Perché in Spagna le donne diventano sindaco (di Podemos). E in Italia no

28 05 2015 di Maurizio Dalla Palma
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos
A Madrid, l'ex giudice Manuela Carmena. A Barcellona la pasionaria Ada Colau. Avanzano le donne candidate dagli "indignati". La Spagna si rinnova. E l'Italia?

In Spagna le donne, sostenute dal movimento Podemos, vengono elette sindaco. La capitale Madrid dovrebbe essere guidata, dopo trattative tra i partiti, da Manuela Carmena. A Barcellona l'alcalde sarà con ogni probabilità Ada Colau. Un trionfo per il partito degli "indignati".

Manuela Carmena, 71 anni, è stata avvocato e poi giudice, è l'unica superstite di un terribile attentato terroristico di estrema destra in cui morirono i suoi colleghi e da qualche anno faceva la pensionata. Seppure impegnata.

Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos


Ada Colau, 41 anni, è una attivista per i diritti sociali, si è battuta a Barcellona per dare una casa agli sfrattati e ha organizzato proteste animate e rumorose davanti alle abitazioni dei politici catalani (è stata anche arrestata). Promette aiuti ai disoccupati, ai lavoratori precari, alle famiglie con bambini denutriti (un problema diffuso, in Spagna).

Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos


Perché in Spagna si eleggono donne nelle principali città, mentre in Italia è impossibile (salvo rare eccezioni, come anni fa Letizia Moratti a Milano)?

Lo ho chiesto al giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, che ha scritto con Giacomo Russo Spena Podemos, la sinistra spagnola oltre la sinistra (edizioni Alegre). Sono stati a Madrid, hanno visto da vicino il movimento degli "indignati", intervistato il leader Pablo Iglesias (il prof con il codino che si veste come Bruce Springsteen) e parlato con donne che sono dirigenti e attiviste del partito.

 

Come mai in Spagna le donne vengono candidate a sindaco di città importanti, ed elette, mentre in Italia è così difficile?

«La differenza con noi c'è e si vede: la presenza delle donne nella politica spagnola è più alta. Ma non ne farei una questione di genere. O di pari opportunità. Certo, alle elezioni iberiche la metà dei candidati in lista sono rigorosamente donne. E la parità è un tema molto sentito e dibattuto. Ma le donne non si fanno largo perché ci sono delle corsie preferenziali pensate per loro».

 Merito di Podemos, allora?

«Sì. Questo movimento di protesta, diventato un partito, è aperto a tutta la società. A differenza delle forze italiane, che spesso creano gerarchie inamovibili e non fanno venir voglia di avvicinarsi, Podemos ha spalancato le porte anche a chi non ha esperienza politica. A tutti, non solo alle donne. Se non fosse così, non avrebbe sostenuto come sindaco di Barcellona Ada Colau, una attivista e pasionaria che in passato è stata anche arrestata. Scomodissima».

 

Sei stato al Congresso di Podemos, l'anno scorso: com'era l'ambiente?

«Militanti e simpatizzanti sono quasi tutti giovani: l'età media è di 30-35 anni. Una grande differenza rispetto all'Italia. Il modo di discutere, e di decidere, è diretto, trasparente, condiviso, proprio perché i giovani hanno cambiato le regole. E tra i dirigenti del movimento ci sono moltissime ragazze. Alcune hanno appena 25 anni e arrivano vestite in jeans e maglietta. Un po' come il loro leader, Pablo Iglesias. L'ambiente è effervescente e dinamico, fa pensare più a un'aula universitaria che a un centro sociale».

 

Podemos assomiglia al Movimento 5 Stelle?

«Le differenze sono maggiori dei punti in comune. Podemos, proprio come il M5S, ha dichiarato guerra alla "casta". Ma i suoi militanti si riconoscono nella sinistra, cantano El pueblo unido e alzano il braccio con il pugno chiuso. Il movimento di Beppe Grillo, giusto per fare un esempio, raccoglie invece scontenti sia di destra che di sinistra».

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