Pierina Paganelli, 78 anni, fu trovata senza vita nel garage del palazzo in cui abitava, in via del Ciclamino a Rimini, uccisa con 29 coltellate la sera del 3 ottobre 2023. Per quell’omicidio in un primo momento è stato arrestato e processato Louis Dassilva, 36 anni, di origine senegalese, vicino di casa della vittima.
Le accuse a suo carico si sono basate a lungo su indizi circostanziali e su una relazione extraconiugale rimasta segreta, ma il processo si è concluso con un’assoluzione piena.
L’omicidio risale a tre anni fa, ma continua a tenere banco nonostante la sentenza di assoluzione arrivata a giugno 2026. Se ne parla stasera in prima serata su Rete 4 a Quarto Grado, con un focus sugli ultimi accertamenti degli inquirenti.
La notte del delitto e le prime indagini
Il caso di Perina Paganelli ha scosso l’opinione pubblica. Se ne è dibattuto molto sulla stampa e in tv ma, come altri casi analoghi, per ora sembra destinato a rimanere senza risposta: un po’ come avvenuto con Nada Cella, un delitto rimasto senza colpevole per quasi 30 anni.
Tutto è cominciato quasi tre anni fa, la notte del 3 ottobre 2023. Il corpo di Pierina Paganelli fu ritrovato la mattina seguente dalla nuora, Manuela Bianchi, che aveva chiamato i soccorsi senza riconoscere subito la vittima.
L’orario della morte fu stabilito con precisione, le 22:13, grazie a una telecamera installata in un garage vicino: le immagini non ripresero la scena, ma catturarono le urla della donna mentre veniva colpita.
Gli investigatori concentrarono da subito l’attenzione sui condomini della palazzina: chi aveva ucciso Pierina conosceva bene quei luoghi e quegli orari, e non aveva forzato nessuna porta per entrare.
L’arresto di Louis Dassilva
Fu proprio tra i vicini di casa che spuntò il nome di Louis Dassilva. A insospettire gli inquirenti fu soprattutto il fatto che, per l’ora del delitto, non sapesse dire dove si trovasse. Le indagini portarono poi a galla un segreto rimasto tale fino a quel momento: una relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, la nuora della vittima.
Una frase pronunciata da Dassilva il giorno dopo l’omicidio, intercettata nella sala d’attesa della Questura, fu letta dagli inquirenti come un elemento a suo sfavore. Il 16 luglio 2024 Dassilva fu arrestato, e da quel momento restò in carcere per quasi due anni, nonostante diversi ricorsi respinti dai giudici.
Il movente ipotizzato dalla Procura
Su questi elementi la Procura di Rimini costruì la propria tesi. Secondo il pm Daniele Paci, Dassilva avrebbe agito per paura che Pierina scoprisse la sua relazione con la nuora e lo raccontasse al figlio, Giuliano Saponi, marito di Manuela Bianchi.
A complicare la situazione di Manuela c’era anche il fatto di essere, come la suocera, una Testimone di Geova. Nei giorni successivi all’omicidio, la donna avrebbe dovuto affrontare il giudizio degli anziani della comunità per via della relazione extraconiugale appena emersa, un elemento che secondo gli inquirenti pesava sullo stato d’animo di entrambi nei giorni precedenti al delitto.
L’accusa era di omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà del gesto e dal fatto di aver approfittato del buio e della solitudine della vittima. Per questo la pubblica accusa aveva chiesto per lui l’ergastolo.
La testimonianza di Manuela Bianchi
A pesare di più, in aula, è stato però il racconto di una sola persona: Manuela Bianchi. Ascoltata per tre giorni e indagata a sua volta per favoreggiamento, ha raccontato di aver incontrato Dassilva in garage la mattina del 4 ottobre, prima ancora di scoprire il corpo della suocera. Ha sostenuto anche che fu lui a suggerirle cosa dire agli inquirenti.

Gran parte del processo si è giocata sulla sua credibilità, anche se un confronto diretto tra i due non è mai avvenuto. Dassilva, da parte sua, non ha mai negato la relazione con Bianchi, ma ha sempre respinto ogni accusa di aver ucciso Pierina.
La sentenza di assoluzione
Alla prova dei fatti, però, quella tesi non ha retto. Il processo, iniziato a settembre 2025, si è concluso il 10 giugno 2026 con l’assoluzione di Louis Dassilva, decisa dalla Corte d’assise di Rimini dopo sedici ore di camera di consiglio.
I giudici hanno scelto la formula più ampia possibile, “per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste”: significa che, per la giustizia, non ci sono prove sufficienti a dire che sia stato lui.
Scarcerato subito dopo la lettura della sentenza, Dassilva ha riabbracciato la moglie Valeria Bartolucci, che non lo aveva mai abbandonato durante tutta l’inchiesta.
Cosa succede ora
La storia, però, non è ancora finita: la Procura di Rimini ha fatto sapere che intende fare appello contro l’assoluzione. Le motivazioni della sentenza, attese inizialmente per l’8 settembre 2026, arriveranno con quasi tre mesi di ritardo.
Nel frattempo Dassilva, tornato libero, ha rilasciato la sua prima intervista in televisione. Ha ribadito di essere innocente e ha detto che la versione di Manuela Bianchi non corrisponde alla verità.
Una vicenda in cui si è superato il limite della morbosità, ma in pochi hanno pensato a figli della nuora, vittime anche loro di una vicenda di cui non sono colpevoli. Il caso, intanto, resta ancora aperto.