebbero a chiunque, compresi anziani e stranieri, di capire, senza studiare la LIS. Pensiamo per esempio alle situazioni di pericolo, o alle mille occasioni per comunicare in università, scuole, ospedali, mezzi pubblici.

All'estero i sottotitoli si usano e funzionano. Servono non solo a chi non sente perché è sordo ma anche agli anziani, a chi vuole "leggere" senza audio, a chi non vuole disturbare i bambini mentre dormono, a chi non vuole coinvolgere il collega vicino di scrivania, a chi viaggia in treno o aereo e non vuole che si sappia cosa sta guardando o che sta studiando una lingua. Insomma, i sottotitoli servono a tutti! Da noi esistono solo per il 70 per cento dei programmi dei tre canali Rai, non sono previsti per i canali digitali. E poi, quando ci sono, non funzionano bene, ritardano, sintetizzano o ti offrono la scritta mentre la voce continua a parlare. Insomma, quello della Rai, che oltretutto è la televisione pubblica per cui anche noi sordi paghiamo il canone, è un servizio offerto poco e male.

E allora #facciamoci sentire! Potremmo tutti diventare protagonisti di una vera rivoluzione culturale perché i sottotitoli aiuterebbero sordi e non sordi a imparare e perfezionare la lingua italiana: patrimonio comune, lingua di tutti e per tutti, da diffondere senza riduzioni e (magari!) in sincrono con le immagini. La lingua è uno strumento meraviglioso di cui anche noi sordi dobbiamo poter godere. Con i sottotitoli, sarebbe possibile aiutare le persone sorde a integrarsi nel mondo degli udenti, per conquistare un po’ di autonomia, il vero obiettivo di chi possiede una disabilitàSolo una persona disabile su quattro trova lavoro in Italia. Non basta quindi la legge sulla LIS a integrarci, ci vuole una cultura nuova. E questo risultato si può raggiungere con un lungo, faticoso e impegnativo percorso di educazione.


Il mondo dei sordi è vario e complesso. La mia campagna #facciamocisentire non toglie niente a nessuno ma dà a tutti qualcosa: la possibilità di far parte di un mondo che comunica, di esprimerci liberamente, di vivere con dignità. 

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