Covid-19 vaccinazioni ragazza

Per quanto ci proteggeranno i vaccini?

I vaccini ci proteggeranno per sei mesi? Nove? Un anno? E, soprattutto, che cosa succederà dopo? Mentre la Gran Bretagna si organizza per distribuire una terza dose ai suoi cittadini, facciamo chiarezza con gli esperti su quello che ci aspetta in Italia

Immunità di gregge. È un’espressione che ci ha accompagnato per mesi. E per mesi è sembrata poco più che un miraggio. Ma ora viaggiamo a grandi passi verso l’obiettivo dell’80% di immunizzati entro l’autunno, le città riaprono e a metà giugno arriverà un pass che ci permetterà di spostarci in Europa senza quarantena. A questo punto la domanda che molti di noi cominciano a farsi è: quanto durerà questa protezione vaccinale? E come ci stiamo attrezzando per tenere il Covid sotto controllo ne mesi e negli anni a venire?

Ormai sembra chiaro che né i vaccini né la malattia sono in grado di darci un’immunità permanente e qualcuno parla di iniziare le terze dosi già dopo l’estate. In alcuni Paesi è partita la corsa per accaparrarsi nuove scorte, con l’Ue che ha avviato un negoziato per 1,8 miliardi di fiale. «La verità è che non abbiamo dati certi sulla durata della protezione di questi vaccini» esordisce Guido Rasi, immunologo. Rasi è stato direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) e ora è consigliere del Commissario all’emergenza del governo Draghi, il generale Paolo Figliuolo. «Oggi stiamo monitorando i volontari delle sperimentazioni che hanno ricevuto i sieri meno di un anno fa» ci spiega il professor Rasi. «E questi dati ci dicono che i vaccini funzionano per un semestre, se dureranno di più lo scopriremo nel tempo».

Cosa dobbiamo aspettarci, allora? Cosa succederà a partire dall’estate? Abbiamo girato le domande che ci stiamo facendo tutti agli esperti che lavorano proprio adesso su questi temi. Ecco le loro risposte.

Per i primi vaccinati in estate “scadranno” i 6 mesi di immunizzazione

Pensiamo ai sanitari e a tanti over 80: chi è stato vaccinato a gennaio e febbraio quest’estate vedrà “scadere” i 6 mesi di immunizzazione. Sarà ancora al sicuro?

La risposta è sì, non c’è da preoccuparsi. «Il limite dei 6 mesi è stato deciso perché le certezze arrivano fino a quel punto, ma non significa che allo scadere del periodo l’immunità crolli» chiarisce il professor Rasi. «La situazione è in evoluzione e alcuni produttori, come Pfizer e Moderna, hanno dichiarato di recente che i loro prodotti proteggono almeno per 8 mesi e tutto lascia pensare che l’efficacia duri fino a un anno. Mi sento di dire che i fragili possono stare tranquilli».

Vaccino Covid Istituto Carlo Besta Milano
Italia
Ogni spazio è prezioso. Così all’istituto neurologico Besta di Milano anche
la libreria è stata sfruttata come hub vaccinale.

Il green pass

In questi giorni intanto si discute sul green pass per spostarsi tra Regioni arancioni e rosse: c’è chi vorrebbe già allungarne la durata da 6 mesi a un anno dalla data della vaccinazione.

«I 6 mesi sono un termine imposto dalla prudenza, perché per dare indicazioni su come spostarsi bisogna basarsi su dati sicuri. Ma è una situazione in evoluzione» dice ancora l’immunologo. «Anche il pass europeo che sarà introdotto a giugno potrebbe prevedere il limite dei 6 mesi, ma prima di allora c’è ancora un po’ di tempo per mettere insieme altre informazioni ed eventualmente allungare il periodo di validità. In caso contrario, chi avrà superato questa soglia potrà spostarsi dopo aver fatto un tampone».

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Cosa succede quando il vaccino perde efficacia

Cosa rischiamo se una persona si infetta quando il vaccino ha perso di efficacia?

La buona notizia è che a quel punto nella maggior parte dei casi non siamo “nudi” di fronte al virus. «Possiamo essere ottimisti» rassicura Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino. «Anche se quasi certamente né il vaccino né la malattia danno un’immunità permanente, possiamo ritenere che la protezione dalle forme peggiori di Covid duri più a lungo, esattamente come avviene con altri vaccini, come quelli contro l’antipneumococco e l’antimeningococco. Pur non impedendo ai microorganismi di colonizzarci, ci lasciano un minimo di memoria immunologica che dà ottime probabilità di non ammalarsi in modo grave».

Cosa fare quando scadono i 6 mesi

Nel frattempo le persone fragili o le più esposte hanno un modo per capire se sono ancora protette, una volta scaduti i 6 mesi?

Il consiglio, in questi casi, può essere quello di fare un sierologico quantitativo in laboratorio. Anche l’Ordine dei medici di Roma ha annunciato che farà eseguire questo esame ai suoi professionisti a luglio, quando i 6 mesi dalla seconda dose saranno trascorsi. Con il test si ricerca la presenza degli anticorpi Igg presenti nel sangue, e la persona viene considerata “protetta” se questo valore supera le 50 unità per millilitro.


