Per oltre vent’anni la morte di Emanuele Scieri è rimasta avvolta nel mistero. Quando il corpo del giovane paracadutista siciliano venne trovato ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute della caserma Gamerra di Pisa, nell’agosto del 1999, l’ipotesi iniziale fu quella del suicidio o di un incidente. La famiglia, però, non ha mai creduto a quella ricostruzione e ha continuato a chiedere che venisse fatta piena luce su quanto accaduto.
È proprio questa lunga ricerca della verità il filo conduttore della puntata di Un giorno in pretura in onda oggi, mercoledì 29 luglio, alle 21.20 su Rai 3, disponibile anche in streaming su RaiPlay.
Lo storico programma ideato da Roberta Petrelluzzi, insieme a Tommi Liberti e Antonella Nafra, dedica la serata a un caso che ha cambiato il modo di guardare al fenomeno del nonnismo nelle caserme italiane. La puntata, intitolata All’ombra della torre, è firmata dal giornalista Francesco Giulioli.
Chi era Emanuele Scieri
Emanuele Scieri aveva 26 anni ed era originario di Siracusa. Laureato in Giurisprudenza, nell’estate del 1999 era stato assegnato alla caserma Gamerra di Pisa per svolgere il servizio militare nella Brigata Folgore.

Arrivò in caserma il 13 agosto 1999. Quella sarebbe stata la sua prima notte all’interno della struttura militare.
Pochi giorni dopo, il 16 agosto, il suo corpo venne trovato ai piedi della torre utilizzata per stendere e asciugare i paracadute. Il cadavere era rimasto lì per circa tre giorni senza che nessuno ne denunciasse ufficialmente la scomparsa o si accorgesse della sua presenza.
Fin dall’inizio quella vicenda presentava numerosi lati oscuri. Come aveva fatto un giovane appena arrivato in caserma a raggiungere da solo una struttura alta oltre dieci metri? Perché nessuno si era accorto della sua assenza? E soprattutto, perché il corpo era rimasto così a lungo nel luogo della caduta?
Nonostante questi interrogativi, la morte venne inizialmente interpretata come un gesto volontario o un incidente. Un’ipotesi che i familiari contestarono fin da subito.
Chi ha ucciso Emanuele Scieri? Cosa hanno accertato le indagini
La risposta alla domanda che per oltre venticinque anni ha accompagnato il caso è arrivata solo dopo una lunga serie di indagini, nuovi accertamenti e processi.
La svolta è stata possibile grazie anche al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, istituita nel 2016 per fare luce sulla vicenda. L’analisi di nuovi elementi investigativi ha portato alla riapertura del caso e ha ribaltato completamente la prima ricostruzione.
Secondo quanto accertato dai giudici, Emanuele Scieri non si tolse la vita. Il giovane militare fu invece vittima di un’aggressione maturata in un contesto di nonnismo, cioè di violenze e sopraffazioni esercitate dai militari più anziani nei confronti delle nuove reclute.
La sentenza ricostruisce una sequenza di eventi precisa. Scieri venne preso di mira poco dopo il suo arrivo in caserma. Nel tentativo di sottrarsi all’aggressione salì sulla torre dei paracadute, inseguito da alcuni commilitoni. Durante quella fuga riportò lesioni alle mani e alle dita, compatibili con il tentativo di aggrapparsi alla struttura metallica mentre cercava di evitare chi lo stava inseguendo.
I giudici hanno ritenuto che Alessandro Panella, allora caporale della Folgore, lo abbia inseguito sulla torre, provocandone la caduta nel vuoto.
L’autopsia e le successive consulenze hanno escluso una morte immediata. Emanuele Scieri rimase a lungo agonizzante senza ricevere alcun soccorso.

Il corpo venne trovato il 16 agosto 1999, tre giorni dopo la notte in cui Scieri era scomparso. La Commissione rilevò inoltre gravi carenze nei controlli e nelle ricerche all’interno della caserma: durante la notte nessuno dei militari addetti alla sorveglianza dichiarò di aver notato il corpo ai piedi della struttura.
Le testimonianze e gli accertamenti descrissero un ambiente nel quale erano diffuse pratiche di sopraffazione contro le reclute.
