Gerri prepara cibo sano, detta le regole e si occupa dei nipoti con la precisione di chi conosce perfettamente la routine di casa. Poi arriva Tom. È espansivo, rumoroso e decisamente più disposto a concedere qualche strappo alla regola. In La guerra dei nonni, commedia del 2023 in onda giovedì 13 agosto in prima serata su Canale 5, Vincenzo Salemme e Max Tortora trasformano questa differenza in una gara.
In palio c’è il titolo di nonno preferito. Si ride, naturalmente, ma dietro la competizione c’è qualcosa che molte famiglie conoscono bene. I nonni possono rappresentare una presenza affettiva importante e un aiuto prezioso. Proprio quando sono molto presenti, però, può emergere una domanda delicata: chi decide le regole?
“La guerra dei nonni”, Salemme e Tortora si contendono i nipoti
La famiglia raccontata da La guerra dei nonni ha già trovato un proprio equilibrio quando Tom irrompe nella sua quotidianità. Gerri, interpretato da Vincenzo Salemme, vive infatti con la famiglia della figlia. Aiuta in casa e soprattutto si occupa dei tre nipoti.
Tom, interpretato da Max Tortora, è invece il nonno paterno. Ha trascorso molti anni all’estero e torna improvvisamente, deciso a recuperare il tempo perduto. Soprattutto, vuole conquistare l’affetto dei bambini.
Gerri è metodico e attento alle regole. Tom punta sulla complicità e sulle concessioni. La rivalità è servita: i due cominciano a sfidarsi per conquistare l’ambitissimo ruolo di nonno preferito.
Diretto da Gianluca Ansanelli, il film è arrivato nelle sale italiane il 30 novembre 2023. Nel cast ci sono anche Ana Caterina Morariu, Luca Angeletti, Bianca Guaccero e Herbert Ballerina.
Il motore comico sta soprattutto nella coppia Salemme-Tortora e nei due modi diversi di interpretare lo stesso ruolo. Ma dietro le gag c’è un’intuizione interessante. La famiglia contemporanea raccontata dal film non considera i nonni semplici spettatori.
Gerri è dentro la vita domestica, conosce abitudini e necessità dei bambini. Tom, appena torna, vuole conquistarsi uno spazio altrettanto importante. Ed è proprio quando due generazioni condividono così tanto che possono cominciare le discussioni.
Perché il rapporto con i nonni può essere così importante per i bambini
C’è una ragione per cui la gara tra Gerri e Tom funziona così bene sullo schermo. Per i bambini del film, entrambi contano. E il rapporto tra nonni e nipoti può avere un valore che va ben oltre il tempo trascorso insieme.
Una meta-analisi pubblicata nel 2026 sul Journal of Family Theory & Review ha esaminato 59 campioni indipendenti. Complessivamente, la ricerca ha coinvolto più di 71mila partecipanti.
Gli studiosi hanno trovato un’associazione positiva, anche se contenuta, tra la qualità della relazione con i nonni e diversi aspetti dello sviluppo dei nipoti. Il dato importante è proprio la qualità del legame. Non basta, quindi, contare quante ore nonni e nipoti trascorrono insieme.
Una relazione positiva può offrire ai bambini un’altra figura adulta con cui costruire fiducia, affetto e continuità. Il nonno non sostituisce il genitore. Può, però, diventare una presenza diversa, con un proprio modo di ascoltare e stare insieme.
C’è anche una dimensione che nessuna statistica racconta completamente. I nonni collegano i bambini alla storia della loro famiglia. Ricordi, racconti, fotografie, abitudini e piccoli rituali quotidiani costruiscono un ponte tra generazioni.

È qui che La guerra dei nonni intercetta qualcosa di riconoscibile. Gerri e Tom utilizzano strategie opposte, ma desiderano la stessa cosa: avere un posto nella vita dei nipoti. Il problema nasce quando quel posto diventa qualcosa da conquistare contro qualcun altro.
Nonni e nipoti: un legame che coinvolge tutta la famiglia
Pensare al rapporto tra nonni e nipoti come a una relazione isolata sarebbe però riduttivo. Intorno ci sono i genitori e una quotidianità fatta di orari, imprevisti e responsabilità. A volte l’aiuto diventa così importante che ci sono nonni chiamati a fare nuovamente i genitori, a tempo pieno o parziale, con tutte le conseguenze che questo cambiamento comporta.
