Tania Cagnotto, 3 ori agli Europei e la voglia di una vita normale

16 05 2016 di Barbara Rachetti

La campionessa di tuffi Tania Cagnotto presenta un tuffo inedito alle Olimpiadi, dopo 3 ori agli Europei di nuoto. Ma sogna una vita normale e non vede l'ora di smettere con le gare. Come darle torto?

All’ultima stagione della sua carriera, a 31 anni, incalzata dalle giovanissime asiatiche (che sì, dalla loro avranno anche tanti anni in meno, ma hanno pure tanta esperienza, in meno), Tania Cagnotto arriva alle Olimpiadi dopo l'incetta di medaglie agli Europei di nuoto. Oro nel singolo dal trampolino di uno e tre metri, oro nel sincro con Francesca Dallapè, medaglia con cui la coppia regala al nuoto italiano il centesimo oro della storia.

Per essere una che è stata sul punto di ritirarsi, Tania Cagnotto continua a vincere. È l'atleta europea che ha vinto più medaglie in assoluto: 29 in totale. E a Rio vuole stordire il mondo: presenterà un tuffo inedito, con cui spera di acciuffare quel podio che a Londra ha sfiorato per pochi centesimi.

Una delusione che le aveva fatto meditare il ritiro tra le lacrime. E invece no: per la delizia dei fan, una delle più grandi tuffatrici di tutti tempi ha fatto marcia indietro. Tania dal viso perennemente fresco, diventata donna sul trampolino (anche se a noi sembra sempre “la figlia di Giorgio”, la stessa ragazza venuta fuori dai giovanili del 1999), con una voglia di riscatto bruciante si rimette in vasca. E per altri quattro anni scommette su se stessa, sul suo equilibrio di donna, sulla sua voglia di vita normale ancora una volta messa da parte. Perché sono diversi anni che, anche lei, vorrebbe farsi una famiglia e non pensare più solo a tabelle, punteggi e trampolini. «Il mio sogno è avere una vita normale, un punto fermo, una famiglia tutta mia, oltre a quella del nuoto» ha detto più volte. Ma per un’atleta del suo livello, questo sogno non è così a portata di mano. A meno che non molli.

E invece, Tania ancora una volta rimanda la sua realizzazione personale, mette da parte il matrimonio (ha un fidanzato con cui vive da diversi anni) e torna alla vita di sempre: da campionessa. Si rituffa con dedizione militaresca nella piscina di Bolzano, che ha una vetrata gigante affacciata sul verde (per sognare di poterci andare ogni tanto, a farsi una passeggiata). Si allena da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Con l’eccezione di due sedute in palestra, per cui si trasferisce a Trento, la sua routine dopo Londra ritorna la stessa. «In pratica» dice «è quasi come fare l’impiegata».

Un’impiegata che, però, non può prendersi weekend, vacanze o pause extra rispetto a quelle schedulate. La pressione psicologica, per un’atleta come lei, è altissima. Nel suo caso, poi, con l’allenatore che è anche il papà, le delusioni possono pesare il doppio. Possiamo solo immaginare come si sia sentita, da figlia, a mancare per un soffio il podio di Londra. Sarà, come raccontava Tania, che quella volta non aveva dalla sua il “fattore C” (la fortuna, per dirla bene), ma comunque, tornare a casa con una medaglia di legno e ritrovarsi a bordo vasca a tu per tu con la faccia del padre, dev’essere stata durissima. Quella frustrazione che ti mangia dentro perché senti che il tuo insuccesso è anche un insuccesso come figlia. Lacerante. Per non parlare della convivenza in piscina, giorno dopo giorno. Una sfida solo quello.

Ma Tania ha un equilibrio straordinario. E anche papà Giorgio, campione di tuffi degli anni Settanta, dev’essere un uomo fuori dal comune, capace di parole implacabili come gli allenatori più spietati ma anche complice e tenero come un papà qualunque. E, comunque, Tania dopo Rio mollerà. Ha fissato il matrimonio: sarà a settembre col suo amato Stefano, commercialista fuori dal circuito del nuoto, scalzi in spiaggia, all’isola d’Elba. E ha già celebrato l’addio al nubilato (eh sì, una campionessa deve “snubilarsi” per tempo per non interferire con gli allenamenti). Inizierà la sua vita normale, insomma, speriamo con qualche medaglia olimpica in più. E cosa farà? Dice di essere così stanca delle gare che, sì, allenerà i bambini e i ragazzi, «però non a livello agonistico», per carità! Come non crederle?

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