Terremoto, la bufala della magnitudo 6.0

Si fa sempre più insistente la notizia dei valori volutamente alterati dallo Stato per non risarcire le vittime. Ma è veramente così? 

Molti sono convinti che lo Stato abbassi di proposito la magnitudo dei terremoti per non dover poi pagare i danni alle popolazioni colpite. Una voce che è tornata a circolare con insistenza dopo il sisma che nella tarda serata del 26 ottobre ha di nuovo colpito l'Italia centrale

La leggenda della magnitudo 6.0

Secondo questa leggenda metropolitana lo Stato risarcirebbe le vittime di un sisma solo se questo supera la magnitudo 6.0. Così per non pagare, l'Istituto Nazionale di Geofisica altererebbe di proposito la magnitudo dei terremoti: L'Aquila, Amatrice, l'Emilia e infine quest'ultimo delle Marche; tutte scosse che avevano superato il sesto grado della scala Richter e tutte ritoccate al ribasso per evitare allo Stato il pagamento dei danni. 

Il calcolo della magnitudo 

Ad aumentare la confusione e di conseguenza i sospetti è anche il fatto che vengono diffuse valori diversi per lo stesso sisma. Ciò è dovuto a diversi fattori, a cominciare dall'esistenza di due diversi metodi per calcolare la magnitudo: esistono infatti la magnitudo Ritcher e la magnitudo "momento". Entrambi calcolano l'energia rilasciata dalla Terra durante un sisma ma in maniera differente. La magnitudo Richter viene calcolata in base alla scala inventata nel 1935 dall'omonino scienziato e basandosi sulle frequenze registrate dai sismografi. Successivamente però, con l'invenzione di sismografi più precisi e potenti, sono state scoperte frequenze che prima non venivano rivelate. Così è stata introdotta la scala della magnitudo "momento" che permette di rivelare con maggior precisione l'esatta quantità di forza scatenante.

La differenza col primo valore

A questo si deve poi aggiungere che il livello reso noto nelle ore immediatamente successive al sisma non è ancora quello definitivo. Come spiega lo stesso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ciò è dovuto al fatto che la magnitudo iniziale è spesso frutto di un calcolo basato su primi dati a disposizione: "Valori" - scrive l'Ingv - "basati su dati incompleti ma disponibili già dopo poche decine di secondi dal terremoto vengono comunicati al Dipartimento della Protezione Civile e riportati su web. Tali valori preliminari di magnitudo, che possono differire dalla magnitudo definitiva anche notevolmente (circa 0.5), sono sufficienti per scopi di protezione civile e sono sostituiti da stime più accurate di magnitudo non appena altri dati sono disponibili." 

L'intensità di un terremoto

Ad ogni modo l'INGV o i governi non hanno alcun interesse a modificare la magnitudo perché non è questo il paramento usato per il risarcimento dei danni. Per questo fine, il valore di riferimento non è affatto la magnitudo (cioè all'energia rilasciata dalla terra durante un terremoto il cui calcolo avviene tramite la scala Rithcer) ma l'intensità, un altro parametro che calcola la potenza di un sisma in base ai livelli di distruzione visibile dopo le scosse (identificati attraverso la scala Mercalli). I due dati non sono correlati: un terremoto con magnitudo alta in una zona disabitata avrà un'intensità minore rispetto ad un terremoto di magnitudo media in una zona molto popolata. 

I soldi sempre stanziati

Ma anche senza essere esperti di sismologia, basta un po' di memoria e buon senso per verificare come lo Stato italiano abbia sempre stanziato fondi (anche se spesso non gestiti in maniera eccellente) a favore dei terremotati anche quando non hanno superato la magnitudo Ritcher 6.0: come a L'Aquila o in Emilia (entrambi fissati al 5.9). 

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