Chi è vaccinato ha scarsissime probabilità di infettarsi, anche se esposto al virus. «Tra i nostri sanitari il tasso va dall’1,5 al 2%» spiega il virologo ospedaliero giovanni di perri. «Non sono sintomatici, hanno cariche virali basse e si negativizzano in fretta».


La (eventuale) terza dose

Si parla di terza dose. Un nuovo giro di vaccinazioni potrebbe partire già in autunno?

In Gran Bretagna il ministro per la Campagna vaccinale ha dichiarato che da settembre l’isola inizierà a offrire un terzo richiamo di vaccini aggiornati, cioè tarati contro le nuove varianti. Da noi secondo gli esperti è un’ipotesi molto remota. «Osservando i dati di oggi è davvero impensabile pensare a una campagna di richiami prima di avere distribuito il vaccino al maggior numero di persone possibile» decreta Guido Rasi. Rallentare la circolazione del virus è infatti la priorità anche per metterci al sicuro da varianti. «L’obiettivo è prepararsi semmai a richiami annuali, secondo lo schema del vaccino antinfluenzale. Ma attenzione, non è ancora scritto da nessuna parte che sarà così». Non è neppure detto che tutti debbano essere rivaccinati. Succederà solo se si svilupperà una variante resistente ai sieri o se verrà evidenziato che l’effetto del vaccino svanisce del tutto.

Quali effetti potremmo avere se e quando ci vaccineremo con la terza dose?

«Paragonabili a quelli della seconda» risponde il virologo Giovanni Di Perri. «Un po’ di febbre, stanchezza, gonfiore. È il segnale che l’organismo riconosce l’antigene e sviluppa la risposta immunitaria: l’intensità dei sintomi dipende dalla nostra reazione non dal numero di dosi».

Covid-19 vaccinazioni Lichfield Cathedral
Gran Bretagna
Si è vaccinato ovunque, anche nella cattedrale di Lichfield (nella foto): ora
il governo prevede una terza dose da settembre.

Se la seconda dose si sovrappone alle vacanze

Milioni di italiani dopo la prima dose hanno la seconda programmata in estate. C’è chi chiede di posticiparla perché non si sovrapponga alle vacanze. Si corrono rischi?

«Il Comitato tecnico scientifico ha stabilito che è possibile ritardare la seconda dose fino a 42 giorni sia per Pfizer sia per Moderna, Ma questa indicazione ha senso perché viene inserita all’interno della strategia vaccinale del governo» risponde Massimo Andreoni, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali. Il problema, fa capire l’esperto, è che non abbiamo ancora dati certi sul fatto che la protezione resti immutata ritardando la seconda dose. In pratica se allunghiamo la data del richiamo ma, nel contempo, il numero di persone vaccinate si allarga, i due rischi si compensano. «Invece chi decide di testa propria di rimandare per motivi personali alza inutilmente il suo rischio di ammalarsi».

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Mascherina: sì o no per chi è già immunizzato?

Tra vaccinati via le mascherine e nessuna necessità di distanziamento. E si può fare a meno delle protezioni anche se a incontrarsi sono persone completamente vaccinate e qualcuno che non lo è, a patto che non si tratti di un anziano o di un soggetto a rischio. A suggerirlo è il Centro controllo malattie europeo (Ecdc) e le indicazioni sembrano un primo passo concreto verso quella normalità che stiamo aspettando ormai da più di un anno. L’immunologo Guido Rasi però invita alla prudenza. «Anche se molto bassa, esiste la probabilità che una persona vaccinata possa reinfettarsi. Di buono c’è che un immunizzato, una volta infettato, emette molto meno virus degli altri. All’aperto o in uno spazio grande e areato, mantenendo un po’ di distanza, sicuramente si può interagire con più rilassatezza. Ma se si è in una piccola stanza al chiuso, e magari ci sono 4 o 5 persone, di cui solo alcuni vaccinati, chi non lo è dovrebbe tenere la mascherina».

Da giugno potrebbe toccare anche ai ragazzi

È notizia di qualche giorno fa: Pfizer ha chiesto all’Ema, l’Agenzia del farmaco europea, l’approvazione per poter somministrare il suo vaccino anche ai ragazzi tra i 12 e i 15 anni. La multinazionale del farmaco ha già incassato l’ok delle autorità canadesi e attende a giorni il responso dell’Fda statunitense. Attualmente il siero è autorizzato per l’uso nelle persone sopra i 16 anni. La valutazione dell’Ema è attesa per giugno, a quel punto la campagna vaccinale in Europa, Italia compresa, potrebbe essere estesa anche agli adolescenti. E non userà solo il vaccino di Pfizer. Anche l’azienda Moderna, produttrice dell’altro siero a Rna, sta svolgendo una sperimentazione sui giovani tra i 12 e i 17 anni.

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