Nel 2023 sono arrivate le prime condanne per omicidio volontario in concorso. In appello le pene sono state rideterminate in 22 anni di reclusione per Alessandro Panella e 9 anni, 9 mesi e 10 giorni per Luigi Zabara.
Nell’ottobre 2025 la Corte di Cassazione ha confermato definitivamente le condanne, respingendo i ricorsi delle difese.
Il ruolo della Commissione parlamentare e la lunga battaglia della famiglia
Se oggi è possibile ricostruire con maggiore precisione cosa accadde nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1999, il merito è anche della tenacia della famiglia di Emanuele Scieri. I genitori, insieme al fratello Francesco, non hanno mai accettato la conclusione delle prime indagini e per anni hanno continuato a chiedere che il caso venisse riaperto.
Una svolta decisiva è arrivata nel 2016, quando il Parlamento ha istituito una Commissione d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri. Nel corso dei lavori sono stati ascoltati decine di testimoni e analizzati documenti che hanno permesso di mettere in discussione la prima ricostruzione dei fatti.
La Commissione ha evidenziato gravi lacune investigative e ha descritto un contesto caratterizzato da pratiche di nonnismo e omertà all’interno della caserma Gamerra. Quelle conclusioni hanno rappresentato uno degli elementi che hanno portato la Procura a riaprire il fascicolo e ad avviare il nuovo processo conclusosi con le condanne definitive.
La puntata di Un giorno in pretura ripercorre proprio questo lungo cammino verso la verità giudiziaria, utilizzando le immagini del processo, le testimonianze e gli atti che hanno consentito ai magistrati di ricostruire la vicenda.
Dal caso Scieri a Nada Cella fino a Garlasco: cronaca nera sempre più seguita dal pubblico
A oltre venticinque anni dalla morte di Emanuele Scieri, la sua storia continua a suscitare interesse perché racconta molto più di un singolo fatto di cronaca. È una vicenda che parla di ricerca della verità, di giustizia e del coraggio di una famiglia che non ha mai smesso di chiedere risposte.
Non è un caso che Un giorno in pretura abbia dedicato recentemente spazio anche al caso Nada Cella, il delitto di via Marsala a Chiavari rimasto senza un colpevole per quasi trent’anni e tornato al centro dell’attenzione con il nuovo processo.
La trasmissione continua infatti a seguire le vicende giudiziarie più complesse del nostro Paese, raccontandole attraverso gli atti processuali e non attraverso ricostruzioni spettacolari.
L’interesse del pubblico per la cronaca giudiziaria resta molto forte. Lo dimostrano programmi come Un giorno in pretura, FarWest o Quarto Grado, che nel 2026 hanno dedicato ampio spazio ai principali casi di cronaca.
Ma anche il successo di podcast come Elisa True Crime, nel quale la creator Elisa De Marco ripercorre alcuni dei casi più controversi degli ultimi decenni, dalla scomparsa di Emanuela Orlandi all’omicidio di Yara Gambirasio.
Tra le vicende che continuano ad alimentare il dibattito anche quella dell’omicidio di Chiara Poggi. Le indagini sul delitto di Garlasco sono state riaperte dopo diciotto anni e, negli ultimi mesi, nuovi rilievi scientifici, ricerche di possibili armi del delitto, testimonianze e messaggi emersi nel corso degli approfondimenti investigativi hanno riportato l’inchiesta al centro dell’attenzione mediatica.
Quando e dove vedere Un giorno in pretura
L’appuntamento con Un giorno in pretura, come sempre, sarà disponibile anche in diretta streaming e successivamente on demand sulla piattaforma RaiPlay.
Da oltre trent’anni il programma racconta i più importanti processi italiani direttamente attraverso le immagini delle aule di tribunale, le testimonianze dei protagonisti e gli atti processuali. Una formula che ha reso la trasmissione un punto di riferimento per chi vuole comprendere l’evoluzione delle vicende giudiziarie senza ricostruzioni romanzate.
La puntata All’ombra della torre ripercorre tutte le tappe dell’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri, dalla scoperta del corpo fino alle sentenze definitive che hanno riconosciuto la responsabilità di due ex caporali della Folgore.