C’è un momento, quando Massimo Ranieri canta, in cui sembra dimenticare tutto quello che gli sta intorno. La musica, le luci, persino il pubblico. Resta la storia che sta raccontando. È uno dei motivi per cui il rapporto tra l’artista e le spettatrici resiste da decenni. Sogno e son desto, in onda sabato 15 agosto alle 21.30 su Rai 1, offre l’occasione per ritrovare proprio quella dimensione.
Ma perché Ranieri continua ad affascinare il pubblico femminile? La risposta non sta soltanto nella voce e nemmeno nel ricordo del ragazzo che conquistò l’Italia. Sta forse nel modo in cui ha sempre messo in scena i sentimenti.
Massimo Ranieri, il fascino nasce sul palco
Per capire il rapporto tra Massimo Ranieri e il pubblico femminile bisogna guardarlo sul palco. Perché è lì che una canzone smette di essere soltanto una canzone.
Ranieri è un interprete prima ancora che un cantante. Corpo, voce e recitazione fanno parte dello stesso racconto. Non resta immobile davanti al microfono aspettando che sia il ritornello a fare tutto il lavoro. Si muove, accompagna le parole con i gesti e porta dentro la musica la sua esperienza di attore.
Sogno e son desto nasce proprio da questa capacità di mescolare linguaggi diversi. Musica, teatro e varietà convivono nello stesso spettacolo. È una formula particolarmente adatta a un artista che non ha mai separato davvero il cantante dall’attore.
E qui si trova probabilmente una prima risposta alla domanda del titolo. Ranieri non canta semplicemente alle donne: mette in scena davanti a loro una storia emotiva.
C’è una differenza. Una bella voce può emozionare, ma un interprete deve convincerti che quelle parole gli stiano accadendo proprio in quel momento. Ranieri costruisce da decenni le sue esibizioni su questa immedesimazione.
È un tipo di seduzione molto teatrale, che non dipende necessariamente dall’età. Anzi, con il passare degli anni cambia natura. Al fascino fisico degli esordi si aggiungono esperienza, controllo della scena e quella familiarità che nasce quando una voce accompagna diverse stagioni della vita.
Per una parte del pubblico femminile c’è certamente anche la memoria. Una canzone può riportare a un’estate, a un amore, a una persona che non vediamo più. Ma ridurre tutto alla nostalgia sarebbe ingeneroso.
Il punto è che Ranieri continua a comportarsi sul palco come se una canzone conosciutissima meritasse ancora di essere raccontata da capo.
Le canzoni degli uomini innamorati
Poi ci sono naturalmente le canzoni: Rose rosse, Se bruciasse la città, Erba di casa mia, Perdere l’amore. Titoli entrati nell’immaginario sentimentale italiano e legati indissolubilmente alla voce di Massimo Ranieri.
C’è però un dettaglio interessante. L’uomo raccontato da molte di queste canzoni non è quasi mai emotivamente invulnerabile. Ama, desidera, aspetta. Qualche volta perde. E quando perde, soffre.
È un elemento importante per capire il fascino esercitato dal repertorio di Ranieri. Il protagonista non domina necessariamente la relazione sentimentale. Al contrario, spesso dipende dall’altra persona e dalla possibilità di essere ricambiato.
Anche Perdere l’amore, forse uno dei brani più identificabili con Ranieri, mette al centro proprio una perdita. L’amore non viene raccontato nel momento della conquista, ma quando qualcosa si è spezzato.
È una prospettiva molto diversa da quella del seduttore sicuro di sé. L’uomo delle sue canzoni può essere appassionato, orgoglioso, perfino teatrale. Ma resta esposto al sentimento.
Ed è forse qui che il repertorio incontra una sensibilità che attraversa le generazioni. Perché cambia il modo di vivere le relazioni, cambiano le parole con cui le raccontiamo. Il desiderio di essere amati e la paura di perdere qualcuno, invece, hanno una sorprendente capacità di resistere al tempo.
Ranieri ha costruito buona parte del proprio immaginario proprio lì, in quello spazio vulnerabile.
Un uomo che mostra la fragilità
Oggi siamo abituati a parlare di uomini e vulnerabilità. Eppure l’idea che un uomo possa mostrare le proprie emozioni senza diventare per questo meno forte è molto meno scontata di quanto sembri: ancora oggi il pianto maschile deve fare i conti con stereotipi che associano la forza alla capacità di non cedere.
Sul palcoscenico della canzone sentimentale accadeva qualcosa di diverso. Un uomo poteva disperarsi per amore. Poteva implorare, ricordare, desiderare. Poteva persino apparire fragile senza perdere necessariamente il proprio fascino.
Massimo Ranieri ha abitato questo territorio per decenni. Non significa naturalmente sovrapporre le emozioni raccontate nelle canzoni alla sua vita privata. L’interprete e l’uomo non sono la stessa persona.
