Nato figlio coppia Vendola-Testa, si chiama Tobia Antonio
Nichi Vendola con il compagno Eddy Testa in una immagine del 07 gennaio 2013. nANSA/ETTORE FERRARI

Utero in affitto: il dibattito spetta alle donne

La scrittrice Michela Murgia, dopo la notizia del nuovo nato in casa di Nichi Vendola e del partner, dice la sua: «Non credo che le coppie composte da soli uomini dovrebbero avere voce in capitolo».

È successo tutto nel giro di due giorni. Prima il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili è stato approvato senza la stepchild adoption (l’adozione del figlio naturale del partner), poi Nichi Vendola e il suo compagno sono diventati padri di un bambino generato col ricorso alla “gravidanza per altri”, ovvero all’utero in affitto. Che cosa cambia questa sequenza di eventi? Molto.

La legge Cirinnà farà danni: la mancata parificazione al matrimonio e lo stralcio della cosiddetta adozione del figliastro non diminuiranno il ricorso alla gravidanza per altri, anzi lo aumenteranno. Il motivo è evidente: le coppie sterili unite da questa nuova formulazione di famiglia sono estromesse da tutte le forme di genitorialità legale alternative a quella biologica.

Fermo restando che la normativa italiana esclude l'adozione da parte dei single, le coppie che ricorrono alle unioni civili non potranno adottare figli di terzi né  il figlio naturale dell'altro partner. Affermare che “devono rassegnarsi alla sterilità biologica” è puerile: la sterilità non è più una condanna da molto tempo. Gli eterosessuali e gli omosessuali in questo non sono diversi, e se vincere gli ostacoli di natura è legittimo per gli uni non si può pensare che possa essere considerato illegittimo per gli altri.

Se l'Italia esclude ogni possibilità di adozione, l’utero in affitto resta la sola strada. Ma non per tutti e non allo stesso modo.
 Gli eterosessuali sterili mantengono la possibilità di ricorrere all'istituto del matrimonio, che consentirebbe loro di tentare la strada dell'adozione. Le coppie lesbiche possono tentare la fecondazione eterologa.

Non è così per le coppie composte da due uomini, che restano escluse dal matrimonio e dalla biologia, ma certamente non dal desiderio di genitorialità. La gravidanza per altri resta per loro la sola strada per esprimerlo, e dato che in alcuni paesi quella strada è legale, è del tutto logico aspettarsi che più coppie di uomini la percorreranno.

Ma nella discussione sull’utero in affitto, e so di dire una cosa impopolare, le coppie composte da soli uomini non dovrebbero avere voce in capitolo (non più di quanto dovrebbero averne parlando di aborto). Perché, fatta salva la loro legittima vocazione genitoriale, sono prive della esperienza psicofisica indispensabile a considerare in tutta la sua portata le conseguenze di una scelta come la gestazione per altri. Sono convinta che solo le donne possano dibattere su questo tema e arrivare a conclusioni legittime per tutti.

Ma, poiché tra le coppie omosessuali italiane che fanno ricorso alla gravidanza per altri ci sono quasi esclusivamente coppie di uomini, significa che ci sono già troppi attori impropri che stanno forzando nei fatti una scelta che è ancora oggetto di dibattito da parte delle donne.

Questo disagio credo sia la principale ragione delle corse in avanti nella scomposta richiesta di divieto assoluto della gravidanza per altri: molte donne percepiscono tali azioni come atti di arroganza e avvertono una minaccia di “esproprio”, che genera fortissime chiusure anche in chi non ha alcuna resistenza all'idea che coppie gay possano aver figli.

La titolarità femminile di questo dibattito andrebbe rispettata, se non vogliamo che l’utero in affitto sia l'ennesima proiezione simbolica collettiva che si gioca sul corpo delle donne.

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