Un braccialetto contro lo stalking

11 01 2016 di Anna Scarano
Il braccialetto elettronico verrà usato anche per combattere e prevenire la persecuzione contro le donne. Ecco come funziona

Lo vedete qui nella foto: è il braccialetto che verrà fatto indossare in via sperimentale ai responsabili di violenza contro le donne. Per ora saranno selezionate 25 coppie, quindi 25 stalker a cui verrà proposta questa forma di controllo al posto della detenzione domiciliare. Chi la accetta, riceverà il braccialetto e una specie di telefonino dotato di Gps: il primo registrerà i movimenti, il secondo, se il molestatore si avvicina alla vittima o ai luoghi che frequenta (scuola, ufficio), suonerà avvertendo la potenziale vittima (anche lei dotata di dispositivo elettronico) e le forze dell'ordine. Il braccialetto salverà le donne a rischio di femminicidio? L'ho chiesto all'avvocato Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore dell’associazione SOS Stalking che offre una consulenza diretta, sia legale che psicologica, alle vittime di stalking.

Il braccialetto è una novità? «In Italia questo dispositivo viene già usato anche per altri tipi di reato, più precisamente sono stati applicati circa 1.650 braccialetti anche se i potenziali utilizzatori potrebbero essere 11.000. Era stato previsto di usarlo per il reato di atti persecutori già dal decreto “svuota carceri” dell'anno scorso ma finora tutto era rimasto fermo per problemi di budget. Non dimentichiamo che nel 50 per cento dei casi lo stalking precede il femminicidio».

Questo titpo di misura funziona? «In Gran Bretagna dal 2008 ne sono stati applicati 18.000 e una grossa fetta di reati persecutori è stata ridotta. In Italia, per proteggere una donna sottoposta a minacce si applica l'ordinanza di divieto di avvicinamento, che però non è altrettanto efficace: con il braccialetto al suonare dell'allarme intervengono le forze dell'ordine».

Ma allora perché non si applica subito e di più? «Perché costa. La spesa non riguarda tanto l'oggetto in sè, ma l'affitto delle reti Telecom che in Italia è decisamente più caro rispetto adaltri paesi europei. Non solo. Le reti sono state attivate già dal 2001, ma mai usate fino al 2011 e nel frattempo sono stati lo stesso spesi milioni di euro».

Il braccialetto è l'unica soluzione possibile? «Naturalmente no, anche se serve come prevenzione. Le persone, uomini e donne, che adottano comportamenti persecutori sono affette da una dipendenza affettiva patologica: se vedono la “vittima”, o anche solo ne ascoltano la voce, vengono colte da pulsioni irrefrenabili. Solo un percorso di riabilitazione, come succede nel caso di altre dipendenze, può risolvere il problema alla radice. Peccato che ad oggi non sia stato ancora previsto alcun protocollo ufficiale di intesa con le Asl o i consultori di zona».

Per curare queste persone ci sono solo i consultori dei servizi sociali. La strada è ancora lunga e, comunque, l'inizio dipende dalla possibilità per una donna di denunciare la persecuzione o la violenza. Di trovare il coraggio di farlo, parlando, confidandosi, rivolgendosi a chi può esserle d'aiuto.

 

 

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