Mother and daughter
11 Oct 2014 --- Little daughter kissing her mother --- Image by © 3photo/Corbis

Tre mamme e tre primi giorni di scuola


Prima elementare, prima media e prima liceo. Il racconto molto personale e molto emotivo di tre mamme, giornaliste, che oggi hanno accompagnato i loro figli e le loro figlie a scuola....


di Eva Perasso, Barbara Roncarolo, Emanuela di Pasqua

Eva, mamma di Elio (prima elementare)
Lunedì 14 settembre ore 10,25. Sono appena tornata al lavoro, Elio è in classe, al suo banco, l'ho lasciato che mostrava orgoglioso al suo compagno di banco Pietro l'astuccio nuovo. Non conosce nessuno, stanotte ha dormito poco, diceva "mamma ho il vomito", e mi chiedeva come si fa a farsi nuovi amici. Questa notte non ho dormito neppure io, ci siamo fatti compagnia nel lettone tra un calcio e uno starnuto. Stamane era sveglio, da solo, un'ora prima del tempo. Si è vestito veloce e ha calzato lo zaino, dicendomi "mamma questo me lo porto fino all'università!".
Per me questo passaggio, l'arrivo a scuola dopo tanti giochi all'asilo, è un tonfo al cuore così grande che nemmeno mi vengono le parole.Davanti a scuola sembrano tutti figli miei, gli zaini sono più grandi di loro, c'è questa attesa che sembra infinita, da quando il fratello entra alle 8,20 e quando invece è il turno delle prime alle 9. Saliamo mano nella mano le scale, entriamo per primi in classe e ci accomodiamo nel posto che mi pare il migliore: il primo banco a destra, vicino alla finestra e alla cattedra. Alla spicciolata arrivano tutti, si siedono senza capire né sapere che il loro futuro è lì, ancorati al banco, tante ore al giorno.
Non riesco a smettere di carezzargli la testa, spulciarlo ancora un po': sarà tutto a posto? Avrò dimenticato qualcosa? Riuscirà a stare zitto lui così esuberante e buontempone?

Come farà a scrivere dritto e a non invadere il banco del compagno, visto che è mancino? Lo aiuteranno in bagno? Sono domande senza senso e raziocinio, ma arrivano una a una e mi ci aggrappo perché la lacrimuccia è lì, pronta a uscire.
Poi la voce rassicurante della maestra Claudia, e il mio sollievo. Le ridono gli occhi, ha un tono pacato e allegro, penso che starà bene lui e che in pochi giorni si farà nuovi amici e ancora penso al percorso che lo aspetta, e al mio, al suo fianco, e sono felice. Esco e abbraccio il papà e ci dirigiamo al bar per un caffè. Lui, che ha retto la parte con austerità, entra e si ordina un prosecco. Alle dieci di mattina. E io, mentre gli dico "ma cosa fai?" voglio bene ancor di più a questo nostro primo giorno di scuola.

Barbara, mamma di Lilo (prima media)
E dunque ci siamo. L'atteso primo giorno di scuola è arrivato!
Quest'anno mia figlia inizia le medie e io la osservo con più tenerezza del solito.
Perché è sempre più grande e stare con lei diventa ogni giorno più stimolante: è come un bocciolo che a tratti lascia intuire quale fiore colorato e profumato sarà.
Il corpo e la testa della mia bambina stanno cambiando e so che il primo giorno l'accompagnerò in prima media e quando ne uscirà, in terza, sarà già il principio della meravigliosa donna che sarà. Con pensieri tutti suoi che spero vorrà in parte condividere con me.
Il pathos è alto, insomma.
Pensavo che sarei arrivata a questo appuntamento con una carica emotiva meno turbinante rispetto a quella del primo giorno delle elementari. Invece mi pare che la situazione sia persino un po' più accentuata.

