C’è chi sceglie di aiutare gli altri con gesti eccezionali e chi trasforma la solidarietà in qualcosa che appartiene alla vita di ogni giorno. Bartolo Mercuri appartiene alla seconda categoria. Piccolo commerciante di mobili della Piana di Gioia Tauro, in Calabria, da oltre vent’anni dedica una parte importante delle sue giornate alle persone più fragili del territorio. Soprattutto ai migranti e ai braccianti che arrivano nella zona di Rosarno.
La sua storia torna in tv domenica 16 agosto 2026 alle 21.20 su Rai 3, nella puntata Ti vengo a cercare: Capitolo 2 di Che ci faccio qui. Al suo fianco c’è il giornalista Domenico Iannacone, che con Mercuri entra nei luoghi dove povertà, sfruttamento e disagio abitativo diventano esperienze quotidiane. Un viaggio duro, ma anche una storia di solidarietà concreta.
Chi è Bartolo Mercuri, il “Papà Africa” di Rosarno
Bartolo Mercuri è un commerciante di mobili della Piana di Gioia Tauro. Vive in una terra dove negli anni il lavoro agricolo stagionale ha richiamato molti lavoratori migranti. Proprio l’incontro con queste persone ha segnato profondamente il suo percorso.
Mercuri ha scelto di non limitarsi a osservare ciò che accadeva intorno a lui. Nel 2000 ha fondato a Maropati, in provincia di Reggio Calabria, l’associazione Il Cenacolo, della quale è presidente. Attraverso l’associazione porta avanti un’attività di sostegno rivolta alle persone che vivono situazioni di forte difficoltà.
Il suo impegno non riguarda soltanto i migranti. Nel corso degli anni l’aiuto ha raggiunto anche famiglie italiane in condizioni di povertà. Ma è soprattutto il rapporto con i braccianti della Piana a essere diventato il tratto più conosciuto della sua attività.
Cibo, vestiti, coperte e medicinali sono alcuni degli aiuti che Mercuri porta alle persone che incontra. Sono interventi molto concreti, legati alle necessità immediate di chi vive in condizioni precarie. Un impegno che, secondo L’Osservatore Romano, va avanti da molti anni.
È in questo mondo che Bartolo Mercuri ha ricevuto il soprannome con cui oggi molti lo conoscono: “Papà Africa”.
Il Cenacolo e l’impegno di Bartolo Mercuri per i migranti
Per capire la storia di Bartolo Mercuri bisogna guardare anche ai luoghi nei quali si muove. La Piana di Gioia Tauro è uno dei territori calabresi dove ogni anno arrivano lavoratori stranieri impiegati soprattutto nell’Agricoltura.
Un settore particolarmente duro, logorante, che va ripensato anche alla luce dei cambiamenti climatici che causano scarsità d’acqua se non estrema siccità.
Il racconto proposto da Che ci faccio qui entra proprio in questa realtà. Domenico Iannacone e Mercuri incontrano persone alle prese con condizioni abitative estremamente precarie. Dietro il lavoro nei campi esistono infatti vite che spesso restano fuori dallo sguardo di chi acquista i prodotti arrivati da quelle campagne.
L’attività del Cenacolo cerca di rispondere almeno ad alcuni dei bisogni più urgenti. Mercuri raggiunge chi ha bisogno e porta ciò che riesce a raccogliere e distribuire. Il suo è quindi un volontariato costruito soprattutto sulla presenza.
Il rapporto con le persone che aiuta si è consolidato negli anni. Non si tratta di un’esperienza nata per la televisione. Quando le telecamere di Che ci faccio qui sono arrivate nella Piana, quella storia esisteva già da molto tempo.
Perché Bartolo Mercuri viene chiamato “Papà Africa”
“Papà Africa” è il nome con cui Bartolo Mercuri è conosciuto tra molti dei migranti che ha incontrato nel corso degli anni. Un soprannome che racconta, meglio di una definizione formale, il rapporto costruito con loro.
Dietro quel nome ci sono anni trascorsi a raggiungere persone che vivono ai margini. Il soprannome è diventato anche il modo con cui il pubblico televisivo ha imparato a riconoscerlo. La sua storia era già stata raccontata da Iannacone nel 2020. Allora Che ci faccio qui aveva mostrato il suo impegno accanto ai migranti e alle famiglie italiane in difficoltà.
Nel 2024 il giornalista è tornato nella Piana per incontrarlo nuovamente. Ti vengo a cercare permette così di vedere cosa è successo nel frattempo e, soprattutto, cosa non è cambiato.
Bartolo Mercuri e Domenico Iannacone a “Che ci faccio qui”
La puntata Ti vengo a cercare: Capitolo 2 appartiene alla stagione 2024 di Che ci faccio qui. Va in onda domenica 16 agosto 2026 alle 21.20 su Rai 3 ed è disponibile anche su RaiPlay. Non è altro che un viaggio di Domenico Iannacone in Calabria insieme a Bartolo Mercuri, attraverso storie di migrazione, disagio abitativo e ingiustizia sociale.
Il viaggio diventa anche un modo per entrare nelle condizioni di vita di alcuni lavoratori migranti. Mercuri non è semplicemente il protagonista della puntata. È anche la persona che permette al racconto televisivo di avvicinarsi a una realtà con la quale ha costruito un rapporto lungo anni.

Il risultato è un ritratto che va oltre la biografia individuale. Attraverso la storia di un commerciante di mobili emergono infatti questioni molto più grandi: il lavoro nei campi, l’abitare, la povertà e le condizioni nelle quali vivono alcuni migranti che hanno anche dovuto lasciare i propri affetti nei Paesi d’origine.
Le mamme di molti uomini e donne che hanno sfidato la morte su un gommone, tra le onde, sono ad esempio donne rimaste a casa tra incertezza e angoscia, spesso dimenticate cui invece è giusto dar voce.
Non sono solo le mamme le uniche donne vittime dell’immigrazione. Ci sono anche, in molte parti d’Italia, braccianti e lavoratrici sfruttate, minacciate e a volte abusate. Vittime di uno sfruttamento che coinvolge trafficanti stranieri e imprenditori criminali.
La storia di Alì e il viaggio tra gli “invisibili“
Tra le persone incontrate durante il viaggio c’è Alì, un bracciante di origine senegalese. Vive in un deposito abbandonato, in condizioni estremamente precarie e senza servizi essenziali come luce e acqua.
La sua vicenda porta il racconto fuori dalle definizioni astratte. Dietro parole come “migranti” e “braccianti” ci sono infatti persone, lavori, stanze in cui tornare la sera e progetti per il futuro.
È qui che la presenza di Mercuri assume il suo significato più concreto. Non può risolvere da solo problemi così profondi. Può però entrare in quei luoghi, incontrare chi ci vive e offrire un aiuto immediato.