Ma il personaggio artistico costruito attraverso quelle interpretazioni ha contribuito a proporre un’immagine maschile precisa. Un uomo può essere molto fisico e insieme sentimentale. Può avere una presenza scenica forte e, pochi minuti dopo, raccontare una sconfitta amorosa.
Questa contraddizione funziona ancora oggi. E forse funziona ancora di più in un momento in cui sta cambiando anche il nostro modo di raccontare l’identità maschile, liberandola lentamente dall’obbligo di essere sempre forte, sicura e impermeabile alle emozioni. Il ragazzo che faceva innamorare le spettatrici non poteva restare ragazzo per sempre. L’interprete capace di raccontare emozioni, invece, poteva crescere insieme a loro.
E così è accaduto qualcosa di curioso. Una parte delle spettatrici che lo seguiva da giovane è invecchiata con lui. Altre lo hanno scoperto successivamente, attraverso televisione, teatro o canzoni diventate patrimonio popolare. Il corteggiamento si è trasformato. Ma non è finito.
Da sex symbol a seduttore senza età
Il fascino cambia. È probabilmente questo il passaggio più interessante nella lunga storia tra Massimo Ranieri e il suo pubblico. E cambia anche ciò che chiediamo agli uomini: il vecchio modello maschile tutto sicurezza e nessuna fragilità mostra ormai le sue crepe, mentre trovano spazio modi diversi di raccontare forza ed emozioni.
All’inizio c’erano anche la giovinezza e un’immagine immediatamente riconoscibile. Ma nessun artista può affidarsi per cinquant’anni al proprio aspetto.
Ranieri ha avuto dalla sua una caratteristica diversa: la fisicità. Il modo di muoversi, occupare il palcoscenico e usare il corpo appartiene alla sua identità artistica quanto la voce. Con gli anni questa energia non è scomparsa. Si è trasformata.
Oggi il fascino passa anche dall’eleganza e dalla padronanza della scena. Soprattutto, passa da quella sicurezza particolare di chi sa che non deve più dimostrare di essere il ragazzo che era.
Ed è un meccanismo interessante anche rispetto allo sguardo femminile sull’età. Nel mondo dello spettacolo siamo stati abituati a considerare il fascino maschile più resistente al tempo. Quello femminile, invece, è stato spesso sottoposto a regole molto più severe.
Il caso di Ranieri permette però di osservare un altro aspetto. Invecchiare può aggiungere qualcosa alla seduzione, quando l’immagine non cerca disperatamente di cancellare il tempo.
La voce porta con sé le canzoni cantate prima. Un gesto sul palco richiama quello di molti anni fa. L’uomo di oggi e il ragazzo di ieri convivono per qualche minuto nello stesso interprete. Per chi lo segue da decenni, forse, è anche questo a rendere speciale l’incontro.
Massimo Ranieri e le donne
Poi c’è la vita fuori dal palcoscenico. Ed è proprio qui che bisogna evitare una tentazione facile: cercare nell’elenco degli amori di Massimo Ranieri la spiegazione del suo rapporto con le donne. Non funzionerebbe.
La vita sentimentale di un artista non dimostra ciò che accade tra lui e il pubblico. E il personaggio che interpreta l’amore sul palco non coincide automaticamente con l’uomo delle relazioni private.
Quello che possiamo osservare è, invece, un rapporto costruito artisticamente nel corso del tempo. Le donne delle canzoni di Ranieri non sono semplicemente figure da conquistare. Sono spesso il centro emotivo della storia.
È la loro presenza, o soprattutto la loro assenza, a mettere in movimento il protagonista.
Questo sposta anche la prospettiva. L’uomo che canta può occupare il centro del palco, ma emotivamente non è sempre il personaggio più forte della storia. Spesso è proprio lui ad aspettare una risposta. Ed eccoci forse alla domanda da cui siamo partiti.
Perché il pubblico femminile adora Massimo Ranieri? Non esiste naturalmente una risposta valida per tutte le donne. Sarebbe una semplificazione.
Ma c’è una combinazione che attraversa la sua carriera: presenza scenica e vulnerabilità, energia e romanticismo, distanza della star e vicinanza dell’interprete.
Quando Ranieri canta, la platea sa benissimo che quella canzone è destinata a centinaia o migliaia di persone. Il gioco del grande interprete consiste nel far dimenticare, per pochi minuti, proprio questo dettaglio.
E allora Sogno e son desto può essere visto anche così. Non soltanto come una serata televisiva costruita intorno a un grande repertorio. Ma come l’ennesimo capitolo di un corteggiamento iniziato molti anni fa.
Le spettatrici sono cambiate. Massimo Ranieri è cambiato con loro. La capacità di far sembrare una canzone d’amore una faccenda personale, invece, è rimasta.