Sarà che sono mesi che la mia bambina mi chiede: "Come sono le medie?". Oscillando tra curiosità e paura.
Però è come se fossimo pronte da mesi a questo giorno: abbiamo scelto la scuola tra tante, senza incertezze. È accogliente, piccola e molto molto seria.
Ci è sembrata, a me e al papà, quella giusta.
L'altra sera siamo andate alla presentazione dei professori e dei piani formativi. Era la riunione per i genitori, ma è venuta anche lei, per motivi logistici. Mentre i prof parlavano io pensavo alla bella avventura che l'aspetta e ogni tanto la spiavo: ho visto che si mordicchiava il labbro, come fa quando è preoccupata. Ma sorrideva anche. Ed è saltata sulla seggiola, con quel sorriso raggiante che fa lei quando è felicissima, appena la direttrice ha annunciato che la gita scolastica sarà di due giorni. Mi è parso anche che osservasse bene i prof, forse annotando mentalmente qualche tecnica di sopravvivenza. Nel mentre io segnavo sul taccuino l'elenco dei materiali da avere già dal secondo giorno. Qui si fa sul serio!
Intanto quest'anno, per non farmi cogliere in castagna e dare alla mia bambina la rassicurante idea che la mamma è sul pezzo, ho prenotato i libri appena finite le elementari e lì abbiamo già schierati tutti nella libreria. Non li ho foderati, lo confesso. Sono così tanti... Ma prometto che entro Natale saranno pronti.
Per il resto la cartella è nuova, l'astuccio pure. Li abbiamo scelti insieme appena tornate dalle vacanze, quando avevamo ancora quella felicità speciale che danno il sole sulla pelle e il mare negli occhi.
L'inizio della scuola per noi ha sempre una ritualità tutta sua. Io ci tengo che le tappe importanti abbiano una loro solennità e mi piace che questa nuova avventura inizi anche con oggetti pratici, belli e nuovi. Poi starà a lei prendersene cura e non strapazzarli troppo, quando li userà in questi tre anni.
Mentre scrivo questi pensieri è il giorno prima. Perché so che domani mattina non sarebbe possibile: saremo troppo emozionate e concentrate sui dettagli pratici... Tipo che i vestiti siano a posto e la coda di cavallo non abbia i bitorzoli delle mattine in cui si va di fretta.
E a proposito di dettagli pratici, sul frigo noto un memo. È di Lilo. C'è scritto: delega, soldi per il diario, liberatoria per le gite.
Ha già segnato le prime missioni di domani, così è sicura che quella indaffarata della mamma non si dimentichi. E alla fine sorrido leggendo "Mamma, fammi in bocca al lupo!".
Certo tesoro, in bocca al lupo a te e a tutti i bambini e... Anche alle mamme, ai papà e soprattutto agli insegnanti.
Buona scuola a tutti!
Emanuela, mamma di Maria (prima liceo)
È stato il primo tra i primi giorni di scuola in cui non siamo andate insieme, anche se pioveva a dirotto e un passaggio, diciamocela tutta, ti avrebbe anche fatto piacere. Ma no, ti sei vista prima con Giulia, Leo, Michelangelo. Giusto così. Il mio primo giorno di scuola quest’anno era al liceo, primo giorno di liceo classico (si chiama ancora quarta ginnasio), con tanto di cerimonia inaugurale, accoglienza del preside, qualche lacrima (ma molte meno, o comunque meno esibite rispetto agli altri primi giorni di scuola), meno ressa per fare il filmino (ma qualcuno che spintonava c’era sempre) e genitori e figli rigorosamente separati. I primini sfilano un po’ imbarazzati, sembrano indifferenti ma forse è tutta una posa (o forse lo sono proprio). Maria è distante, tra i suoi amici, tra lo spaesato e l’assente. Inevitabile rivedersi davanti agli occhi tutti gli altri primi giorni, ti passano una serie di fotogrammi di momenti struggenti, il primo giorno d’asilo, il primo d’elementari e il primo giorno delle medie. Si sceglievano i vestitini insieme il giorno prima, la cartella, l’emozione, la paura, il distacco, tutto per mano.
“Ora si va al liceo, ragazzi, la scuola che prepara le vostre menti, preparatevi a diventare grandi, ad andarvene da questo Paese, a non illudervi ma anche a coltivare i vostri sogni” dice il preside. Che insiste sulle novità della classe connessa e parla di diario 2.0 a noi genitori da penna stilografica.
La sindrome da empty nest (nido vuoto) è alle stelle, il timore di un futuro non proprio roseo per la vostra generazione è robusto. Eppure vedere tutti quei ragazzini insieme, i famosi sdraiati, è commovente e mette allegria. Sono buffi. A loro viene un po’ da sghignazzare. Mica ci pensano ora al futuro. Loro sì che sanno stare nel presente, non come noi adulti. A un certo punto mi assento: avremo fatto la scelta giusta? Sarei ipocrita se non ammettessi che sei stata indirizzata in questa scelta scolastica. Dici che da grande vuoi fare la psicologa, che ti piace scrivere e soprattutto dici che non ti piace la matematica, ma c’erano anche altri percorsi, tantissime proposte nuove. Chi può dire se veramente era questa la tua strada? Si apre un’altra fase della vita, un po’ nostalgica ma piena di stimoli e sfide. Mi viene in mente quella frase stampata sul cuscino della tua cameretta con una mamma cavallo e il suo puledrino (te l’aveva regalato la zia, quando ancora scrivevi dovunque I love horses):
“Un tratto di strada insieme per sentirti sicura e poi… il tuo vivere libera”.

 

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