Il nonno che accompagna un bambino a scuola, prepara il pranzo o resta con lui quando i genitori lavorano non svolge soltanto una funzione affettiva. Entra nella quotidianità familiare. Conosce orari, capricci, preferenze e piccole emergenze.
Ma la vicinanza non si misura soltanto nel numero di ore trascorse insieme. Anche creare rituali condivisi, ascoltare senza giudicare e rispettare i confini contribuisce a costruire quel rapporto speciale che può accompagnare i nipoti mentre crescono.
Questa presenza può offrire ai genitori un sostegno concreto. Ma modifica anche gli equilibri. Più un nonno partecipa alla routine, più aumentano le occasioni nelle quali deve prendere piccole decisioni.
Finché tutti condividono le stesse regole, il meccanismo può funzionare senza grandi attriti. Le cose si complicano quando le generazioni hanno idee diverse su ciò che un bambino può o non può fare.
Ed eccoci di nuovo davanti a Gerri e Tom. Il cibo sano contro il fast food è una gag molto semplice. Ma dietro quella gag c’è una situazione facilmente riconoscibile: un adulto stabilisce una regola e un altro adulto pensa che, almeno a casa sua, si possa fare un’eccezione.
È proprio quella piccola parola, «eccezione», a rendere il rapporto tra generazioni tanto tenero quanto delicato.
Quando nonni e genitori entrano in conflitto sulle regole
Un gelato prima di cena. Qualche minuto in più davanti allo schermo. L’ora di andare a letto che improvvisamente diventa negoziabile. Spesso i conflitti familiari cominciano da cose molto meno drammatiche di quelle raccontate al cinema.
Del resto, non è così raro vedere genitori severi trasformarsi in nonni molto più permissivi quando arrivano i nipoti. Una metamorfosi che può far sorridere i figli ormai adulti, almeno finché le concessioni dei nonni non cominciano a contraddire apertamente le loro regole educative.
Alimentazione, dispositivi digitali e regole educative possono diventare aree di attrito. Non necessariamente perché qualcuno voglia sostituirsi ai genitori. Molto più semplicemente, generazioni diverse possono avere idee diverse su come crescere un bambino.
Anche le circostanze sono cambiate. Un nonno può avere educato i propri figli in un’epoca nella quale smartphone e social network non esistevano. I genitori di oggi devono, invece, stabilire regole anche su questioni che la generazione precedente non ha affrontato nello stesso modo.
Il punto delicato arriva quando la differenza diventa una smentita. Se mamma e papà stabiliscono una regola e il nonno la cancella sistematicamente, il problema non riguarda più soltanto quella concessione.
Il bambino riceve due messaggi diversi dagli adulti che rappresentano i suoi punti di riferimento. E una semplice divergenza può trasformarsi in un conflitto tra genitori e nonni.
Questo non significa che i nonni debbano comportarsi esattamente come mamma e papà. La loro relazione con i nipoti può avere regole, ritmi e rituali propri. È proprio questa diversità a renderla speciale.
La distinzione utile è un’altra: una cosa è concedere qualche libertà, un’altra è mettere regolarmente in discussione le decisioni educative dei genitori.
Viziare i nipoti va bene? Il confine tra complicità e ruolo educativo
«Dai nonni si può» è quasi un classico familiare. E forse parte del fascino di quel rapporto sta proprio nella possibilità di trovare uno spazio un po’ diverso da casa.
Il problema non è necessariamente il biscotto in più. Diventa più serio quando la concessione riguarda regole alle quali i genitori attribuiscono un valore educativo o di sicurezza.
Anche il modo in cui si discute conta. Se c’è un disaccordo, affrontarlo tra adulti evita di trasformare il bambino nell’arbitro della situazione. E soprattutto gli risparmia la tentazione di scegliere, di volta in volta, la regola più conveniente.
È esattamente ciò che La guerra dei nonni porta all’estremo per costruire la commedia. Gerri e Tom non vogliono semplicemente stare con i nipoti. Vogliono vincere.
Nella vita quotidiana, invece, il rapporto funziona meglio quando nessuno deve salire sul podio. I genitori conservano la responsabilità delle scelte educative. I nonni possono offrire qualcosa di diverso: tempo, memoria, ascolto e quella complicità che spesso rende unico il loro rapporto con i bambini.
Forse è questa la piccola verità nascosta dietro La guerra dei nonni. Essere il preferito conta molto meno che esserci. E per farlo non serve vincere una gara: basta trovare il proprio posto nella famiglia, senza occupare quello degli altri.