Telecamere negli asili: è davvero la soluzione?

21 10 2016 di Silvia Calvi
Credits: Olycom

In attesa di sapere come si pronuncerà il Senato, al pedagogista Daniele Novara abbiamo chiesto un commento sulla legge (approvata in questi giorni alla Camera) che fa entrare le videocamere di sorveglianza negli asili nido, nelle scuole dell'infanzia e nelle strutture per disabili e anziani. Lo scopo? «Prevenire e contrastare i reati ai danni di minori».

«Inquietante» così il pedagogista Daniele Novara commenta la notizia dell'approvazione di questa proposta di legge.

«Inquietante è la logica che sta sotto questa incredibile iniziativa politica dove le forze di polizia si sostituiscono all’educazione e dove la paura prende il posto della formazione professionale degli insegnanti. La politica cede a una provocazione e si fa portavoce di un vero e proprio terrorismo nei confronti dei bambini, delle famiglie e degli insegnanti: se anche al Senato passerà questa legge, con quale serenità e fiducia i genitori potranno in futuro affidare i propri figli piccolissimi a strutture educative su cui grava il sospetto della violazione degli stessi diritti infantili?».

In effetti, visti i casi di cronaca, tutti ci siamo chiesti con quali criteri sia stato assunto il personale quale fosse l'offerta educativa, come venisse curata la formazione delle educatrici. E, a caldo, a molti quella delle telecamere è sembrata la soluzione migliore. Ma è proprio così?

«Le telecamere sono una scorciatoia: i casi di vessazione ai bambini nei nidi e nelle materne si prevengono in due modi» spiega Daniele Novara. «Il primo consiste nel fare un’adeguata e rigorosa selezione del personale. La seconda nel puntare su una continua e  sistematica formazione degli insegnanti per aggiornare e migliorare le loro competenze professionali. Installare le telecamere, invece, vuol dire deligittimare le istituzioni educative e vedere, in partenza, tutti i bambini come possibile vittime di insegnanti aguzzini e persecutori. Per questo occorre una mobilitazione immediata da parte dell’opinione pubblica che crede nei valori dell’educazione e della scuola come comunità di apprendimento. Occorre che le associazioni e i comitati genitori reagiscano a questa deriva che porta l’Italia ancora più lontano dall’Europa».

Voi, che avete figli piccoli, cosa ne pensate?

Riproduzione riservata