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Storia di un padre e di suo figlio autistico

Gianluca Nicoletti è un brillante giornalista, ma soprattutto è il papà di Tommy, 16 anni, un omaccione-bambino affetto da autismo. Sulla sua storia con Tommy, Nicoletti ha aperto un blog e scritto 2 libri... toccanti

Alcuni giorni fa ho sentito in radio una bellissima intervista a Gianluca Nicoletti. Parlava del figlio Tommy e del nuovo libro che ha dedicato a lui. Nicoletti è un acuto giornalista di Radio24 e collaboratore de La Stampa, ma soprattutto è il padre attento di un ragazzo autistico che oggi ha 16 anni.

Sono subito corsa a prendere il libro, che ho letto d'un fiato.
Qualcosa ci inventeremo (Mondadori), questo il titolo, è il seguito, se così si può dire, di Una notte ho sognato che parlavi, che già nel 2013 aveva riscosso notevole interesse.

Anche questo, come il primo, è pieno di affetto, ma è anche pungente e lucido, disincantato, a volte duro. Perché Nicoletti racconta i problemi, le difficoltà, le tenerezze che incontra ogni giorno occupandosi di Tommy, un omaccione-bambino con la barba, divorato dall'inquietudine, spesso ingestibile, però dolcissimo.
Un ragazzo che ha sempre bisogno di qualcuno al fianco che lo aiuti nella vita e lo protegga da una società che va per la sua strada e non ha tempo di fermarsi. Un ragazzo che ha necessità di momenti tranquilli e scanditi, che nessun imprevisto minacci la sua quotidianità (Nicoletti tiene anche un blog www.miofiglioautistico.it dove ne parla).

Mi ha colpito il presupposto da cui parte questa "lezione" di un padre: non esiste un autistico uguale all'altro. L'autismo è un mondo variegato con uno spettro amplissimo di particolarità.
Molte sono le variabili, oltre a quelle genetiche e comportamentali: ci sono quelle che dipendono dal luogo in cui l'autistico cresce, se la famiglia ha gli strumenti culturali ed economici per affrontare la situazione, se c'è un sostegno da parte delle scuole (spesso non attrezzate e impreparate), una sensibilità da parte delle istituzioni, se c'è qualcuno che lo segue anche psicologicamente.

Le stesse difficoltà che le famiglie con un figlio disabile affrontano ogni giorno.

Ne ho incontrate diverse. Alcune sono molto care e vicine. Come la famiglia di Elisa, che sua madre ama di un amore puro e struggente, e per starle di fianco ha rinunciato a tutto. Solo lei riesce a capirla. A tradurre i suoi momenti di felicità e di tristezza. Perché Elisa non sa parlare e non lo farà mai.

Poi ci sono Caterina, Anna, Massimo, Ivo, Barbara... ragazzi cresciuti, con disabilità diverse, ma terribilmente fragili e invisibili per lo Stato. Perché, come dice anche Nicoletti, gli adulti autistici (e io ci metterei anche tutti gli altri con ritardi o patologie soprattutto intellettive) non sono classificabili, non rientrano in nessuna categoria, sono ignorati, dimenticati. Non vengono percepiti.

Rimangono un "fardello" enorme per chi se ne deve prendere cura.
E allora, Nicoletti scrive:

"Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco? Mi serve ancora tempo, devo costruire qualcosa per lui".

Già. Alcuni adulti disabili rimasti senza genitori trovano un molo in comunità, cooperative, onlus, dove ancorarsi per il resto della vita. Altri in famiglia, con fratelli o parenti che hanno voglia, tempo e possibilità per occuparsene anche 24 ore su 24.

Per Nicoletti l'ideale per Tommy e gli altri autistici come lui sarebbe una specie di mondo ideale: Insettopia. Non un ghetto, ma "un luogo in cui i genitori abbiano la certezza che, come in un campus pensato per le esigenze specifiche dell'autistico, l'attività e il tempo del proprio figlio siano organizzati in maniera costruttiva e confacente alla sua personalità, a sua misura".
Un mondo dove la diversità possa diventare normalità. E chissà che un giorno non riesca davvero a realizzarlo.

 

P.S. Se volete ascoltare l'esperienza di Gianluca Nicoletti dal vivo, l'autore inaugurerà il 15 ottobre il Festival Scienzartambiente di Pordenone.

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